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24/12/13

onda Kriolu

onda Kriolu
página ki ta divulga txeu atividades di cabo-verdianos, sobretudo na diáspora
POETA Y SCRITOR INSOLENTE
Maioria di si poesia sta publicado na lingua italiano, ê ka ta domina drêtu lingua kriolu pamódi si mai lebal Italia inda minino, ku 6 ano. Di Mindelo, si cidade natal, ê ta guarda lembranças ki ê ta usa pa cosntruie un obra poetico y literário , tanto na kriolu como na Italiano. Foi alias escrita ki forja si alma, sima é ta fla, el ê un poeta y un scritor multi-étnico ki ta difine como un cidadon do mundo, pa alen di Italia ê vive tambe na Spanha. Mas el é també un ativista ativo na comunidade cabo-verdiano na Italia, sobretudo na difeza di direitos di imigrantes na Roma. El ê autor de vários livros ki bu podi confiri na comentário.

Pa alén di colabora ku grupos culturais di Cabo-verdianos na Itália, Jorge Canifa ta colabora tambe ku Biblioteca di Roma na si esforço di divulga literatura cabo-verdiano.
É autor di “Racconti in Altalena”, “ Bacio della Sfinge” , “Claridade: la co
scienza illuminata di Capo Verde” y ““Kronos ‘90: Poesie in bianco, nero e grigio” , un coletania di poemas scritos na anos 90 ki bu podi recomenda na Amazon ( http://www.amazon.it/KRONOS.../dp/B008WD1X9O/ref=sr_1_1...

www.amazon.it
Jorge Canifa ta konta un bocadinho di si vida http://www.youtube.com/watch?v=qQlvR8YxQsw

09/12/13

Prigione

Ndjock Ngana è nato in Camerun nel 1952. Vive a Roma, dove lavora come operatore interculturale e dove è presidente dell’Associazione KEL’LAM Onlus. E' autore della raccolta di poesie Nhindo nero, Edizioni Anterem, 1994.
La parola "prigione" - mok in basaa - non esisteva in Camerun prima dell'arrivo degli occidentali. E' stata creata dalla radice oko, che significa "maledizione".
 
PRIGIONE
 
Vivere una sola vita
in una sola città
in un solo Paese
in un solo universo
vivere in un solo mondo
è prigione.

Amare un solo amico,
un solo padre,
una sola madre,
una sola famiglia
amare una sola persona
è prigione.

Conoscere una sola lingua,
un solo lavoro,
un solo costume,
una sola civiltà
conoscere una sola logica
è prigione.

Avere un solo corpo,
un solo pensiero,
una sola conoscenza,
una sola essenza
avere un solo essere
è prigione.

27/11/13

Che lo SCUP sia con noi! Con il popolo!!!

Roma 26/11/2013
Roma Capitale
Municipio VII
Comunicato stampa
 
FANTINO VII MUNICIPIO:  Marino sospenda sgombero SCUP e apra tavolo con la proprietà.
Il Consiglio del Municipio Roma VII approva oggi una mozione che impegna me e la mia Giunta ad attivarci affinché il Sindaco di Roma apra con urgenza un tavolo di trattativa con la proprietà dell’immobile di Via Nola 5, ex motorizzazione civile, oggi occupato e riqualificato dal progetto SCUP (Sport e Cultura Popolare).
La mozione approvata oggi è un atto importante che pone l’attenzione del  nostro Municipio su una probabile azione di speculazione edilizia, dai contorni per niente chiari, che aggirando la nostra possibilità di vigilare nel  territorio svende patrimonio pubblico.
I cittadini auto organizzati hanno agito facendosi carico di una situazione promiscua, che non li includeva, dando vita al Progetto SCUP, una iniziativa di qualità, includente, che compensa l’assenza di servizi culturali e sportivi in un quadrante strategico e importante del nostro territorio.
I nostri cittadini, occupanti di SCUP, ci propongono uno dei modelli possibili di sviluppo locale e impiego di professionalità del mondo del sociale, dello sport, della cultura. Il Municipio chiede così al Sindaco di aprire il confronto su questa importante esperienza, cercando insieme la soluzione ideale per il futuro del nostro territorio e dei suoi giovani.

25/11/13

Il Corpo del sé


Maria Laura Satta
Silvana Mariniello 
Gelateria Splah, 25 novembre 2013, giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Un gruppo di donne si incontra, non casualmente e progetta di ridisegnarsi, ridipingersi in vesti artistiche attraverso una visione artistica che hanno denominato Il corpo del se’ che poi vuole essere, evolvere nella loro idea, come un percorso di sensibilizzazione contro il femminicidio articolato in una serie d’incontri che partiranno da questo punto, dalla gelateria Splash di via Eurialo, oggi 25 novembre, ore 18.00... un percorso fatto da varie tappe con punto conclusivi l'8 marzo a casa di donna Lucha... data simbolica, nome simbolico di lotta contro la violenza ma anche di richiesta di attenzione e di sostegno verso tutte le donne che vivono condizioni difficili... ecco perché donna Lucha ha anche un cognome Lucha y Siesta (Casa delle Donne in via Lucio Sestio)... Eccolo dunque il corpo del sé che nasce con l’intento di raccogliere l’esperienza di donne che hanno subito atti di violenza e sono riuscite ad uscirne, per sensibilizzare l’attenzione di chi non ne è mai stata vittima e considera un’esagerazione parlare di femminicidio sminuendo i gesti portatori di violenza e di quegli uomini che non comprendono cosa sia il rispetto verso coloro che hanno accanto. 
Serena Arco
Anna Maria Giannini e Serena Arco
Più del 35% delle donne che subisce violenza entro le mura domestiche non denuncia la violenza. Il 20 % aveva denunciato ma le loro denunce erano rimaste inascoltate... bisogna riflettere e partire dalla nostra base culturale per iniziare a dare il giusto spazio alla donna... fino a 30 anni fa era lecito picchiare una donna... assurdo, no? La donna è arte e non violenza... Il corpo del sé vuole esprimere questo lato della donna: quello artistico, appunto!
Il progetto nasce dalla sinergia di cinque donne, cinque diverse storie di vita con un obiettivo in comune. Maria Laura Satta, cantante e ideatrice, Carmen Gravagna, pittrice, Serena Arco, danzatrice, Annamaria Giannini, attrice e poetessa, Simonetta Cervelli, trait d’union del gruppo e coordinatrice del progetto, daranno corpo e anima al Corpo del Sé e alle diverse testimonianze delle ospiti.
mostra di Carmen Gravagna
Questo vogliono trasmettere le donne riunite oggi presso la gelateria Flash tra brani musicali, esibizioni di danza, letture di brani e poesie ed esposizioni di opere visive!

Incontro molto interessante a cui ha assistito un bel numero di donne e uomini...



