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04/03/26

Discorso per il Convegno di Lisbona

I Giovani capoverdiani come Protagonisti



"Buonasera a tutti i presenti. Sono Jorge C.A. e sono qui oggi per dare voce ai giovani, non come categoria astratta, ma come cuore pulsante e spesso inascoltato della nostra società. Non sono qui per parlare dei giovani, ma per parlare a nome dei giovani.

Oggi ci troviamo di fronte a un paradosso crudele. Condividiamo tutti lo stesso desiderio: arrivare in alto, raggiungere la vetta, realizzarci. Eppure, per troppi di noi, quel traguardo appare come un miraggio riservato a pochi eletti. Non è una questione di mancanza di talento o di forza di volontà; possediamo entrambi in abbondanza. Il problema risiede nell'assenza di percorsi accessibili. Spesso, proprio dove dovremmo trovare porte aperte e sostegno istituzionale, incontriamo barriere e indifferenza.

Il giovane di oggi vive una crisi profonda, sospeso tra due domande fondamentali: 'Chi sono?' e 'Dove sto andando?'. In questa ricerca di identità, molti di noi si ritrovano cresciuti da quella che definirei la 'baby-sitter Italia'.

È un’entità che ci circonda, ci istruisce, ci offre passioni e ci culla in un’illusione di appartenenza. Ci fa sentire protagonisti di un sistema che, in apparenza, ci veste e ci coccola. Ma una baby-sitter, per quanto presente, non potrà mai sostituire l’amore e la stabilità di una madre.

Il momento della verità arriva quando questa 'baby-sitter' ci ricorda bruscamente i nostri limiti: la mancanza di un lavoro dignitoso, l'assenza di tutele, la sensazione di essere stranieri in casa propria. Quando il sostegno viene meno, il giovane si ritrova privo di radici.

È in questo vuoto che nasce il rischio: la rabbia per le promesse mancate può trasformarsi in deriva sociale o delinquenza. Non è solo un fallimento individuale, è un danno all'immagine e al tessuto economico della nostra nazione. Un giovane che non si sente amato dalle istituzioni è un giovane che, col tempo, smetterà di amarle a sua volta, diventando un peso laddove avrebbe dovuto essere una risorsa.

Siamo qui a Lisbona per cambiare questa narrazione. Non vogliamo più essere 'affidati' a una gestione temporanea; rivendichiamo il diritto di essere figli legittimi del nostro futuro. Chiediamo che le istituzioni smettano di essere spettatrici e diventino complici della nostra realizzazione. Perché un giovane che trova la sua strada non è solo un successo personale, è la vittoria di un’intera comunità.

Grazie per l'attenzione."

da Appunti in Blu 2006

L'assedio alla prigione

 L'assedio alla prigione


Atticus Finch si trova di notte davanti alla porta della prigione per proteggere il suo cliente, Tom Robinson, da possibili violenze. Improvvisamente arrivano diverse auto da cui scende un gruppo di uomini (tra cui il signor Cunningham). L'atmosfera è cupa: gli uomini emanano un odore di "whisky e di stalla" e chiedono ad Atticus di farsi da parte.

Scout, Jem e Dill, che avevano seguito Atticus di nascosto, irrompono nella scena. Scout corre verso il padre pensando di fargli una sorpresa, ma si rende subito conto che la situazione è pericolosa. Nonostante l'ordine perentorio di Atticus di tornare a casa, Jem rifiuta di andarsene, capendo che il padre è in pericolo e restando fermo al suo fianco in segno di sfida e lealtà.

Mentre la tensione sale e gli uomini minacciano di usare la forza, Scout inizia a osservare i volti della folla. Riconosce il signor Cunningham, il padre di un suo compagno di scuola, e cerca di intavolare una conversazione amichevole con lui:

​Gli ricorda dei suoi problemi legali (la "successione") di cui Atticus si sta occupando.

​Gli parla di suo figlio Walter, definendolo un "bravo ragazzo".

