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09/03/26

UN'AFFASCINANTE IDENTITÀ METICCIA

Poesia in Bianco, Nero e Grigio

di Jorge Canifa Alves


Per comprendere appieno l'opera di uno scrittore, è indispensabile immergersi nel suo ambiente... L'ambiente in cui tutto inizia e tutto si muove. Sebbene molte delle mie storie nascano in Italia, esse portano con sé un'anima e una mente in costante movimento verso l'arcipelago di Capo Verde. 

Krono's 90, poesie in bianco, grigio e nero è una raccolta di poesie di cui vorrei parlarvi oggi e che si sviluppa attraverso un trittico cromatico che riflette la complessità di una cultura nata dall'incontro.

IL GRIGIO del trittico... Sono poesie che nascono in Italia ma la loro anima velegia al largo delle isole del Capo Verde. 

​1. L'Anima Meticcia: La Metafora del Cappuccino

​L'uomo capoverdiano non è una semplice somma, ma la simbiosi di due culture in transito. È un equilibrio precario e meraviglioso nato dallo scontro e, successivamente, dall'incontro tra l'Europa (il "bianco") e l'Africa (il "nero").

Il bianco europeo con il suo violino e la mazurca incontra il nero africano con il suo tamburo e il batuque. 

Il bianco europeo con la sua macina incontra il nero africano con il suo "pilon". 

È non si annienta o ma vivono insieme in perfetta armonia, anzi dall'unione del bianco europeo e il nero Africano nasce l'uomo nuovo MULATTO, sintesi affascinante di due culture che saprà dialogare sia con la realtà occidentale che con quella africana. 

​Dall'unione di questi due opposti nasce il Mulatto: un "uomo nuovo" capace di dialogare con l'Occidente senza perdere il battito dell'Africa.

Con la venuta dell'uomo "nuovo", del MULATTO, si perdono gli stimoli conflittuale, si perde la verve combattiva e subentra la ferma volontà di crescere come entità singola e definita in un mondo nuovo sempre più privo di barriere politiche, imperialistiche, colonialiste, razziali e sempre più aperto al viaggio, all'incontro con l'altro, allo scambio culturale. 

​È come se il caffè e il latte unendosi avessero trovano una nuova dimensione di vita insieme. Caffè e latte sono ottimi separatamente, ma uniti creano qualcosa di straordinariamente nuovo e buono: il CAPPUCCINO

L'identità capoverdiana è esattamente questo: non è solo latte, non è solo caffè, è il gusto unico del cappuccino.


​2. La Poetica dei Contrasti

​La storia di Capo Verde (lunga circa 500 anni) è segnata da dualismi profondi che lacerano e alimentano l'anima dei suoi abitanti. Possiamo riassumere questa tensione attraverso una serie di opposizioni fondamentali:

Mentre socialmente parlando si mette in risalto l'incontro tra le persone, culturalmente parlando, invece, si mettono in luce i CONTRASTI tra le parti...

A inizi '900... A Capo Verde i contrasti contrasti tra la letteratura Europea (vecchia di secoli) e quella Africana (giovane - emergente) sono abbastanza marcati, una nuova visione letteraria comincia a farsi largo... Da sempre l'arte per ritrovare la sua energia vitale tende a cercare di liberarsi dal vecchio e rivestirmi del nuovo (vedi in letteratura, ad esempio, la scapigliatura - il futurismo - la gioventù cannibale). Così anche a Capo Verde, si cerca di mettere da parte il classicismo portoghese e si ricoprono nuove forme:
  • ​letteratura orale
  • ​creatività
  • ​sperimentazione
  • ​senso di appartenenza

​In questa fase si sperimentazione si mettono ancor più in risalto i contrasti tra i due continenti, con una nuova visione che ha il punto focale nell'arcipelago di Capo Verde:

  • TERRA (ferma per contrasto all'orizzonte) — MARE (sempre in movimento e sconfinato)
  • MARE (così piena di acqua) — SICCITA' (così priva di acqua) 
  • SICCITA' (assenza di vita) durante gli anni 1900 - '20 - '40 - '60 — INFIORESCENZA (essenza di vita) 1910 - '30 - '50 - '70
  • ALLONTANAMENTO (emigrazione, partenza) — AVVICINAMENTO (immigrazione, ritorno) 
  • INSULARISMO (il rimanere bloccati nelle isole) — PUNTO DI RACCORDO (Capo Verde come punto di incontro di tre continenti) 
  • METICISMO ETNICO (libertà per necessità) — E ORGANICO SCHIAVISTA (libertà incatenata) 

E ancora il MARE che è:

  • AMICA (protezione e fonte di sopravvivenza alimentare) — NEMICA (pirateria e schiavitù) 
  • INQUIETUDINE — SERENITÀ
​Da questo tema del contrasto viene fuori il dramma del capoverdiano:

IL VOLER PARTIRE E IL DOVER RESTARE
​anzi i drammi, perché a questo dolore per contrasto se ne aggiunge un altro:

IL VOLER RESTARE MA DOVER PARTIRE

​Tutto questo naturalmente si inserisce in un quadro ampio di circa 500 anni, che qui non ho la possibilità di mostrarvi nella sua interezza, ma ciò, questa breve presentazione serve a me per introdurvi nelle mie poesie... serve a voi per capire un po' più di questa cultura altra e comprendere un po' più il discorso intorno alle mie poesie.


​3. Il Trittico Poetico: Bianco, Nero, Grigio

Poesie in bianco - Nero - Grigio, appunto, o se volete... poesie in bianco, nero e mulatto


Poesie in bianco: 

piene di rime, ossimori, enjambement, chiasmi, giochi di parole, acrostici e quanto più ha da sempre offerto la poesia d'occidente ai suoi poeti.

Esse spesso sono una sfida con me stesso, per dimostrare a me stesso fin dove posso arrivare, per dimostrare a me stesso che potevo essere uguale, o almeno avvicinarmi a tutti quei poeti di cui si era da sempre nutrito la mia anima classica.

Tanta imitazione, serrato classicismo, ma non solo... c'è anche molta sperimentazione sulla scia del futurismo; la fuga quindi dal classicismo e il tentativo di rappresentare la poesia attraverso l'immagine visiva o sonora, perché sono contagiato dal mondo che vivo ogni giorno, un mondo fatto di CINEMA (VISIONE E MOVIMENTO) e di MUSICA (il suono).

Poi nulla per anni la poesia muore (!!) 

✝️ QUI GIACE LA POESIA! 


Poesie in Nero: ad un certo punto sorge la domanda: da dove vengo?

E allora scatta la ricerca delle proprie origini, ed è stata nella letteratura capoverdiana che ho ritrovato le mie origini, un forte desiderio di nuova rinascita... Nuove linfa vitale... Una poesia più sottilmente impegnata che non nasce come sfida o imitazione di qualche modello classico, futurista, ermetico, tanto musicale.

Ma È COME l'aprire la porta di una discoteca alle sette del mattino e tutto rintronato ancora scopri che là fuori c'è il sole, è giorno e sorprendentemente non hai sonno ma una gran voglia di cappuccino e cornetto... Grande confusione in testa, luci artificiali in testa, ma con la CERTEZA che ti si sta aprendo davanti agli occhi, quella CLARIDADE che avevi cancellato dalla testa.

Le poesie in Nero sono tutto questo: poesia scritta con l'Africa, con Capoverde che mi si apre improvvisamente davanti, e scopri un'oasi meravigliosa che pure ti appartiene... La consapevolezza che la poesia può darti qualcosa ma non quel qualcosa di indefinito, lontano ma farti assaporare certe tematiche, di certe emozioni che sono tue e di un intero continente... Tematiche che puoi, finalmente, CONDIVIDERE con qualcuno che "ti appartiene". 

Le poesie in Nero rappresentano la fuga dall'imitazione e il guardare la propria anima sguazzare nella SEMPLICITÀ quotidiana al largo del continente africano. 


Poesie in Grigio: 

Come dice una nota pubblicità ITALOFONO degli anni '90: "du gustis is megl ke uan".

Potrebbero essere state scritte da chiunque, né italiano, né capoverdiano, ma ugualmente italiano e allo stesso modo capoverdiano... Sono scritte con corpo in una parte del mondo e mente in un'altra del pianeta. Prendono qualcosa di qui, qualcosa di là, prendono il bianco e prendono il nero, prendono il caffè e prendono il latte e creano qualcosa di nuovo, creano una poesia meticcia, creano il cappuccino. 

Poesie in grigio... È tutto questo fin qui descritto ed è la via da percorre nel futuro. 


05/03/26

The NEET

 


Oltre i NEET: I Giovani come Ponti tra Generazioni e Culture

​In un'epoca segnata da rapidi cambiamenti sociali, il termine NEET (Not in Education, Employment or Training) è diventato una sigla fin troppo familiare per descrivere una generazione apparentemente "sospesa". Questi ragazzi non stanno studiando, non lavorano e non seguono corsi di formazione. I dati parlano chiaro: rappresentano circa il 25% della popolazione tra i 15 e i 34 anni, un segnale inequivocabile di un malessere profondo che attraversa l'intero Paese.