Sicuramente non sono da perdere gli altri incontri... se volete maggiori informazioni e le date dei prossimi incontri potete contattare:
Ufficio stampa Chiara Tripaldi_ chiara.tripaldi12@gmail.com
Per maggiori informazioni | Simonetta Cervelli_3401605491_www.gelateriasplash.it

22/11/13

MIGRANTI dentro la LINGUA DI DANTE


MIGRANTI dentro la LINGUA DI DANTE 
da italianipiu.it

Intervista ad Alice Dente (Servizio Intercultura delle Biblioteche del Comune di Roma):
Viaggiando alla ricerca di strutture dove si insegnasse italiano, nella capitale, mi sono imbattuto in un universo spesso del tutto sconosciuto: quello dei corsi di lingua italiana per stranieri, formato da scuole, biblioteche, volontari, associazioni, luoghi di culto etc. etc... mi è venuta la curiosità di fare qualche domanda ad uno dei servizi che da anni portano l'italiano nelle biblioteche romane permettendo a molti stranieri di imparare la lingua di Dante gratuitamente: Roma Multietnica (http://www.romamultietnica.it/news/corsi_di_lingua_italiana_per_stranieri.html)... A tale proposito ho fatto due chiacchiere con la sinologa Alice Dente, docente di italiano L2 per le Biblioteche di Roma e coautrice del manuale "Io sono Wang Lin. La lingua italiana per cinesi" (Loescher, 2012).
1). Quest'anno come non mai abbiamo avuto, almeno nella capitale, un boom di iscrizioni a corsi di lingua italiana da parte di cittadini stranieri...
Sì, i corsi di italiano gratuiti per stranieri che si svolgono nelle diverse biblioteche comunali sparse sul territorio romano sono molto frequentati e anche quest'anno abbiamo visto aumentare considerevolmente il numero degli iscritti. Lo stesso vale per le altre realtà romane impegnate nell'insegnamento gratuito dell'italiano per stranieri, come ad esempio la Rete Scuole Migranti, che ha messo in collegamento alcune tra le più importanti scuole di italiano, operanti all’interno delle Associazioni di volontariato e del privato sociale di Roma, accogliendo nelle proprie strutture migliaia di immigrati che hanno deciso di apprendere la lingua italiana. 
2). Secondo te, secondo la tua esperienza, quale è stata la percentuale di crescita di iscrizioni quest'anno?
A partire dal 2012 (anno dell'attuazione dell'Accordo di Integrazione per la regolarizzazione del soggiorno in Italia che richiede un attestato di conoscenza della lingua italiana agli immigrati che fanno ingresso per la prima volta nel territorio nazionale o ai richiedenti la Carta di soggiorno), la richiesta di corsi di italiano gratuiti è aumentata considerevolmente, confermando il trend positivo degli ultimi anni. Basta osservare infatti i dati sulla frequenza dei corsi presso le Biblioteche di Roma per notare come il bisogno formativo degli stranieri sia notevolmente cresciuto: nel 2008 (anno di partenza del Progetto "L'italiano in biblioteca") gli iscritti ai corsi di italiano erano 65, mentre nel 2012 hanno raggiunto il numero di 350.
 3). Come lo spiega questo fenomeno? A cosa serve imparare l'italiano?
Sono tanti i motivi che spingono un migrante a studiare la lingua italiana. Credo che oggi probabilmente la motivazione principale sia quella dovuta all'esigenza concreta di possedere un certificato di conoscenza della lingua italiana da mostrare al momento del rinnovo del permesso di soggiorno. Tuttavia i nostri corsi sono pieni di migranti che scelgono di studiare l'italiano per altri motivi: vi sono, ad esempio, madri straniere che sentono il bisogno di comunicare in italiano con le insegnanti e con le mamme dei compagni della scuola che frequenta il proprio figlio; oppure giovani desiderosi di conoscere i loro coetanei italiani o di volersi iscrivere ad una università italiana; e così via...
4). C'è un'invasione di stranieri, oppure c'è un risveglio di cittadini che da anni risiedono nel territorio ma non hanno mai avuto la necessità di dimostrare di sapere l'italiano?
Sicuramente il numero di stranieri che vive a Roma è aumentato in questi ultimi anni, ma non è questa l'unica ragione che ha portato ad un aumento considerevole di iscrizioni. Oltre alla necessità di ottenere l'agognato Certificato di conoscenza della lingua che come abbiamo detto obbliga i migranti a studiare la lingua italiana, c'è da dire che ormai numerose comunità straniere presenti a Roma sono divenute stanziali ed è normale dunque che ci sia il desiderio di imparare la lingua e la cultura del paese dove passerà il resto della vita.
Un altro fenomeno che si assiste da un paio d'anni è la forte presenza nei nostri corsi di Richiedenti asilo, ossia di migranti che soggiornano per brevi periodi nella Capitale nella speranza di ottenere i documenti come Rifugiati politici. Nonostante la precarietà della loro situazione legislativa (rischiano infatti di vedere rifiutata la richiesta e di essere espulsi dall'Italia), molti di essi dimostrano un grande interesse nello studio della lingua italiana e un forte desiderio di integrazione.
5). Il fenomeno ha colto di sorpresa la Capitale e gli addetti ai lavori?
Purtroppo era chiaro che le nuove regole dell'Accordo di Integrazione avrebbero creato un forte aumento di domande di corsi di italiano in un panorama, quello romano, dove vi era già un certo affollamento e si rischiava di non poter esaudire tutte le richieste. Tuttavia, con grande sforzo e molta volontà, la Rete Scuole Migranti, di cui le Biblioteche di Roma fanno parte, è riuscita in parte a sopperire ad un vuoto legislativo e politico, che obbliga i migranti a studiare l'italiano ma non fornisce gli strumenti economici adeguati per attuare questa normativa.
6). Ecco, addetti ai lavori: chiunque è abilitato all'insegnamento dell'italiano oppure basta conoscere bene la lingua italiana?
L’insegnamento dell’italiano L2 a stranieri, in particolare ad adulti immigrati, richiede una preparazione specifica da parte dei docenti.  Per insegnare italiano L2, ossia italiano come lingua seconda, è necessario formarsi e avere l'abilitazione necessaria, ossia una Certificazioni in didattica dell'Italiano come L2. Vi sono diverse università (ad esempio quelle di Siena e di Perugia) che offrono corsi e master per l'abilitazione all'insegnamento dell'italiano L2.
 Inoltre, quando si lavora con adulti migranti, che hanno alle spalle vissuti piuttosto variegati e spesso dolorosi, è necessario, secondo me, avere una certa conoscenza dei modelli culturali dei paesi di provenienza di queste persone e lavorare molto sulla comunicazione interculturale, che svolge un ruolo fondamentale nell'apprendimento di una lingua in un paese culturalmente diverso dal proprio.