​Cerca di essere educata, seguendo l'insegnamento di Atticus secondo cui bisogna parlare con le persone di ciò che interessa loro.

L'educazione di Scout e la sua naturalezza mettono in crisi la mentalità del "branco". Il signor Cunningham, colpito dal fatto che la bambina lo tratti come un individuo e un amico di famiglia, si vergogna delle sue intenzioni violente. Si abbassa al livello di Scout, la saluta e ordina ai suoi compagni di ritirarsi. La folla si disperde, la minaccia svanisce e i bambini salvano, di fatto, la vita di Tom Robinson e l'incolumità di Atticus.


1. Il potere dell'innocenza contro la violenza

​La critica più alta che si può fare a questa scena è come Harper Lee riesca a dimostrare che l'innocenza di un bambino è più potente dell'odio di un gruppo. Scout non usa la forza, ma la "normalità". Trattando il signor Cunningham come un vicino di casa e un padre, lo spoglia della sua maschera da "linciatore" e lo costringe a guardarsi allo specchio come uomo. È un momento di un'umanità straordinaria.

​2. La tecnica del "Punto di Vista"

​L'autrice è magistrale nell'usare la voce di Scout. Noi vediamo una scena potenzialmente mortale attraverso gli occhi di una bambina che non capisce il pericolo, ma nota dettagli piccoli e significativi: l'odore di whisky, i pantaloni di jeans, il disagio del signor Cunningham. Questo contrasto tra la gravità degli eventi e la semplicità del racconto rende la lettura ancora più emozionante e coinvolgente.

​3. Il valore della coerenza educativa

​Un altro aspetto positivo è la figura di Atticus Finch. In queste pagine emerge la sua integrità: non è solo un avvocato che difende un cliente, ma un padre che ha insegnato ai figli a "mettersi nei panni degli altri". La vittoria di Scout in questa scena è, in realtà, la vittoria degli insegnamenti di Atticus. Il libro ci dice che l'educazione e l'empatia sono le uniche armi efficaci contro l'ignoranza.

​4. Ritmo e Tensione

​Dal punto di vista stilistico, il brano è costruito perfettamente. La tensione sale gradualmente (l'arrivo delle auto, le voci basse, il rifiuto di Jem di andarsene) fino al culmine del monologo di Scout, che scioglie il nodo drammatico in modo inaspettato. È una scrittura che tiene il lettore incollato alla pagina.


15/02/26

CHIQUINHO nuova identità capoverdiana

 


Il contesto storico di Chiquinho è fondamentale per capire perché questo libro sia considerato la "bibbia" dell'identità capoverdiana. Baltasar Lopes scrive in un periodo di enorme fermento intellettuale, ma ambienta il romanzo in uno dei momenti più bui della storia dell'arcipelago.

​Ecco i pilastri storici e sociali che sostengono la narrazione:

​1. Il Regime Coloniale e l'Estado Novo

​Il romanzo si colloca durante il dominio coloniale portoghese, sotto la dittatura di António de Oliveira Salazar (l'Estado Novo).

  • Centralismo: Capo Verde era gestito come una provincia d'oltremare, ma con scarse risorse. L'istruzione era limitata (il liceo di Mindelo descritto nel libro era l'unico di tutta l'Africa portoghese per molto tempo), creando un'élite intellettuale "assimilata" ma frustrata dalla mancanza di opportunità.

​2. La Tragedia delle Grandi Secche

​La parte finale del libro, "Le Acque Amare", riflette le cicliche e devastanti carestie che colpirono le isole tra gli anni '20 e '40.

  • La fame (A Fome): Senza un sistema di irrigazione o aiuti dalla metropoli portoghese, la siccità significava morte certa per migliaia di persone.
  • L'abbandono: La critica sottile di Lopes riguarda l'indifferenza del governo coloniale, che non interveniva efficacemente mentre la popolazione moriva di inedia, costringendo i sopravvissuti a un bivio: la tomba o l'oceano.