​Il Rischio dell'Emarginazione

​Oggi i giovani sono spesso messi al margine di ogni discorso politico, sociale e culturale. La società tende a non considerarli un problema urgente, ma commette un errore ancora più grave: non li vede come la straordinaria risorsa che sono realmente. Le disuguaglianze che attraversano l'Italia, unite a fenomeni come la povertà educativa, rendono difficile per molti trovare la propria strada, lasciandoli in una zona d'ombra dove il talento rimane inespresso.

​Costruttori di Ponti: La Nuova Generazione

​È necessario un cambio di paradigma. Se responsabilizzati e sostenuti da politiche integrate e sostenibili nel tempo, i giovani possono trasformarsi da "problema statistico" a costruttori di ponti.

​Questa capacità è particolarmente evidente nei giovani di seconda generazione. Essi vivono quotidianamente in un equilibrio tra due mondi:

  • La società ospitante: con le sue dinamiche, la sua lingua e le sue istituzioni.
  • La famiglia d'origine: portatrice dei valori e delle tradizioni dei genitori di prima generazione.

​Dotati di una sensibilità interculturale innata, questi ragazzi hanno il potenziale per ricucire strappi generazionali e culturali, facilitando l'integrazione e il dialogo.

​Verso una Valorizzazione Reale

​Perché questo potenziale si sprigioni, non bastano le parole. Servono:

  1. Politiche mirate: Interventi che rispondano ai bisogni specifici dei giovani, contrastando la povertà educativa.
  2. Sostegno economico e sociale: Valorizzare il ruolo economico dei giovani per dare loro l'autonomia necessaria a progettare il futuro.
  3. Responsabilizzazione: Coinvolgerli attivamente nei processi decisionali, riconoscendo loro il diritto di essere protagonisti del cambiamento.

​I giovani non sono solo il futuro, sono il presente che attende di essere ascoltato. Se sapremo offrire loro gli strumenti giusti, quel "ponte" verso una società più coesa e dinamica sarà finalmente costruito.

04/03/26

Discorso per il Convegno di Lisbona

I Giovani capoverdiani come Protagonisti



"Buonasera a tutti i presenti. Sono Jorge C.A. e sono qui oggi per dare voce ai giovani, non come categoria astratta, ma come cuore pulsante e spesso inascoltato della nostra società. Non sono qui per parlare dei giovani, ma per parlare a nome dei giovani.

Oggi ci troviamo di fronte a un paradosso crudele. Condividiamo tutti lo stesso desiderio: arrivare in alto, raggiungere la vetta, realizzarci. Eppure, per troppi di noi, quel traguardo appare come un miraggio riservato a pochi eletti. Non è una questione di mancanza di talento o di forza di volontà; possediamo entrambi in abbondanza. Il problema risiede nell'assenza di percorsi accessibili. Spesso, proprio dove dovremmo trovare porte aperte e sostegno istituzionale, incontriamo barriere e indifferenza.

Il giovane di oggi vive una crisi profonda, sospeso tra due domande fondamentali: 'Chi sono?' e 'Dove sto andando?'. In questa ricerca di identità, molti di noi si ritrovano cresciuti da quella che definirei la 'baby-sitter Italia'.

È un’entità che ci circonda, ci istruisce, ci offre passioni e ci culla in un’illusione di appartenenza. Ci fa sentire protagonisti di un sistema che, in apparenza, ci veste e ci coccola. Ma una baby-sitter, per quanto presente, non potrà mai sostituire l’amore e la stabilità di una madre.

Il momento della verità arriva quando questa 'baby-sitter' ci ricorda bruscamente i nostri limiti: la mancanza di un lavoro dignitoso, l'assenza di tutele, la sensazione di essere stranieri in casa propria. Quando il sostegno viene meno, il giovane si ritrova privo di radici.

È in questo vuoto che nasce il rischio: la rabbia per le promesse mancate può trasformarsi in deriva sociale o delinquenza. Non è solo un fallimento individuale, è un danno all'immagine e al tessuto economico della nostra nazione. Un giovane che non si sente amato dalle istituzioni è un giovane che, col tempo, smetterà di amarle a sua volta, diventando un peso laddove avrebbe dovuto essere una risorsa.

Siamo qui a Lisbona per cambiare questa narrazione. Non vogliamo più essere 'affidati' a una gestione temporanea; rivendichiamo il diritto di essere figli legittimi del nostro futuro. Chiediamo che le istituzioni smettano di essere spettatrici e diventino complici della nostra realizzazione. Perché un giovane che trova la sua strada non è solo un successo personale, è la vittoria di un’intera comunità.