14/11/13

Aperitivo giapponese: chapter 4


Le cose stavano cambiando.  Asakusa aveva risvegliato le coscienze dei due protagonisti di questa storia?
Quello che era certo era che i due avevano rimandato il colpo a data da definirsi ma...
.
Qualcuno non era contento di questo cambio... Quella stessa notte, mentre il Boss e la Bossa dormivano tranquillamente, fece la sua comparsa l'ENERGIA, una figura misteriosa a cui obbedivano in molti.
La terra tremò tanto da risvegliare i due:
- Nun te preoccupà Amò è er terremoto!
-Già, qui so' abituati e le strutture so' tutte antisismiche! - E richiusero gli occhi pronti a tornare nel mondo dei sogni. Ma...
- Non avete capito niente, allora! - Una voce improvvisa bucò la notte e come un proiettile perforò le loro menti e uccise definitivamente, almeno per quella notte, il sonno e inchiodò i due alla testiera del letto.
- Innanzi tutto smettetela di parlare come due burini... poi smettetela di tremare, tanto avete capito chi sono, cioè quello che chiamate ENERGIA. E adesso che ci siamo presentati, vi ricordo che la vostra missione non è fare i turisti in questo paese ma... ma... lo sapete! E dovete portare a termine la missione entro tredici giorni...
- Ma noi... noi...
- Non esiste il noi ma IO... io esisto e vi ordino di agire prima che scarichi su di voi la mia ira!
   I due, nello stesso momento in cui scoppiava la parola "ira", si risvegliarono insieme di soprassalto mentre la terra tremava.
- Er terremoto! ehm... il terremoto!
- Dimmi che era un sogno?

Il mattino successivo non c'erano tracce di scosse sismiche in giro, sulle strade, negli edifici nè tantomeno sulle bocche dei passanti o sui giornali...
- E' stato un sogno? Qualcuno parla del terremoto di questa notte?
- Non lo so amore mio!
- Non parli giapponese tu, non capisci quello che dicono?
-Quando mai?
- Ma all'aereoporto, mi hai tradotto quello che ci stavano chiedendo e...
-Leggevo sul monitor in inglese... e poi anche ammettendo di sapere il giapponese, mi dici cosa potrei tradurre visto che non spiccicano parola?
-Ahhh! - Era vero, ovunque vedevi gente, ma tutti avvolti nel più assordante silenzio.
   Non dissero altro, solo terminarono di prendere il loro caffè in un locale tutto verde che aveva nome italiano: "Caffè Veloce" prima di recarsi verso la metropolitana. accompagnati dal dubbio su quella strana energia negativa che avevano sognato la notte appena trascorsa... Avevano sognato?

Una musica classica giapponese in sottofondo ovattava l'ambiente metropolitano dove una massa ordinata di persone attendevano la metro che li avrebbe traghettati un po' ovunque verso uffici, scuole e altri posti di lavoro... tutti nel massimo silenzio, un silenzio che scuoteva l'aria e ricordava il tepore del cuscino della notte passata... poi la metro! Un Vigile Umano conduceva le anime addormentate dentro le carrozze e faceva segno al buon Caronte di traghettarli ovunque avessero voluto. Queste anime, notò la Bossa, appena dentro la carrozza, in piedi o seduti, si spegnevano, come si spegne un robot... un'attraversata della città in perfetto silenzio accompagnato da qualche lieve russare e dalla musica classica in sottofondo.
Il pensiero del Boss sfondava anche questa barriera del silenzio: "ENERGIA, cosa sarà mai questo mostro?"

(continua)


13/11/13

Jerusa Barros vince al Cantagiro

http://www.italianipiu.it/index.php/selva-jo/666-jerusa-barros-voce-capoverdiana-vince-al-cantagiro
Jerusa Barros è la vincitrice dell'ultimo Cantagiro sia come cantautrice che interprete nella sezione dedicata alle voci internazionali. La serata finale si è svolta a Fiuggi. Una voce che nasce lontano dallo Stivale conquista un pubblico italiano... quella voce ha corpo e anima di Jerusa Barros.
Capoverdiana di nascita,Jerusa Barros arriva a Palermo all'età di cinque anni.
Cantante di formazione gospel, jazz, blues, approda nella world music portando avanti progetti che vedono protagonista la musica capoverdiana e non solo. Ispirandosi ai più grandi artisti della morna e della coladeira come Ildo Lobo e Cesaria Evora, Jerusa si esibisce con musiche tradizionali del suo paese e con brani originali che miscela sapientemente ai suoni , ai ritmi e alla melodie mediterranee creando suggestive atmosfere insieme alla sua band "I Cabeça Negra".

intervista di Jorge Canifa Alves

Come è stato vincere il Cantagiro?
A dirti la verità un po' me lo aspettavo... non perché abbia mai pensato di essere meglio degli altri partecipanti... ma perché ero consapevole di portare qualcosa di nuovo. Credo che a vincere sia stata la diversità della canzone che ho proposto,sia nel testo che nella composizione. Gli altri partecipanti (tranne una), a mio parere,  si presentavano al concorso canoro con canzoni un po' "troppo" tipicamente "Italiane", con sonorità italiane e alcuni anche con testo in italiano. Nelle canzoni degli altri concorrenti ho sentito poco o niente il sapore loro paese di origine, e  questo,forse, li ha penalizzati. Il mio testo non era italiano, non era capoverdiano, ma entrambe le cose.

Poi sei salita sul palco, hai visto tanta gente venuta per ascoltarti ma anche per giudicarti e... come ti sei sentita in quel momento?
 Io mi sono divertita molto...ero spensierata,però nel momento in cui sono salita sul palco mi si è azzerata la salivazione....come si dice: comunque avevo un po' di pepe sulla coda... anche io! In qualche modo poi sentivo tutta la gente di Capo Verde, la mia gente, vicino perché c'era il nostro ambasciatore venuto a rappresentare tutti... quindi, mi sono detta: "devo vincere assolutamente!" E ho vinto!!! E' stato emozionantissimo... Devi essere orgoglioso di me, amico mio!

E lo sono! Ora, perché hai deciso di sposare le sonorità capoverdiane pur essendo cresciuta a Palermo?
Anche se sono cresciuta qui non ho nessuna intenzione di abbandonare le mie radici, soprattutto sapendo che la cultura capoverdiana ha anima e cuore dentro la musica... e io ne sono fieramente invasa. La musica è quel biglietto che ho per attraversare l'oceano Atlantico ed andare ad abbracciare quel meraviglioso arcipelago: Capo Verde!

Dopo questa bella vittoria, cosa vorresti dire ai giovani italiani di seconda generazione che vorrebbero intraprendere il tuo stesso percorso artistico?
Consiglio di studiare, studiare e studiare...Il campo dell'arte è molto duro e se si vuole diventare Artisti, con la "A" maiuscola si deve studiare. Se, invece, hai solo la volontà è quella di andare in tv per dire "sono diventato famoso", a mio parere ci puoi anche levare mano, lascia perdere... l'arte è tutt'altra cosa. Siamo nell'era del voglio essere ricco e famoso senza fare nulla....io sono di un altra generazione, quella del lavorare duro per raggiungere l'obiettivo prefissato!!!