​3. Il Movimento "Claridade" (1936)

​Baltasar Lopes fu uno dei fondatori della rivista Claridade. Il contesto storico del libro coincide con la nascita di questo movimento letterario che voleva "fincare i piedi a terra" (finque lo pé na terra).

  • Rottura con il Portogallo: Prima di allora, gli scrittori capoverdiani imitavano i poeti portoghesi parlando di neve e castelli. Chiquinho rompe questo schema, parlando della siccità, del creolo, della morna e dei problemi reali dell'arcipelago.

​4. L’Emigrazione verso le Americhe

​Il finale del libro non è un caso isolato, ma un fenomeno di massa.

  • Il richiamo degli USA: Per molti capoverdiani (soprattutto delle isole di São Nicolau e Brava), l'America rappresentava l'unica salvezza. Le navi baleniere americane reclutavano spesso marinai a Capo Verde, creando un legame storico che spiega perché oggi esistano comunità capoverdiane negli Stati Uniti più numerose che nelle isole stesse.

​Sintesi Sociale

Questo clima di oppressione e sopravvivenza ha poi gettato i semi per i movimenti di indipendenza guidati da Amílcar Cabral decenni dopo.


Chiquinho, un capolavoro

Presentazione Chiquinho tradotto in Italiano da Vincenzo Barca.

 Chiquinho, pubblicato nel 1947, è considerato il capolavoro della letteratura capoverdiana. Scritto da Baltasar Lopes da Silva, il romanzo non è solo una storia di formazione, ma un vero e proprio ritratto dell'identità e delle sofferenze del popolo di Capo Verde.

​La trama si sviluppa in tre parti distinte che seguono la crescita del protagonista, Chiquinho, riflettendo le fasi tipiche della vita nell'arcipelago.

​1. L’Infanzia a Caleijão (São Nicolau)

​La prima parte è intrisa di nostalgia e lirismo. Chiquinho cresce nell'isola di São Nicolau, circondato dall'affetto della famiglia, in particolare della nonna Mamãe Velha.

  • Temi: L'apprendimento delle prime lettere, i giochi con gli amici e l'ascolto delle storie tradizionali. È un mondo rurale, magico e protetto, dove la cultura popolare capoverdiana emerge in tutta la sua ricchezza.

​2. Il Liceo a São Vicente

​Chiquinho si trasferisce a Mindelo, sull'isola di São Vicente, per proseguire gli studi al liceo.

  • Temi: Qui il protagonista entra in contatto con la vita urbana, la politica e le nuove correnti letterarie. È la fase del risveglio intellettuale. Chiquinho stringe amicizie profonde, vive i primi amori (come quello per Nuninha) e inizia a prendere coscienza della condizione coloniale e sociale del suo popolo.

​3. Le Acque Amare (Il Ritorno e la Fame)

​Dopo aver terminato gli studi, Chiquinho torna a São Nicolau come insegnante, ma si scontra con la durissima realtà delle Grandi Secche.

  • Temi: La siccità devasta l'isola, portando carestia e morte. Il protagonista assiste impotente alla sofferenza della sua gente. Il romanzo culmina con la dolorosa decisione finale: per sopravvivere e aiutare la famiglia, Chiquinho deve rassegnarsi all'emigrazione. Il libro si chiude con la sua partenza per l'America, un destino comune a migliaia di capoverdiani.

​Perché è importante?

  • Il Dilemma del Capoverdiano: Il libro esplora la tensione costante tra il "voler restare" (l'amore per la terra) e il "dover partire" (la necessità di sopravvivere).
  • Lingua e Stile: Lopes utilizza un portoghese fortemente influenzato dalle strutture e dal lessico del creolo, dando voce a un'autentica identità nazionale.
  • ​"Chiquinho non è solo un uomo; è il simbolo di un intero popolo che oscilla tra la speranza della pioggia e l'addio della banchina."