Grazie per l'attenzione."

da Appunti in Blu 2006

L'assedio alla prigione

 L'assedio alla prigione


Atticus Finch si trova di notte davanti alla porta della prigione per proteggere il suo cliente, Tom Robinson, da possibili violenze. Improvvisamente arrivano diverse auto da cui scende un gruppo di uomini (tra cui il signor Cunningham). L'atmosfera è cupa: gli uomini emanano un odore di "whisky e di stalla" e chiedono ad Atticus di farsi da parte.

Scout, Jem e Dill, che avevano seguito Atticus di nascosto, irrompono nella scena. Scout corre verso il padre pensando di fargli una sorpresa, ma si rende subito conto che la situazione è pericolosa. Nonostante l'ordine perentorio di Atticus di tornare a casa, Jem rifiuta di andarsene, capendo che il padre è in pericolo e restando fermo al suo fianco in segno di sfida e lealtà.

Mentre la tensione sale e gli uomini minacciano di usare la forza, Scout inizia a osservare i volti della folla. Riconosce il signor Cunningham, il padre di un suo compagno di scuola, e cerca di intavolare una conversazione amichevole con lui:

​Gli ricorda dei suoi problemi legali (la "successione") di cui Atticus si sta occupando.

​Gli parla di suo figlio Walter, definendolo un "bravo ragazzo".

​Cerca di essere educata, seguendo l'insegnamento di Atticus secondo cui bisogna parlare con le persone di ciò che interessa loro.

L'educazione di Scout e la sua naturalezza mettono in crisi la mentalità del "branco". Il signor Cunningham, colpito dal fatto che la bambina lo tratti come un individuo e un amico di famiglia, si vergogna delle sue intenzioni violente. Si abbassa al livello di Scout, la saluta e ordina ai suoi compagni di ritirarsi. La folla si disperde, la minaccia svanisce e i bambini salvano, di fatto, la vita di Tom Robinson e l'incolumità di Atticus.


1. Il potere dell'innocenza contro la violenza

​La critica più alta che si può fare a questa scena è come Harper Lee riesca a dimostrare che l'innocenza di un bambino è più potente dell'odio di un gruppo. Scout non usa la forza, ma la "normalità". Trattando il signor Cunningham come un vicino di casa e un padre, lo spoglia della sua maschera da "linciatore" e lo costringe a guardarsi allo specchio come uomo. È un momento di un'umanità straordinaria.

​2. La tecnica del "Punto di Vista"

​L'autrice è magistrale nell'usare la voce di Scout. Noi vediamo una scena potenzialmente mortale attraverso gli occhi di una bambina che non capisce il pericolo, ma nota dettagli piccoli e significativi: l'odore di whisky, i pantaloni di jeans, il disagio del signor Cunningham. Questo contrasto tra la gravità degli eventi e la semplicità del racconto rende la lettura ancora più emozionante e coinvolgente.

​3. Il valore della coerenza educativa

​Un altro aspetto positivo è la figura di Atticus Finch. In queste pagine emerge la sua integrità: non è solo un avvocato che difende un cliente, ma un padre che ha insegnato ai figli a "mettersi nei panni degli altri". La vittoria di Scout in questa scena è, in realtà, la vittoria degli insegnamenti di Atticus. Il libro ci dice che l'educazione e l'empatia sono le uniche armi efficaci contro l'ignoranza.

​4. Ritmo e Tensione

​Dal punto di vista stilistico, il brano è costruito perfettamente. La tensione sale gradualmente (l'arrivo delle auto, le voci basse, il rifiuto di Jem di andarsene) fino al culmine del monologo di Scout, che scioglie il nodo drammatico in modo inaspettato. È una scrittura che tiene il lettore incollato alla pagina.


15/02/26

CHIQUINHO nuova identità capoverdiana

 


Il contesto storico di Chiquinho è fondamentale per capire perché questo libro sia considerato la "bibbia" dell'identità capoverdiana. Baltasar Lopes scrive in un periodo di enorme fermento intellettuale, ma ambienta il romanzo in uno dei momenti più bui della storia dell'arcipelago.

​Ecco i pilastri storici e sociali che sostengono la narrazione:

​1. Il Regime Coloniale e l'Estado Novo

​Il romanzo si colloca durante il dominio coloniale portoghese, sotto la dittatura di António de Oliveira Salazar (l'Estado Novo).

  • Centralismo: Capo Verde era gestito come una provincia d'oltremare, ma con scarse risorse. L'istruzione era limitata (il liceo di Mindelo descritto nel libro era l'unico di tutta l'Africa portoghese per molto tempo), creando un'élite intellettuale "assimilata" ma frustrata dalla mancanza di opportunità.

​2. La Tragedia delle Grandi Secche

​La parte finale del libro, "Le Acque Amare", riflette le cicliche e devastanti carestie che colpirono le isole tra gli anni '20 e '40.