Chi sono i Cabeça Negra?
I Cabeça Negra (trad. Testa Nera) è in realtà un progetto che stava dentro la mia "cabeça" e che a un certo punto è uscito fuori, ha prodotto un cd e mi ha permesso di tornare a Capo Verde come una vera artista. Questo progetto adesso è semplicemente Jerusa Barros che continua a portare avanti il suo "pensiero Negro" nei posti in cui la gente sceglie di ascoltarla!

Progetti futuri? Italia o Capo Verde?
Nei miei progetti c'è Capo Verde, c'è sempre stata...i posti dove uno nasce o cresce alla fine non si abbandonano mai:  ci si allontana per un po',ma poi si ritorna a casa, sempre... prima o poi!!!

30/10/13

senegalesi che hanno versato sangue per l'Italia

MIGLIAIA DI NEGRI E MORIRONO PER LIBERARE L'ITALIA DAI NAZISTI... MA NON HANNO RICEVUTO NESSUNA RICONOSCENZA DA PARTE DEGLI ITALIANI... ANZI I LORO DISCENDENTI SONO STATI APOSTROFATI NON COME EROI MA COME: "VU CUMPRA, NEGRI DI MERDA, ASSASSINI, SPACCIATORI..." SE QUESTA E' RICONOSCENZA!!!!

 “A la gloire des coloniaux du 13ème Régiment Sénégalais qui sont tombés ici pour la Libération de la Patrie. Le 17 juin 1944”


Così è scritto sull’epigrafe che ancora esiste sulla spiaggia di Marina di Campo, all’Isola d’Elba.

E’ la storia, finora sconosciuta al grande pubblico di quanto accadde nella notte tra il 16 e il 17 giugno 1944 quando, dopo nove mesi di occupazione tedesca, l'alto comando alleato liberò l'isola. Una divisione di fanteria coloniale francese, sbarcata sulla spiaggia di Marina di Campo , si impadronì della parte occidentale dell'isola. Erano 12.000 uomini e tra loro numerosi senegalesi, in prima linea durante lo sbarco. La spiaggia era minata e fu una carneficina

La storia è venuta alla luce grazie al libro “La Guerre de Boubacar” scritto da una giornalista italiana, Francesca Caminoli, che racconta come gli ultimi sopravvissuti, il sergente Flaubert e il soldato Boubacar, abbiano tramandato ai loro discendenti la vicenda di quel terribile sbarco, perché un giorno potessero ritrovarne il luogo e onorare la memoria degli eroici combattenti morti per la difesa della libertà.

29/10/13

Aperitivo Giapponese: chapter 3


 La stazione di Ueno era un po' caostica... La sensazione che il colpo si potesse fare invase subito i due. Il Boss pensò che prima di tutto bisognava arrivare alla base e preparare nel dettaglio il piano; la Bossa era di parere contrario: bisognava confondersi con l'ambiente, masticare la lingua e la cultura del posto prima di qualsiasi azione.
La gente attendeva paziente di attraversare la strada nonostante il traffico fosse poca cosa e si potesse attraversare tranquillamente nonostante il rosso del semaforo:
- Non ci facciamo riconoscere... chiediamo a qualcuno come arrivare dove dobbiamo arrivare! -  propose la Bossa e... il Bossa già stava interrogando qualche giapponese:
- Senta, per andare dove dobbiamo andare dove dobbiamo andare! - il giapponese fingeva di non capire, a detta del Boss e, e già stava per cantargliene quattro qunado la Bossa si ricordò di avere una mappa virtuale...

Nonostante ciò ci volle un bel po' per orientarsi tra tutti quei grovigli di strade indicate da strani segnali stradali...

Asakusa appariva come un giardino fermo nel tempo tra templi e laghetti pieni di trote gigantesche... un ponticello, di quelli tipici giapponesi, che si vedono nei film, collegava la realtà alla fantasia. Qualche palazzo si affacciava curiosa e incuriosita sui due malviventi. Un palazzo dai balconi a forma di tazzina e uno a forma di "pericolante costruizione cubica".

 Vecchi risciò trascinavano nel tempo ricchi turisti cinesi mentre gatti in ceramica sbirciavano dentro le vetrine. Tutto intorno era calma... calma totale... nessuno si aspettava l'arrivo dei famigerati malviventi italiani: il Boss e la Bossa!

 Molti turisti, ma anche locali, si stringevano intorno al tempio e alla paroda e li abbracciavano e scherzavano, ridevano e si purificavano con l'acqua del tempio e chiamavano gli dei a baciarli inspirando l'odore di incenso che proveniva da una grossa ceneriera antistante il grande tempio.

 La notte scese con calma e il Boss non si era ma sentito così tranquillo, così bambino fino a quel momento.
Girava tra le luci della città, felice e contento metre finti ninja lo spiavano dall'alto dei tetti. La Bossa viaggiava avanti e indietro nel tempo cogliendo ogni attimo in qualche fotogramma della sua macchina fotografica. Doraemon fu il primo ad essere catturato... tutto il resto è leggenda!

Poi la fame si fece sentire e richiamò tutti alla realtà ma... alle 21,00 a Tokyo è già difficile trovare buoni locali aperti! Così i due dovettero accontentarsi di buone pizze di plastica che rubarono rompendo una vetrina dove erano in esposizione!


 Dopo questa plastica cena i due si ritrovarono su di un ponte accanto ad un enorme gatto dagli occhi di cristallo che... probabilmente li ipnotizzo perché improvvisamente il Boss se ne uscì con la frase:
- Aspettiamo a fallo sto colpo! Che ne dici se prima ce la spassamo un po'?
- Sì me piace sto posto... viene voja de visitallo, ve' amo'?
Fu così che il colpo fu rimandata a data da destinarsi.




 


(continua...)



foto di Alice Dente

18/10/13

Aperitivo Giapponese: chapter 2

Il giorno era partito insieme al Boss e alla Bossa tanto è che partiti da Milano alle 14.30 circa si ritrovarono a Tokyo dopo oltre 12 ore di volo in pieno giorno... ed erano appena le 09.30 del mattino!
- come è possibile? dovrebbero essere le 2,30 di notte ed invece? - si chiese il Boss un po' "fuso". - si vede che il Giappone è avanti eh!!!??