11/02/26

Meeterature: introduzione



Introduzione alla "Meeterature"

​Il termine deriva dall'unione dell'inglese to meet (incontrare) e literature (letteratura). Si definisce come una letteratura dell'incontro, figlia diretta della letteratura della migrazione, dove le identità non sono statiche ma si mescolano continuamente.

​Gli Autori e i Temi Chiave

​1. Amara Lakhous

  • Contributo Linguistico: Non rinuncia alla lingua d'origine ma evita di "fossilizzarsi" nell'esotismo delle parole. Le parole esotiche devono essere usate con parsimonia (come il sale); se sono troppe, il testo "parla da solo" perdendo efficacia.
  • Contributo Socio-Culturale: Analisi della cultura italiana attraverso il confronto con altre culture per trarne nuovi significati.
  • Riferimenti: Viene citato Gadda per il suo uso del pasticciaccio linguistico e del romanesco.

​2. Cristina Ali Farah

  • Stile: Utilizza un italiano "raffinatissimo".
  • Diaspora Somala: La sua scrittura dà voce a frammenti di vite diverse, creando un "groviglio di diaspora" che il lettore deve sciogliere insieme al narratore.
  • Identità: Sente l'urgenza di recuperare la cultura somala inserendo nel testo omaggi a poeti e figure storiche.
  • Tematiche: Nei suoi racconti la censura rappresenta il momento della guerra anche quando si è presenta come una dimensione fiabesca/onirica.

​3. Felizète Mbezelé (Kántheros)

  • Dalla Negritudine alla "Migritudine": > "Sono figlio delle letterature della negritudine... poi sono arrivato in Italia."
  • ​Sente che nei classici della letteratura africana manca qualcosa: il bisogno di un'espressività individuale. Per questo passa dal concetto collettivo di negritudine a quello di migritudine.

​4. Saba Anglana

  • Meticciato Culturale: Ogni cultura è meticcia per definizione. La libertà culturale nasce nel momento in cui incontriamo l'altro.
  • Appartenenza: L'energia senza un contenitore è caos; per questo l'uomo sceglie di "appartenere".
  • Dialogo tra testi: I nostri testi devono "mettersi in gioco" e accettare il rischio di essere attaccati o modificati dal confronto con gli altri.
  • Gika: La necessità di "definirsi" nasce spesso dallo sguardo degli altri.

​5. Teodoro N'Ngana

  • Integrazione: Non è un concetto teorico di cui discutere, ma qualcosa che va vissuto. È una sfida che la società italiana affronterà pienamente tra 20-30 anni.

​6. Ribka Sibhatu

  • Razzismo: È l'ignoranza della gente che lo crea.
  • Scrittura come Omaggio: Scrive seguendo ciò che le detta il cervello, usando le lingue in cui si trova in quel momento. Scrivere in una lingua è una forma di omaggio a quella cultura.
  • Responsabilità: Sente il dovere di dire "ascoltatemi" (Auló), rivendicando il diritto di "accusare" e di esprimersi liberamente.

​Concetti Trasversali

  • Responsabilità Collettiva: La migrazione non è un fatto individuale ma una colpevolizzazione/responsabilità che investe tutta la società.
  • Domanda Fondamentale: "Da dove vieni?" – Una domanda che spesso sottende la necessità dell'altro di incasellarti in una definizione predefinita.

Da appunti Blu del 2007

09/02/26

BLIMUNDO

 

BLIMUNDO


La storia di Blimundo (o Blimund) è una delle leggende più profonde e simboliche della tradizione orale di Capo Verde. Sebbene sia una fiaba popolare antica, è diventata celebre in tempi moderni soprattutto grazie all'opera di Celina Pereira, cantante, scrittrice e instancabile divulgatrice della cultura capoverdiana.

​Pereira ha trasformato questa storia in un progetto educativo e artistico con l'audiolibro multilingue "Estória, Estória... do Tambor a Blimundo" (2004), illustrato da Claudia Melotti.