  • La fame (A Fome): Senza un sistema di irrigazione o aiuti dalla metropoli portoghese, la siccità significava morte certa per migliaia di persone.
  • L'abbandono: La critica sottile di Lopes riguarda l'indifferenza del governo coloniale, che non interveniva efficacemente mentre la popolazione moriva di inedia, costringendo i sopravvissuti a un bivio: la tomba o l'oceano.

​3. Il Movimento "Claridade" (1936)

​Baltasar Lopes fu uno dei fondatori della rivista Claridade. Il contesto storico del libro coincide con la nascita di questo movimento letterario che voleva "fincare i piedi a terra" (finque lo pé na terra).

  • Rottura con il Portogallo: Prima di allora, gli scrittori capoverdiani imitavano i poeti portoghesi parlando di neve e castelli. Chiquinho rompe questo schema, parlando della siccità, del creolo, della morna e dei problemi reali dell'arcipelago.

​4. L’Emigrazione verso le Americhe

​Il finale del libro non è un caso isolato, ma un fenomeno di massa.

  • Il richiamo degli USA: Per molti capoverdiani (soprattutto delle isole di São Nicolau e Brava), l'America rappresentava l'unica salvezza. Le navi baleniere americane reclutavano spesso marinai a Capo Verde, creando un legame storico che spiega perché oggi esistano comunità capoverdiane negli Stati Uniti più numerose che nelle isole stesse.

​Sintesi Sociale

Questo clima di oppressione e sopravvivenza ha poi gettato i semi per i movimenti di indipendenza guidati da Amílcar Cabral decenni dopo.


Chiquinho, un capolavoro

Presentazione Chiquinho tradotto in Italiano da Vincenzo Barca.

 Chiquinho, pubblicato nel 1947, è considerato il capolavoro della letteratura capoverdiana. Scritto da Baltasar Lopes da Silva, il romanzo non è solo una storia di formazione, ma un vero e proprio ritratto dell'identità e delle sofferenze del popolo di Capo Verde.

​La trama si sviluppa in tre parti distinte che seguono la crescita del protagonista, Chiquinho, riflettendo le fasi tipiche della vita nell'arcipelago.

​1. L’Infanzia a Caleijão (São Nicolau)

​La prima parte è intrisa di nostalgia e lirismo. Chiquinho cresce nell'isola di São Nicolau, circondato dall'affetto della famiglia, in particolare della nonna Mamãe Velha.

  • Temi: L'apprendimento delle prime lettere, i giochi con gli amici e l'ascolto delle storie tradizionali. È un mondo rurale, magico e protetto, dove la cultura popolare capoverdiana emerge in tutta la sua ricchezza.

​2. Il Liceo a São Vicente

​Chiquinho si trasferisce a Mindelo, sull'isola di São Vicente, per proseguire gli studi al liceo.

  • Temi: Qui il protagonista entra in contatto con la vita urbana, la politica e le nuove correnti letterarie. È la fase del risveglio intellettuale. Chiquinho stringe amicizie profonde, vive i primi amori (come quello per Nuninha) e inizia a prendere coscienza della condizione coloniale e sociale del suo popolo.

​3. Le Acque Amare (Il Ritorno e la Fame)

​Dopo aver terminato gli studi, Chiquinho torna a São Nicolau come insegnante, ma si scontra con la durissima realtà delle Grandi Secche.

  • Temi: La siccità devasta l'isola, portando carestia e morte. Il protagonista assiste impotente alla sofferenza della sua gente. Il romanzo culmina con la dolorosa decisione finale: per sopravvivere e aiutare la famiglia, Chiquinho deve rassegnarsi all'emigrazione. Il libro si chiude con la sua partenza per l'America, un destino comune a migliaia di capoverdiani.

​Perché è importante?

  • Il Dilemma del Capoverdiano: Il libro esplora la tensione costante tra il "voler restare" (l'amore per la terra) e il "dover partire" (la necessità di sopravvivere).
  • Lingua e Stile: Lopes utilizza un portoghese fortemente influenzato dalle strutture e dal lessico del creolo, dando voce a un'autentica identità nazionale.
  • ​"Chiquinho non è solo un uomo; è il simbolo di un intero popolo che oscilla tra la speranza della pioggia e l'addio della banchina."

11/02/26

Meeterature: introduzione



Introduzione alla "Meeterature"

​Il termine deriva dall'unione dell'inglese to meet (incontrare) e literature (letteratura). Si definisce come una letteratura dell'incontro, figlia diretta della letteratura della migrazione, dove le identità non sono statiche ma si mescolano continuamente.