- 写真と指紋 - chiesero gentilmente all'aeroporto.
- Ma che vor dì? - chiese il Boss che in fatto di lingue era un po' ignorante.
- Amo', te sta a dì che dovemo fa la foto e lascià le impronte digitali!
- E che c'hanno già sgamato?
- No è una procedura standard!
-Ahhhh, ma che è na procedura pure che me guardano e nun me guardano?
- Cioè?
In quel momento la Bossa si accorse che tutti avevano gli occhi addosso ai due, ma senza farsi notare troppo... infatti cambiavano "mirata" appena venivano "scoperti".
Che li stessero spiando? Erano stati veramente scoperti? Dovevano cambiare piano? Quale piano? 
Comunque i due alzarono le spalle e si innoltrarono per le strade di Tokyo... prima tappa stazione di Ueno... quartiere di Ueno! Trovare l'alloggio preparato dai bossetti giapponesi non è facile. Perché?
- Ma come parlano questi? Nun se capisce 'gnente! E poi hai notato quanti giapponesi ci sono qua?
- Amo', pe forza! Stamo in Giappone! Me sa che prima de fa il colpo, passiamo a farci benedire in qualche tempio locale! te porto a Asakusa!

Qui il Boss si innamorò del Giappone e chiese alla Bossa di riinviare il colpaccio di qualche giorno... la Bossa accettò e decisero di visitare quello sconosciuto paese!

(continua...)

09/10/13

Izumi Chiaraluce

IZUMI CHIARALUCE
 
Izumi Chiaraluce è una delle artiste visuali che preferisco per il colore, lo spontaneo fiorire delle sue opere e la sperimentazione che usa per cercare di raggiungere confini mai raggiunti da altri artisti. Schiva, la bella artista italo nipponica sa giocare con le forme e i colori con la delicatezza e gentilezza dell'ate nipponica, l'astrattezza degli artisti occidentali contemporanei e quel tocco reale magico che le proviene dalla sua natura multietnica.
Una delle più promettenti artiste del momento.  La sua creatività si incentra prevalentemente su ritratti, vissuti come spunti “per riflettere su cosa vuol dire vivere tra lingue, culture, mentalità distanti e riassimilarle a modo proprio”. Parallelamente, sta portando avanti una serie di lavori complementari, quadri e disegni astratti “dove l’idea della memoria si dilata e si stratifica”. La sua evoluzione artistica la sta portando a sperimentare anche i video digitali e l’animazione.
Le opere di Izumi sono state esposte a Milano, Bologna, Roma, Parigi, Bruxelles, Ginevra, New York, Tokio e Lituania e vista la creatività dell'artista e l'evoluzione artistica che sta attraversando il Giappone non è da escludere un ritorno nella casa materna a breve!

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04/10/13

Aperitivo Giapponese: chapter 1

Il Boss e la Bossa avevano deciso di fare il colpo grosso in Giappone... per questo quel giorno di una metà di settembre partirono alla volta nell'oriente. La Bossa aveva preparato nei miniti dettagli il piano che chiamarono: arigato gozai mas (grazie mille!).
-Prima di tutto l'educazione disse la Bossa e poi il bottino.
-Chi abbiamo lì, già pronto, per aiutarci?
-Non ti preoccupare marito caro... i JazzKuzza sanno tutto... possiamo contare su di loro!
-Mi fido di te Lovve!

Quello che non sapevano era che qualcuno era a conoscenza del loro piano e si stava già attrezzando a riceverli a dovere: il duo-investigator Yamazaky-Landriscina i quali avevano già dato ampio risalto alla notizia su vari giornali locali


Ignari di questo particolare partirono alla volta del Sol Levante.
(continua....)

capitolo III


17/09/13

IL FUTURO È TROPPO GRANDE



IL FUTURO È TROPPO GRANDE

 
1. che cos'è?
IL FUTURO È TROPPO GRANDE è un film documentario che racconta la storia di due ventenni cresciuti a Roma, Re e Zhanxing, rispettivamente di origine filippina e cinese. Li abbiamo seguiti per due anni durante i quali noi li abbiamo filmati e loro stessi si sono autoraccontati - con due telecamerine che gli abbiamo messo a disposizione - regalandoci le loro immagini e i loro pensieri. 

2. un progetto culturale sui giovani italiani di seconda generazione, ma... potete dirci qualcosa di più?
Il documentario nasce da una riflessione sulle seconde generazioni dell’immigrazione in Italia, ma intende spingersi oltre il dibattito giuridico e politico su cittadinanza e “ius soli”. L’idea è quella di raccontare delle persone, delle storie di vita. La quotidianità dei protagonisti rivela modalità espressive, punti di riferimento, inquietudini e aspirazioni che i protagonisti condividono con i loro coetanei in possesso fin dalla nascita della cittadinanza e, allo stesso tempo, gli aspetti della loro vita che fanno riferimento più specificatamente alle culture di origine. Le esperienze dei giovani di seconda generazione, per certi versi “normali”, sono allo stesso tempo storie “nuove” che continuamente arricchiscono e mutano il significato stesso dell’essere italiani. Ci permettono di comprendere meglio il paese in cui viviamo, cogliendone anche la complessità: l’Italia non “ospita” degli altri, ma “è già” altro, e diventa qualcos’altro continuamente.

3. quali temi tratta il documentario?
IL FUTURO È TROPPO GRANDE racconta due ragazzi come tanti, alle prese con la scelta del percorso universitario, l’incontro col mondo del lavoro, l’universo degli affetti, la famiglia e l’amore, in quel periodo della vita che segna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Con tutta la complessità di sensazioni di quel particolare momento. Ovviamente parla anche di integrazione e di diritti, di quest’Italia, che è multiculturale, che sta cambiando ogni giorno che passa, ma che dal punto di vista giuridico non cambia abbastanza velocemente. Osservando Re e Zhanxing nel loro quotidiano si potrebbe dare per scontato che questi ragazzi abbiano la cittadinanza italiana, ma scontato non lo è affatto. 

4. da cosa nasce questa idea?
Da tempo stavamo ragionando sul tema delle seconde generazioni e cercavamo un’idea per fare insieme un lavoro documentario. A un certo punto l’attualità, il dibattito pubblico sullo ius soli, ci ha proposto nuovi stimoli confermando che la questione fosse più che matura. Ma già avevamo fatto i conti personalmente, in vario modo, con il tema delle migrazioni. Giusy in maniera più diretta, essendo siciliana ma avendo vissuto a Bologna e a Roma, e provenendo da un paese (Sortino, in provincia di Siracusa) che nel secolo scorso ha visto emigrare migliaia di persone, circa duemila solo verso l’Australia. A questo ha dedicato il suo precedente documentario Sortino Social Club. Storie di una comunità siciliana emigrata in Australia (http://sortinosocialclub.wordpress.com), in cui raccontava, tra Sortino e Melbourne, la storia di una parte della sua famiglia emigrata negli anni '50. Oggi in Australia gli italiani sono molto rispettati, hanno contribuito a far crescere quella nazione, ma all’inizio per loro non è stato facile, mentre le seconde e terze generazioni, che pure conservano un legame affettivo e culturale molto forte con l’Italia, si sentono prima di tutto australiane. Per Michele sono stati soprattutto i percorsi della militanza politica e culturale, nel corso degli anni, a portarlo a confrontarsi con i migranti: dalla frequentazione degli edifici abbandonati occupati da cittadini stranieri, come la Pantanella e Hotel Africa a Roma, ai rapporti con la diaspora africana intercorsi attorno all’organizzazione del Festad’Africa Festival, dedicato al teatro e alle culture africane. Negli ultimi anni ha stretto un forte legame con il Sud interno e l’Irpinia in particolare, terra di storiche migrazioni e oggi sottoposta a un nuovo processo di spopolamento, in cui ha realizzato lavori video e partecipato all’organizzazione di diversi eventi culturali. In queste occasioni ha avuto occasione di conoscere e collaborare con molti giovani che vivono l’esperienza delle migrazioni interne, in una dimensione che resta sospesa tra i luoghi di provenienza e quelli di approdo, nel movimento continuo tra fuga e ritorno. Poi, per entrambi, l’incontro con i protagonisti Re Salvador e Zhanxing Xu ha fatto scattare la molla definitiva e ci siamo messi al lavoro.