​Ecco la Trama della Leggenda

​🐂 Il Profilo di Blimundo: L'Alpha del Gregge

​Blimundo non è il classico bue che traina l'aratro in silenzio. È enorme, intelligente e dotato di una forza sovrumana. Rappresenta chiunque si senta "stretto" in una vita di ordini e routine.

​⛰️ La Fuga verso la Libertà

​Blimundo lavora per il "Signor Re", ma un giorno decide che ne ha abbastanza. Sbatte la porta (anzi, il recinto) e scappa sulle montagne di Capo Verde. Vive come un fuorilegge, godendosi il vento e il sole, rifiutandosi di essere la proprietà di qualcuno. Il Re manda i soldati a prenderlo? Blimundo li spazza via come fossero moscerini.

​🎸 La Trappola: Musica e Amore

​Il Re capisce che con la forza bruta non vincerà mai. Allora usa il "soft power": manda un giovane musicista. Questo ragazzo non usa le armi, ma la musica del cavaquinho (una chitarra tipica capoverduanaoc) e gli parla di una bellissima vaccherella che lo aspetta.

È qui che Blimundo mostra il suo lato umano: si fida. Viene attirato dal desiderio di amore e armonia, lasciando le montagne per tornare in città.

​🗡️ Il Finale (SPOILER: È un colpo di scena epico)

​Appena rientra a corte, scatta l'imboscata. Mentre Blimundo sogna la libertà e l'amore, viene colpito a tradimento. Ma non finisce così: con l'ultimo respiro e l'ultimo grammo di energia, Blimundo sferra un calcio leggendario che abbatte il Re.

Muore il ribelle, ma muore anche il tiranno.

​⚡ Perché questa storia è "cool" ancora oggi?

  • È la lotta contro il Sistema: Blimundo è il simbolo di chi non accetta catene, di chi preferisce morire combattendo piuttosto che vivere in schiavitù.
  • Ti insegna a guardarti dai "falsi amici": Il tradimento non arriva quasi mai con la spada, ma spesso con una bella canzone o una promessa vuota.
  • È una questione di identità: Celina Pereira ha portato questa storia in giro per il mondo perché voleva che ogni ragazzo di Capo Verde (e non solo) si sentisse orgoglioso delle proprie radici, forti e indomabili come quel bue.

05/02/26

VERY LEADER

 LEADER SI NASCE... 



La grandezza di un leader non si misura solo da quanto territorio conquista, ma dalla sua capacità di rinunciare al potere quando questo diventa l'unico modo per garantire la stabilità o la libertà del proprio popolo.

​Ecco alcuni dei "grandi combattenti" più iconici che hanno saputo fare un passo indietro per il bene comune:

​1. George Washington (Stati Uniti)

​Forse l'esempio più celebre di auto-limitazione del potere. Dopo aver guidato l'Esercito Continentale alla vittoria contro l'Impero Britannico, Washington era l'uomo più potente d'America.

  • Il gesto: Avrebbe potuto essere re o dittatore a vita. Invece, dopo due mandati presidenziali, si dimise volontariamente, stabilendo il precedente della transizione democratica del potere.
  • Perché è importante: Dimostrò che la Repubblica era più importante del singolo leader.

​2. Nelson Mandela (Sudafrica)

​Dopo 27 anni di prigionia e una vita passata a combattere l'apartheid, Mandela divenne il primo presidente nero del Sudafrica nel 1994.

  • Il gesto: Nonostante la spinta per una presidenza a vita o per la vendetta contro i persecutori bianchi, scelse la via della riconciliazione. Si ritirò dopo un solo mandato (1999).
  • Perché è importante: Evitò una guerra civile che sembrava inevitabile, unificando una nazione profondamente ferita.

​3. Lucio Quinzio Cincinnato (Antica Roma)

​È l'archetipo storico del cittadino-soldato. Nel V secolo a.C., Roma era in grave pericolo e il Senato lo nominò Dittatore (una carica legale con pieni poteri per gestire le emergenze).