​Gli Autori e i Temi Chiave

​1. Amara Lakhous

  • Contributo Linguistico: Non rinuncia alla lingua d'origine ma evita di "fossilizzarsi" nell'esotismo delle parole. Le parole esotiche devono essere usate con parsimonia (come il sale); se sono troppe, il testo "parla da solo" perdendo efficacia.
  • Contributo Socio-Culturale: Analisi della cultura italiana attraverso il confronto con altre culture per trarne nuovi significati.
  • Riferimenti: Viene citato Gadda per il suo uso del pasticciaccio linguistico e del romanesco.

​2. Cristina Ali Farah

  • Stile: Utilizza un italiano "raffinatissimo".
  • Diaspora Somala: La sua scrittura dà voce a frammenti di vite diverse, creando un "groviglio di diaspora" che il lettore deve sciogliere insieme al narratore.
  • Identità: Sente l'urgenza di recuperare la cultura somala inserendo nel testo omaggi a poeti e figure storiche.
  • Tematiche: Nei suoi racconti la censura rappresenta il momento della guerra anche quando si è presenta come una dimensione fiabesca/onirica.

​3. Felizète Mbezelé (Kántheros)

  • Dalla Negritudine alla "Migritudine": > "Sono figlio delle letterature della negritudine... poi sono arrivato in Italia."
  • ​Sente che nei classici della letteratura africana manca qualcosa: il bisogno di un'espressività individuale. Per questo passa dal concetto collettivo di negritudine a quello di migritudine.

​4. Saba Anglana

  • Meticciato Culturale: Ogni cultura è meticcia per definizione. La libertà culturale nasce nel momento in cui incontriamo l'altro.
  • Appartenenza: L'energia senza un contenitore è caos; per questo l'uomo sceglie di "appartenere".
  • Dialogo tra testi: I nostri testi devono "mettersi in gioco" e accettare il rischio di essere attaccati o modificati dal confronto con gli altri.
  • Gika: La necessità di "definirsi" nasce spesso dallo sguardo degli altri.

​5. Teodoro N'Ngana

  • Integrazione: Non è un concetto teorico di cui discutere, ma qualcosa che va vissuto. È una sfida che la società italiana affronterà pienamente tra 20-30 anni.

​6. Ribka Sibhatu

  • Razzismo: È l'ignoranza della gente che lo crea.
  • Scrittura come Omaggio: Scrive seguendo ciò che le detta il cervello, usando le lingue in cui si trova in quel momento. Scrivere in una lingua è una forma di omaggio a quella cultura.
  • Responsabilità: Sente il dovere di dire "ascoltatemi" (Auló), rivendicando il diritto di "accusare" e di esprimersi liberamente.

​Concetti Trasversali

  • Responsabilità Collettiva: La migrazione non è un fatto individuale ma una colpevolizzazione/responsabilità che investe tutta la società.
  • Domanda Fondamentale: "Da dove vieni?" – Una domanda che spesso sottende la necessità dell'altro di incasellarti in una definizione predefinita.

Da appunti Blu del 2007

09/02/26

BLIMUNDO

 

BLIMUNDO


La storia di Blimundo (o Blimund) è una delle leggende più profonde e simboliche della tradizione orale di Capo Verde. Sebbene sia una fiaba popolare antica, è diventata celebre in tempi moderni soprattutto grazie all'opera di Celina Pereira, cantante, scrittrice e instancabile divulgatrice della cultura capoverdiana.

​Pereira ha trasformato questa storia in un progetto educativo e artistico con l'audiolibro multilingue "Estória, Estória... do Tambor a Blimundo" (2004), illustrato da Claudia Melotti.

​Ecco la Trama della Leggenda

​🐂 Il Profilo di Blimundo: L'Alpha del Gregge

​Blimundo non è il classico bue che traina l'aratro in silenzio. È enorme, intelligente e dotato di una forza sovrumana. Rappresenta chiunque si senta "stretto" in una vita di ordini e routine.

​⛰️ La Fuga verso la Libertà

​Blimundo lavora per il "Signor Re", ma un giorno decide che ne ha abbastanza. Sbatte la porta (anzi, il recinto) e scappa sulle montagne di Capo Verde. Vive come un fuorilegge, godendosi il vento e il sole, rifiutandosi di essere la proprietà di qualcuno. Il Re manda i soldati a prenderlo? Blimundo li spazza via come fossero moscerini.

​🎸 La Trappola: Musica e Amore

​Il Re capisce che con la forza bruta non vincerà mai. Allora usa il "soft power": manda un giovane musicista. Questo ragazzo non usa le armi, ma la musica del cavaquinho (una chitarra tipica capoverduanaoc) e gli parla di una bellissima vaccherella che lo aspetta.