5. i protagonisti chi sono?
Re è nato in Italia da una famiglia filippina, vive con i genitori e la sorella, è fidanzato, frequenta l’università e lavora, spera di trovare nell’arte la propria realizzazione. Zhanxing è nata in Cina ed ha raggiunto l’Italia all’età di dieci anni, è laureata, vive sola, è in cerca di una chiara definizione di sé e nel film prova a trovarla viaggiando lontano, verso le proprie origini. Sono due giovani che stanno diventando adulti immaginando di far coincidere il futuro con i propri sogni.

6. perché avete scelto proprio loro?
È difficile dirlo, tra regista e “personaggi” scatta una sorta di innamoramento. Tra i tanti ragazzi di seconda generazione che abbiamo conosciuto, Re e Zhanxing in particolare ci hanno colpito per ragioni diverse, ma sicuramente ci sono piaciuti subito. La scelta di raccontarli in parallelo è nata dai rispettivi temperamenti ed esperienze di vita, così diversi tra loro ma altrettanto interessanti e in qualche modo complementari. Ognuno di loro porta al film un particolare punto di vista e un complesso di esperienze e di riflessioni. E anche una diversa estetica: i materiali filmati da loro hanno qualità formali che rispecchiano le loro differenti personalità.

7. come si fondono tutti questi materiali, la vostra telecamera e le immagini girate dai protagonisti?
Ne esce fuori un film corale, nel quale si colgono le differenze di stile ma non una gerarchia fra i punti di vista. Tutto contribuisce al racconto del reale, e questo ci pare sia un elemento di contemporaneità del lavoro che stiamo per presentare.

8. come è possibile sostenere questo progetto?
In attesa che si ricominci a dare il giusto spazio alla cultura e a finanziarla, il crowdfunding sta permettendo a tanti progetti interessanti di venire alla luce. Grazie alla “produzione dal basso” tutti hanno la possibilità di sostenere tematiche e soggetti che non trovano sponda nei media “mainstream”. Nel nostro caso si può contribuire con un minimo di 10 euro, per consentire di completare le lavorazioni di post-produzione. Chi ci aiuta sarà citato nei titoli di coda e riceverà una copia del dvd del film. Tutte le informazioni su: http://www.produzionidalbasso.com/pdb_2706.html. A questa campagna sul web si affiancano alcuni eventi di finanziamento dal vivo. Dobbiamo già ringraziare molte persone, a cominciare da quei soggetti che hanno creduto nel nostro progetto indipendente e ci hanno sostenuti, come il Centro Produzione Audiovisivi dell’Università Roma Tre, che ha contribuito con mezzi tecnici e con buoni consigli, e il nostro media partner Cineama, che svolge un ruolo importante nella promozione del film.

9. fatevi una domanda e datevi una risposta.
In questi giorni ci chiediamo se riusciremo a raggiungere la somma necessaria a finire il film. La campagna web sulla piattaforma di Produzioni dal Basso sta andando molto bene però non basta, altri eventi dovranno seguire. Ma noi crediamo che ce la faremo, perché abbiamo trovato molta sensibilità nei confronti del nostro progetto e dell’approccio con cui abbiamo affrontato la tematica. Ce la faremo con l’aiuto di ognuno di voi…

10.in due righe rispondereste anche alla domanda: chi è Giusy Buccheri, chi è Michele Citoni?
Giusy: autrice e regista, con una grande passione per il cinema del reale, altrimenti detto documentario. Se volete saperne di più andate su www.giusybuccheri.com
Michele: sono arrivato al videoattivismo e alla regia di documentari dopo esperienze nel giornalismo e nella comunicazione. Per vedere qualche materiale andate su http://vimeo.com/michelecitoni  e su Youtube.

L’intervista si può leggere anche su CINEAMAZINE.  Cineama ha realizzato il sito www.ilfuturoetroppogrande  e sostiene la promozione del film documentario “Il futuro è troppo grande”.

25/07/13

lettera della psicologa Maria Silva Gomes

Pubblico integralmente questa lettera della psicologa Maria Silva Gomes di risposta alla lettera di Igiaba Scego http://www.corriereimmigrazione.it/ci/2013/07/cara-cecile-ti-scrivo/