  • Il gesto: Cincinnato sconfisse i nemici in soli 15 giorni. Invece di mantenere il potere assoluto per i sei mesi previsti, depose immediatamente le insegne del comando e tornò alla sua fattoria a arare i campi.
  • Perché è importante: È diventato il simbolo della virtù civica e del rifiuto dell'ambizione personale.

​4. Giuseppe Garibaldi (Italia)

​L'"Eroe dei due mondi" era un combattente formidabile che avrebbe potuto facilmente reclamare un ruolo politico centrale nel nuovo Regno d'Italia.

  • Il gesto: Dopo la Spedizione dei Mille, nell'incontro di Teano (1860), consegnò simbolicamente il Sud Italia al Re Vittorio Emanuele II. Non chiese onori o poteri, ma si ritirò nell'isola di Caprera a fare l'agricoltore.
  • Perché è importante: Mise l'unità d'Italia davanti alle sue convinzioni repubblicane e alla sua gloria personale.

​5. Ashoka il Grande (Impero Maurya, India)

​A differenza degli altri, Ashoka non si dimise, ma trasformò radicalmente il suo modo di governare.

  • Il gesto: Dopo la sanguinosa conquista di Kalinga, fu così inorridito dal dolore causato dalla guerra che rinunciò alla violenza espansionistica e si convertì al Buddismo.
  • Perché è importante: Passò il resto della vita a promuovere la pace, la tolleranza religiosa e il benessere sociale, incidendo i suoi editti su pilastri in tutto l'impero.
  • ​"Il momento più difficile per un leader non è quando deve decidere di agire, ma quando deve decidere di fermarsi."


    ​Questi uomini hanno capito che il vero atto di forza non è stringere il pugno, ma aprire la mano.

04/02/26

L'identità capoverdiana come costruzione faticosa tra esilio e appartenenza

 

Da appunti sparsi 2007.




1. Il Concetto di Identità: Oltre l'Estetica

Parliamo qui  dell'idea che per conoscere un popolo non ci si possa fermare al "lato estetico" (ciò che è superficiale o puramente visivo). È necessario addentrarsi nella cultura per trovare l'elemento essenziale che ne disegna l'identità.

​Per Capo Verde, l'identità non è qualcosa di statico da "trovare", ma un valore da affermare attivamente, specialmente a fronte di una storia segnata da:

  • Fame e Siccità: Le "mornas" e la sofferenza ciclica dell'arcipelago.
  • Esilio ed Emigrazione: La diaspora come elemento costitutivo del DNA capoverdiano.

​2. I Precursori: Eugénio Tavares e Pedro Cardoso

​Prima di Claridade, due figure hanno gettato le basi per la consapevolezza nazionale:

  • Eugénio Tavares: Ha nobilitato la lingua creola e la musica (la morna), arricchendo il panorama poetico con una sensibilità senza eguali.
  • Pedro Cardoso: Ha spinto gli intellettuali a prendere coscienza delle forme di oppressione derivanti dal dominio portoghese.
  • Il paradosso: Nonostante la critica al colonialismo, questi autori non rifiutavano l'idea del Portogallo come "Patria", vivendo in una sorta di limbo culturale che però preparava il terreno per la generazione successiva.

​3. La Rivoluzione di "Claridade" (1936)

​Il termine CLARIDADE (dal nome della rivista fondata a Mindelo nel 1936) segna il momento in cui gli intellettuali capoverdiani — i Claridosos — smettono di guardare esclusivamente a Lisbona e iniziano a guardare dentro se stessi.

  • L'Uomo al centro: Con questo movimento, l'uomo e la cultura capoverdiana diventano finalmente l'oggetto centrale di attenzione e riflessione.
  • L'Adventure Créole: Capo Verde si "stacca" idealmente dal Portogallo per iniziare una propria avventura intellettuale. Non si tratta solo di letteratura, ma di un modo nuovo di concepire la cultura in Africa.
  • Il realismo: A differenza dei romantici precedenti, i Claridosos (come Baltasar Lopes, Manuel Lopes e Jorge Barbosa) descrivono la realtà cruda: la terra secca, l'attesa della pioggia e il dramma sociale.