È qui che Blimundo mostra il suo lato umano: si fida. Viene attirato dal desiderio di amore e armonia, lasciando le montagne per tornare in città.

​🗡️ Il Finale (SPOILER: È un colpo di scena epico)

​Appena rientra a corte, scatta l'imboscata. Mentre Blimundo sogna la libertà e l'amore, viene colpito a tradimento. Ma non finisce così: con l'ultimo respiro e l'ultimo grammo di energia, Blimundo sferra un calcio leggendario che abbatte il Re.

Muore il ribelle, ma muore anche il tiranno.

​⚡ Perché questa storia è "cool" ancora oggi?

  • È la lotta contro il Sistema: Blimundo è il simbolo di chi non accetta catene, di chi preferisce morire combattendo piuttosto che vivere in schiavitù.
  • Ti insegna a guardarti dai "falsi amici": Il tradimento non arriva quasi mai con la spada, ma spesso con una bella canzone o una promessa vuota.
  • È una questione di identità: Celina Pereira ha portato questa storia in giro per il mondo perché voleva che ogni ragazzo di Capo Verde (e non solo) si sentisse orgoglioso delle proprie radici, forti e indomabili come quel bue.

05/02/26

VERY LEADER

 LEADER SI NASCE... 



La grandezza di un leader non si misura solo da quanto territorio conquista, ma dalla sua capacità di rinunciare al potere quando questo diventa l'unico modo per garantire la stabilità o la libertà del proprio popolo.

​Ecco alcuni dei "grandi combattenti" più iconici che hanno saputo fare un passo indietro per il bene comune:

​1. George Washington (Stati Uniti)

​Forse l'esempio più celebre di auto-limitazione del potere. Dopo aver guidato l'Esercito Continentale alla vittoria contro l'Impero Britannico, Washington era l'uomo più potente d'America.

  • Il gesto: Avrebbe potuto essere re o dittatore a vita. Invece, dopo due mandati presidenziali, si dimise volontariamente, stabilendo il precedente della transizione democratica del potere.
  • Perché è importante: Dimostrò che la Repubblica era più importante del singolo leader.

​2. Nelson Mandela (Sudafrica)

​Dopo 27 anni di prigionia e una vita passata a combattere l'apartheid, Mandela divenne il primo presidente nero del Sudafrica nel 1994.

  • Il gesto: Nonostante la spinta per una presidenza a vita o per la vendetta contro i persecutori bianchi, scelse la via della riconciliazione. Si ritirò dopo un solo mandato (1999).
  • Perché è importante: Evitò una guerra civile che sembrava inevitabile, unificando una nazione profondamente ferita.

​3. Lucio Quinzio Cincinnato (Antica Roma)

​È l'archetipo storico del cittadino-soldato. Nel V secolo a.C., Roma era in grave pericolo e il Senato lo nominò Dittatore (una carica legale con pieni poteri per gestire le emergenze).

  • Il gesto: Cincinnato sconfisse i nemici in soli 15 giorni. Invece di mantenere il potere assoluto per i sei mesi previsti, depose immediatamente le insegne del comando e tornò alla sua fattoria a arare i campi.
  • Perché è importante: È diventato il simbolo della virtù civica e del rifiuto dell'ambizione personale.

​4. Giuseppe Garibaldi (Italia)

​L'"Eroe dei due mondi" era un combattente formidabile che avrebbe potuto facilmente reclamare un ruolo politico centrale nel nuovo Regno d'Italia.

  • Il gesto: Dopo la Spedizione dei Mille, nell'incontro di Teano (1860), consegnò simbolicamente il Sud Italia al Re Vittorio Emanuele II. Non chiese onori o poteri, ma si ritirò nell'isola di Caprera a fare l'agricoltore.
  • Perché è importante: Mise l'unità d'Italia davanti alle sue convinzioni repubblicane e alla sua gloria personale.

​5. Ashoka il Grande (Impero Maurya, India)

​A differenza degli altri, Ashoka non si dimise, ma trasformò radicalmente il suo modo di governare.

  • Il gesto: Dopo la sanguinosa conquista di Kalinga, fu così inorridito dal dolore causato dalla guerra che rinunciò alla violenza espansionistica e si convertì al Buddismo.
  • Perché è importante: Passò il resto della vita a promuovere la pace, la tolleranza religiosa e il benessere sociale, incidendo i suoi editti su pilastri in tutto l'impero.
  • ​"Il momento più difficile per un leader non è quando deve decidere di agire, ma quando deve decidere di fermarsi."


    ​Questi uomini hanno capito che il vero atto di forza non è stringere il pugno, ma aprire la mano.