SOSTENIAMO KYENGE
lettera di Maria Silva Gomes

Disobbedienza
Disobbedire, trasgredire,contravvenire forse ribellarsi, mah! non riesco a capire a cosa e a chi il Ministro Kyenge dovrebbe disobbedire e perchè?
Spiegatemelo vi prego.
A volte ci vuole coraggio per affermare i propri diritti e soprattutto  serve coraggio per far rispettare la propria DIGNITA' di essere uomini   e rispetto per la dignità di appartenenza etnica.
Non riesco a comprendere l'analogia tra Kyenge e Rosa Parks, l'assonanza con tutti i nostri leaders passati che hanno lottato e sono anche morti ammazzati per i diritti degli uomini e per NOI NERI DI OGGI.
File contrassegnate sull'autubus?Cara Igiaba, sui mezzi pubblici quando un bianco cerca un posto si avvicina alla sedia occupata proprio dal nero (nota: ho scritto nero e non straniero - anche se siamo tanti). Sono tanti gli afrodiscendenti con lauree e dottorati  che non vivono una quotidianità da struzzo, che mette la testa sottoterra perché cosi è più facile. Ci sono afrodiscendenti che battono il pugno sulla scrivania e sostengono il Ministro Kyenge. 
Invitare il Ministro a lasciare l'incarico non è un'atto di stima ne d'amore,dire che non ha gli strumenti è offensivo. E' una donna, e già questo fa di Lei un essere superiore a tanti uomini in generale, figurarsi poi se si trova di fronte un leghista con facoltà di parola e pensiero completamente disconessi. Lo strumento più grande è Lei stessa con la sua cultura, il suo coraggio perché sapeva benissimo che non avrebbe ricevuto rose fresche tutte le mattine con tanto di bigliettini che golosissimi baci regalano per iniziare bene la giornata, di questo ne sono certa.Un'altro strumento siamo noi che dobbiamo sostenerla, che non dobbiamo continuare a soddisfare l'ingordigia dei mass-media o della gente che ci deride.Invitarla a lasciare l'incarico significa darla vinta ai Leghisti,significa gettare la spugna. (Ah! comizio leghista  con 16 persone vedi articolo su repubblica martedi 16 luglio con tanto di foto........non diciamo sempre le stesse cose......).
Razzismo futuro? Se guardiamo con l'occhio dell'intelletto, vedremo che il razzismo inteso come discriminazione razziale/etnica c'è, è presente , nelle scuole, nelle università, nell'ambiente lavorativo, nelle amicizie c'è in ogni dove mascherata da buonismo e pietismo
Igiaba, sicuramente Il Ministro Kyenge ha compreso amore nella tua lettera, io sinceramente No.
Politica trasparente: pura utopia , ciò non toglie che bisogna sperare e ambire al meglio e non smettere mai di farsi sentire e vedere per quello che siamo, questo significa che il Ministro non deve lasciare l'incarico, altrimenti tante conquiste finiranno in un cassetto e quelle future idem per ex: ius soli non solo per figli da genitori ignoti o apolidi, ma anche per i nostri figli che nascono qui ,da genitori soggiornanti da lunghi periodi che hanno scelto L'Italia come casa,  su questo non bisogna abbassare la guardia, non è giusto vivere anche il disagio psicologico e cartaceo di non sapere chi si  è da che parte stare, non bisogna mollare e uniti saremmo forti.

29/06/13

sabato ecologico

SABATO ECOLOGICO
MOMENTI VERDI
(di Bernardo Mazzeranghi)
Un materasso matrimoniale si gioca il titolo di rifiuto più ingombrante con il paraurti di un’auto. Non è facile stabilire quale sia il più grande, ma fanno parte entrambi di una lunga serie di rifiuti abbandonati lungo via Sant’Alessio in Aspromonte, a Borgata Finocchio, che il Centro di Pronta Accoglienza (CPA) Eta Beta per minori stranieri non accompagnati, insieme all’AMA, ha raccolto sabato 15 giugno durante il “Sabato Ecologico” organizzato dalla Cooperativa Sociale Eta Beta. Sono almeno 40 i ragazzi del centro che dedicano la loro mattinata alla pulizia della strada che ogni giorno li conduce al Centro. Una strada priva di illuminazione e di secchi per la differenziata e che quotidianamente si riempie di rifiuti scaricati abusivamente. Il degrado è inquietante e l’idea di ripulire la via da quella montagna di spazzatura fiaccherebbe l’entusiasmo del più accanito ecologista. Non è così per questo bel gruppone di minori, tutti provenienti dal Bangladesh che tra sorrisi e battute, si impegna con abnegazione nell’opera improba. Guanti, sacchi di plastica, mascherine e tanti cellulari che suonano le note della musica bengalese. Qualcuno canta, altri accennano un ballo. Il fermento stimola la curiosità nel quartiere e pian piano qualcuno si avvicina timidamente. Una famiglia è già sconfortata perché sa che da domani reinizieranno a scaricare mondezza e la strada si riempirà nuovamente e velocemente. Altre persone si congratulano per l’iniziativa e sfogano la propria frustrazione data dal dover convivere con così tanto degrado. Dopo più di tre ore di intenso lavoro la strada è praticamente irriconoscibile. L’erba è stata tagliata e i rifiuti rimossi, non ci sono più copertoni, porte, calcinacci e via dicendo. E’ finalmente giunto il momento di rilassarsi e di dedicarsi alla festa vera e propria. E allora con un paio di ombrelloni e delle coperte buttate nel campo di calcio del quartiere si inizia a mangiare e chiacchierare sotto un sole sempre più rovente. Ci rifocilliamo tutti, educatori e minori, cercando di ritrovare tutte le energie necessarie per il secondo evento della giornata, il Primo Torneo di Calcio Eta Beta.



MOMENTO SFERICO
(di Jorge Canifa)
La spazzatura che ingombrava da mesi il lungo viale alberato e il perimetro del campo di calcetto del centro Eta Beta, ha appena esalato l'ultimo respiro e gli spinosi cardi... abbassate le teste in segno di dovuto rispetto... mentre il sole se la ride di cuore sfidando un pallone arancione: trofeo meritato per una mattinata in cui quaranta minori bengalesi hanno restituito splendore ad un quartiere a suon di pale e scope.
E' l'inizio di un torneo di calcio che i ragazzi sognavano da tempo che li ha visti prepararsi con impegno... per loro la sfida è importante, si affronteranno tra di loro, sfideranno i ragazzi del quartiere con i quali in passato hanno avuto screzi, ma soprattutto si confronteranno con gli operatori del centro dove essi risiedono: C.P.A. Eta Beta. La sfida più importante sarà questa, dove avranno la possibilità di una piccola rivincita morale contro i quali ogni giorno, in qualche modo, devono rendicontare qualcosa: dal cibo, ai documenti... alle loro uscite e rientri! E' un po' un nano che sfida un gigante... timore reverenziale... comunque la ricerca di un riscatto.
L'entusiasmo è alle stelle e l'impegno è tanto... qualche momento di tensione ma... ma sta nel gioco... ci tengono tanto e non vogliono far brutta figura.
E' bello! Bello davvero vedere che i giovani del quartiere accettino volentieri la sfida e con una certa umiltà sono disposti anche a mettersi da parte per lasciar giocare i ragazzi del centro... è bello, bello vedere anche altri ragazzi, oramai fuori dal centro perché maggiorenni, ritornare a nuotare nello stesso stagno che ora non appartiene più a loro. E' bello vedere come i giovani riescano a superare le loro angustie quotidiane, le loro ansie e timori di tutele non giunte, di maggior età alle porte insieme all'incertezza del domani e a trovare quel che è quasi serenità nel mezzo di una tempesta.

E' bello, infine, vederli gioire, stringendo una coppa in mano rincorrendosi al tintinnio delle loro medaglie appese al collo... può sembrare poco... ma non per chi ha abbandonato le certezze della vita, gli amici, il proprio paese, la famiglia in cambio di un grande, ben visibile "punto interrogativo".

il pallone che unisce

La spazzatura che ingombrava da mesi il lungo viale alberato e il perimetro del campo di calcetto del centro di prima accoglienza (C.P.A.) Eta Beta di Roma, ha appena esalato l'ultimo respiro e...
gli spinosi cardi... hanno abbassato le teste in segno di dovuto rispetto... mentre il sole se la ride di cuore sfidando un pallone arancione: trofeo meritato per una mattinata in cui quaranta minori bengalesi hanno restituito splendore ad un quartiere a suon di pale e scope.