​4. Temi Cardine dei Claridosos

​Dagli appunti emergono alcuni binomi e figure fondamentali:

  • Esterni vs Interni: La tensione tra chi resta sull'isola e chi parte.
  • L'Emigrante come "Vero Eroe": Citando Baltasar Lopes, l'emigrante non è solo chi fugge, ma chi affronta il destino per permettere la sopravvivenza di chi resta, diventando una figura mitica della cultura creola.
  • Il Seminatore: I Claridosos sono descritti come coloro che hanno scavato le buche per seminare il seme della moderna letteratura capoverdiana, l'anima stessa della loro cultura.


26/01/26

Cittadinanza

 CITTADINANZA 




Un figlio di una capoverdiana e di un italiano conserva sempre la cittadinanza capoverdiana anche se non lo ha mai richiesto?


La risposta breve è sì. Secondo la legge sulla cittadinanza di Capo Verde, un figlio di madre capoverdiana è considerato cittadino capoverdiano per nascita, indipendentemente da dove sia nato o dal fatto che abbia fatto una richiesta formale.

​Ecco i dettagli su come funziona e cosa comporta:

1. Il principio dello "Ius Sanguinis"

Capo Verde applica il principio del ius sanguinis (diritto di sangue). La Costituzione e la legge sulla nazionalità stabiliscono che:

È cittadino capoverdiano il figlio di padre o madre nati a Capo Verde.

La cittadinanza è automatica e originaria. Non è necessaria una manifestazione di volontà per "diventarlo"; lo si è già dal momento della nascita per il solo fatto del legame biologico.

​2. La Doppia Cittadinanza

​L'ordinamento capoverdiano è molto aperto:

​Permette la doppia (o plurima) cittadinanza senza restrizioni.

​Non richiede di rinunciare alla cittadinanza italiana per mantenere quella capoverdiana.

​Allo stesso modo, l'Italia permette il possesso di più cittadinanze. Pertanto, il figlio conserva entrambi i passaporti a vita, a meno che non decida formalmente di rinunciarvi.

​3. "Diritto" vs "Documentazione"

​C'è una distinzione importante tra essere cittadino e avere i documenti:

Anche se il figlio non ha mai richiesto il passaporto capoverdiano o non è mai stato registrato al consolato, per lo Stato di Capo Verde egli è comunque un cittadino.

​Tuttavia, per esercitare i diritti (come votare o viaggiare con passaporto capoverdiano), dovrà procedere alla trascrizione dell'atto di nascita presso le autorità consolari capoverdiane in Italia. Senza questo passaggio, la sua cittadinanza è "latente" (esiste ma non è documentata).

Cosa deve fare se vuole i documenti?

​Se il figlio desidera ottenere il passaporto o la carta d'identità capoverdiana, dovrà presentarsi al Consolato di Capo Verde con:

​L'estratto dell'atto di nascita italiano (modello plurilingue).

​Documenti d'identità della madre che attestino la sua nazionalità capoverdiana.

​In sintesi: Non si perde la cittadinanza capoverdiana per "mancata richiesta". È un diritto permanente legato alla discendenza.

BY Casa Madre


Capeverdian's migration

 Gli anni '60: La "migrazione delle donne"




​A differenza di altre migrazioni, quella capoverdiana è stata fin dall'inizio prevalentemente femminile.

​Il ruolo dei missionari: Le prime donne arrivarono tra il 1957 e i primi anni '60, spesso provenienti dall'isola di São Nicolau. Il tramite furono i Frati Cappuccini della provincia romana, che operavano nell'arcipelago.


​Collaboratrici domestiche

Queste giovani donne venivano chiamate dalle famiglie della borghesia romana (spesso legate agli ambienti cattolici) per lavorare come colf o "tate" conviventi. I datori di lavoro spesso pagavano il biglietto aereo, che veniva poi rimborsato con le prime paghe, cioè lavoravano a gratiseee, come si dice a Roma. Guadagnava o 60 mila lire al mese, 30 mila ritornava al datore di lavoro, il resto serviva per mantenere i figli rimasti a Capo Verde. 