04/02/26

L'identità capoverdiana come costruzione faticosa tra esilio e appartenenza

 

Da appunti sparsi 2007.




1. Il Concetto di Identità: Oltre l'Estetica

Parliamo qui  dell'idea che per conoscere un popolo non ci si possa fermare al "lato estetico" (ciò che è superficiale o puramente visivo). È necessario addentrarsi nella cultura per trovare l'elemento essenziale che ne disegna l'identità.

​Per Capo Verde, l'identità non è qualcosa di statico da "trovare", ma un valore da affermare attivamente, specialmente a fronte di una storia segnata da:

  • Fame e Siccità: Le "mornas" e la sofferenza ciclica dell'arcipelago.
  • Esilio ed Emigrazione: La diaspora come elemento costitutivo del DNA capoverdiano.

​2. I Precursori: Eugénio Tavares e Pedro Cardoso

​Prima di Claridade, due figure hanno gettato le basi per la consapevolezza nazionale:

  • Eugénio Tavares: Ha nobilitato la lingua creola e la musica (la morna), arricchendo il panorama poetico con una sensibilità senza eguali.
  • Pedro Cardoso: Ha spinto gli intellettuali a prendere coscienza delle forme di oppressione derivanti dal dominio portoghese.
  • Il paradosso: Nonostante la critica al colonialismo, questi autori non rifiutavano l'idea del Portogallo come "Patria", vivendo in una sorta di limbo culturale che però preparava il terreno per la generazione successiva.

​3. La Rivoluzione di "Claridade" (1936)

​Il termine CLARIDADE (dal nome della rivista fondata a Mindelo nel 1936) segna il momento in cui gli intellettuali capoverdiani — i Claridosos — smettono di guardare esclusivamente a Lisbona e iniziano a guardare dentro se stessi.

  • L'Uomo al centro: Con questo movimento, l'uomo e la cultura capoverdiana diventano finalmente l'oggetto centrale di attenzione e riflessione.
  • L'Adventure Créole: Capo Verde si "stacca" idealmente dal Portogallo per iniziare una propria avventura intellettuale. Non si tratta solo di letteratura, ma di un modo nuovo di concepire la cultura in Africa.
  • Il realismo: A differenza dei romantici precedenti, i Claridosos (come Baltasar Lopes, Manuel Lopes e Jorge Barbosa) descrivono la realtà cruda: la terra secca, l'attesa della pioggia e il dramma sociale.

​4. Temi Cardine dei Claridosos

​Dagli appunti emergono alcuni binomi e figure fondamentali:

  • Esterni vs Interni: La tensione tra chi resta sull'isola e chi parte.
  • L'Emigrante come "Vero Eroe": Citando Baltasar Lopes, l'emigrante non è solo chi fugge, ma chi affronta il destino per permettere la sopravvivenza di chi resta, diventando una figura mitica della cultura creola.
  • Il Seminatore: I Claridosos sono descritti come coloro che hanno scavato le buche per seminare il seme della moderna letteratura capoverdiana, l'anima stessa della loro cultura.


XXXIII° ANNIVERSARIO DALL'INDIPENDENZA DI CAPO VERDE

XXXIII° ANNIVERSARIO DALL'INDIPENDENZA DI CAPO VERDE
J. Canifa Alves, l'On.le M. Monteiro, l'On.le Frias, l'On.le Sousa, rappresentante Caritas F. Pittau

Un libro può salvare la vita

  • edgar allan poe - racconti
  • Gabriel Garcia Marquez - Cent'anni di solitudine
  • Isabel Allende - il piano infinito
  • Luis Romano - famintos
  • Michael Ende - la storia infinita

MONDO MIGRANTE

Los Angeles – Charlize Theron è diventata cittadina americana. Ad annunciarlo la stessa attrice durante il David Letterman Show: “ho sempre desiderato essere cittadina americana, ma loro non volevano accettarmi… Ho dovuto studiare. Inoltre era difficile non pensare a qualche trucco all’esame, come quando a me, di madrelingua inglese e sudafricana, è stato dato un foglio e mi è stato chiesto di scrivere correttamente la frase: è una giornata di sole”.

Un premio Oscar all’ umorismo americano… ma si diamo loro anche un “Tapiro d’oro”.

Le rivoluzioni non necessariamente rappresentano delle soluzioni... sicuramente ti danno linfa vitale!

RAIZ-LONGE

RAIZ-LONGE
dietro: Benny Hopffer Almada, Giovanni Mone, Alfredo Pierantozzi; al centro: Marta Poretti, Viviana Alves, Jorge Canifa Alves, Cateline Hopffer Almada, Lorena Salvatori, Walter do Rosario; in basso: Hamdi Dahir, Linda Evora, Aderico Brito.