E' l'inizio... è l'inizio di un momento prima di un torneo di calcio che i ragazzi sognavano da tempo che li ha visti prepararsi con impegno... per loro la sfida è importante ma lo è anche dimostrare al quartiere che ci tengono ad impegnarsi per l'ambiente dove vivono... pulire la strada piena di spazzatura prima di scendere in campo dove si affronteranno tra di loro, sfideranno i ragazzi del quartiere con i quali in passato hanno avuto screzi, ma soprattutto si confronteranno con gli operatori del centro dove risiedono. La sfida più importante sarà questa, dove avranno la possibilità di una piccola rivincita morale contro i quali ogni giorno, in qualche modo, devono rendicontare qualcosa: dal cibo, ai documenti, alle uscite e rientri! E' un po' un nano che sfida un gigante... timore reverenziale... comunque la ricerca di un riscatto. L'entusiasmo è alle stelle e l'impegno è tanto... qualche momento di tensione ma... sta nel gioco... ci tengono tanto e non vogliono far brutta figura.

E' bello! Bello davvero vedere i giovani del quartiere accettare volentieri la sfida e con una certa umiltà sono disposti anche a mettersi da parte per lasciar giocare i ragazzi del centro... è bello, bello vedere anche altri ragazzi, oramai fuori dal centro perché maggiorenni, ritornare a nuotare nello stesso stagno che ora non appartiene più loro. 

E' bello vedere come i giovani riescano a superare le loro angustie quotidiane, le loro ansie e timori di tutele non giunte, di maggior età alle porte insieme all'incertezza del domani e a trovare quel che è quasi serenità nel mezzo di una tempesta.
E' bello, infine, vederli gioire, stringendo una coppa in mano rincorrendosi al tintinnio delle loro medaglie appese al collo... può sembrare poco... ma non per chi ha abbandonato le certezze della vita, gli amici, il proprio paese, la famiglia in cambio di un grande, ben visibile "punto interrogativo".
(Foto di Alice Dente)

L’albatros, Premio e Festival per la letteratura di viaggio. Letteratura della migrazione

L’albatros, Premio e Festival per la letteratura di viaggio. Letteratura della migrazione

Palestrina, 28 giugno 2013
Fondaz. Pierluigi da Palestrina, V.lo Pierluigi 3

Con la partecipazione degli scrittori Laila Wadia, Jorge Canifa Alves e Francesco Terzago. Gli interventi saranno accompagnati dalla musica dal vivo del Balkanean Quartet.
La serata è nata dalla collaborazione tra l’Associazione Culturale Lupus in Fabula, Critica Impura e l’istituto Albio Tibullo di Zagarolo.
L’ingresso è libero.
Gli scrittori che interverranno:

Laila Wadia è nata a Bombay nel 1966. Scrittrice, traduttrice e linguista, collabora attivamente con l’Università di Trieste e scrive sul settimanale Internazionale. Nel 2004 ha vinto il concorso Eks&Tra per la scrittura migrante in Italia e lo stesso anno ha ricevuto la medaglia del Presidente della Repubblica. Tra i suoi libri più importanti che vedono la migrazione in un’ottica esistenziale, Amiche per la pelle (E/O 2009), Come diventare italiani in 24 ore (Barbera 2010) e le raccolte di racconti Mondo pentola (Iannone 2007), Il burattinaio e altre storie extra – italiane (Iannone 2004), Pecore nere (Laterza Contromano 2006).

Jorge Canifa Alves, nato a Mindelo (Capo Verde) nel 1972, scrittore, poeta e drammaturgo, collabora dal 2005 col gruppo poetico Apollo 11 e ha fondato nel 2006 il gruppo teatrale Raiz Longe. Ha pubblicato racconti su Il giornale di Peter Pan, Caffè e nelle antologie Memoria in valigia (Fara Editore 1997), Capoverde: Nove Isole e un Racconto Disabitato (Le Lettere 2000), Libera o liberata (Il Leccio 2002), Italiani per vocazione (Cadmos 2005) e Lo Sguardo dell’Altro (Mangrovie 2008). I suoi libri sono Racconti in altalena (Edizioni dell’Arco 2005), Il Bacio della Sfinge (Fuoco Edizioni 2009), Claridade: la coscienza illuminata di Capo Verde (Fuoco Edizioni 2011) e le poesie Kronos’90: poesie in bianco, nero e grigio (Freccia D’Oro 2012).

Francesco Terzago, nato Verbania nel 1986, vive tra Padova e Guangzhou. Poeta, scrittore e linguista, collabora con AbsolutePoetry, Poesia2.0, UltraNovecento e Scrittori Precari. Ha pubblicato poesie su Italian Poetry Review, Le Voci della Luna e ALI, ed è presente nell’antologia Generazione Entrante di Ladolfi editore. Suoi testi sono presenti su Smemoranda, Poetarum Silva, La Ginestra, Nazione Indiana e Critica Impura. In Cina, con l’Università degli Studi di Padova, ha tenuto corsi di lingua e cultura italiana, ha studiato gli effetti della globalizzazione sul popolo cinese e ha collaborato con il Guangdong Museum of Art per la promozione dell’arte cinese contemporanea.

XXXIII° ANNIVERSARIO DALL'INDIPENDENZA DI CAPO VERDE

XXXIII° ANNIVERSARIO DALL'INDIPENDENZA DI CAPO VERDE
J. Canifa Alves, l'On.le M. Monteiro, l'On.le Frias, l'On.le Sousa, rappresentante Caritas F. Pittau

Un libro può salvare la vita

  • edgar allan poe - racconti
  • Gabriel Garcia Marquez - Cent'anni di solitudine
  • Isabel Allende - il piano infinito
  • Luis Romano - famintos
  • Michael Ende - la storia infinita

MONDO MIGRANTE

Los Angeles – Charlize Theron è diventata cittadina americana. Ad annunciarlo la stessa attrice durante il David Letterman Show: “ho sempre desiderato essere cittadina americana, ma loro non volevano accettarmi… Ho dovuto studiare. Inoltre era difficile non pensare a qualche trucco all’esame, come quando a me, di madrelingua inglese e sudafricana, è stato dato un foglio e mi è stato chiesto di scrivere correttamente la frase: è una giornata di sole”.

Un premio Oscar all’ umorismo americano… ma si diamo loro anche un “Tapiro d’oro”.

Le rivoluzioni non necessariamente rappresentano delle soluzioni... sicuramente ti danno linfa vitale!

RAIZ-LONGE

RAIZ-LONGE
dietro: Benny Hopffer Almada, Giovanni Mone, Alfredo Pierantozzi; al centro: Marta Poretti, Viviana Alves, Jorge Canifa Alves, Cateline Hopffer Almada, Lorena Salvatori, Walter do Rosario; in basso: Hamdi Dahir, Linda Evora, Aderico Brito.