​Status giuridico: Fino al 1975 (anno dell'indipendenza dal Portogallo), i capoverdiani arrivavano con passaporto portoghese, venendo registrati ufficialmente come cittadini portoghesi.


​2. Gli anni '70 e '80: Consolidamento e ritrovi

​Negli anni '70 il flusso aumentò grazie al "passaparola" e ai ricongiungimenti. La comunità iniziò a creare i propri punti di riferimento urbani:

Piazza Fiume e Via Sicilia: Questa zona divenne il cuore pulsante della comunità. In via Sicilia si trova il Centro "Nossa Senhora do Rosario", gestito dai missionari, che divenne il luogo di preghiera (messa in lingua portoghese) e di aiuto reciproco.

​Associazionismo: Nel 1988 nacque l'OMCVI (Associazione Donne Capoverdiane in Italia), una delle più antiche associazioni di immigrati in Italia, fondamentale per la tutela dei diritti e l'emancipazione delle lavoratrici.

​3. La "Roma Capoverdiana" oggi

​Oggi la comunità è arrivata alla quarta generazione. Molte delle ragazze arrivate negli anni '60 sono oggi nonne di cittadini italiani a tutti gli effetti.

​Cultura e svago: Luoghi storici come il Cafe Cretcheu (zona Via Ancona) o la discoteca Criola (Casal Bertone) hanno rappresentato per anni i centri della "movida" capoverdiana, dove si ascoltano generi come la morna, la coladeira e la kizomba.

​Integrazione: Molti figli e nipoti dei pionieri sono oggi professionisti affermati (medici, architetti, mediatori culturali) che mantengono però un legame fortissimo con l'identità dell'arcipelago.

​Curiosità: Perché proprio Roma?

​Mentre i capoverdiani diretti negli USA si concentrarono sulla pesca e quelli in Olanda sulla navigazione, a Roma la migrazione fu urbana e domestica. Questo ha creato un legame unico con il tessuto sociale della città, fatto di convivenza quotidiana all'interno delle case romane per oltre sessant'anni.


da Appunti blu 2007

XXXIII° ANNIVERSARIO DALL'INDIPENDENZA DI CAPO VERDE

XXXIII° ANNIVERSARIO DALL'INDIPENDENZA DI CAPO VERDE
J. Canifa Alves, l'On.le M. Monteiro, l'On.le Frias, l'On.le Sousa, rappresentante Caritas F. Pittau

Un libro può salvare la vita

  • edgar allan poe - racconti
  • Gabriel Garcia Marquez - Cent'anni di solitudine
  • Isabel Allende - il piano infinito
  • Luis Romano - famintos
  • Michael Ende - la storia infinita

MONDO MIGRANTE

Los Angeles – Charlize Theron è diventata cittadina americana. Ad annunciarlo la stessa attrice durante il David Letterman Show: “ho sempre desiderato essere cittadina americana, ma loro non volevano accettarmi… Ho dovuto studiare. Inoltre era difficile non pensare a qualche trucco all’esame, come quando a me, di madrelingua inglese e sudafricana, è stato dato un foglio e mi è stato chiesto di scrivere correttamente la frase: è una giornata di sole”.

Un premio Oscar all’ umorismo americano… ma si diamo loro anche un “Tapiro d’oro”.

Le rivoluzioni non necessariamente rappresentano delle soluzioni... sicuramente ti danno linfa vitale!

RAIZ-LONGE

RAIZ-LONGE
dietro: Benny Hopffer Almada, Giovanni Mone, Alfredo Pierantozzi; al centro: Marta Poretti, Viviana Alves, Jorge Canifa Alves, Cateline Hopffer Almada, Lorena Salvatori, Walter do Rosario; in basso: Hamdi Dahir, Linda Evora, Aderico Brito.