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25/07/13

lettera della psicologa Maria Silva Gomes

Pubblico integralmente questa lettera della psicologa Maria Silva Gomes di risposta alla lettera di Igiaba Scego http://www.corriereimmigrazione.it/ci/2013/07/cara-cecile-ti-scrivo/

SOSTENIAMO KYENGE
lettera di Maria Silva Gomes

Disobbedienza
Disobbedire, trasgredire,contravvenire forse ribellarsi, mah! non riesco a capire a cosa e a chi il Ministro Kyenge dovrebbe disobbedire e perchè?
Spiegatemelo vi prego.
A volte ci vuole coraggio per affermare i propri diritti e soprattutto  serve coraggio per far rispettare la propria DIGNITA' di essere uomini   e rispetto per la dignità di appartenenza etnica.
Non riesco a comprendere l'analogia tra Kyenge e Rosa Parks, l'assonanza con tutti i nostri leaders passati che hanno lottato e sono anche morti ammazzati per i diritti degli uomini e per NOI NERI DI OGGI.
File contrassegnate sull'autubus?Cara Igiaba, sui mezzi pubblici quando un bianco cerca un posto si avvicina alla sedia occupata proprio dal nero (nota: ho scritto nero e non straniero - anche se siamo tanti). Sono tanti gli afrodiscendenti con lauree e dottorati  che non vivono una quotidianità da struzzo, che mette la testa sottoterra perché cosi è più facile. Ci sono afrodiscendenti che battono il pugno sulla scrivania e sostengono il Ministro Kyenge. 
Invitare il Ministro a lasciare l'incarico non è un'atto di stima ne d'amore,dire che non ha gli strumenti è offensivo. E' una donna, e già questo fa di Lei un essere superiore a tanti uomini in generale, figurarsi poi se si trova di fronte un leghista con facoltà di parola e pensiero completamente disconessi. Lo strumento più grande è Lei stessa con la sua cultura, il suo coraggio perché sapeva benissimo che non avrebbe ricevuto rose fresche tutte le mattine con tanto di bigliettini che golosissimi baci regalano per iniziare bene la giornata, di questo ne sono certa.Un'altro strumento siamo noi che dobbiamo sostenerla, che non dobbiamo continuare a soddisfare l'ingordigia dei mass-media o della gente che ci deride.Invitarla a lasciare l'incarico significa darla vinta ai Leghisti,significa gettare la spugna. (Ah! comizio leghista  con 16 persone vedi articolo su repubblica martedi 16 luglio con tanto di foto........non diciamo sempre le stesse cose......).
Razzismo futuro? Se guardiamo con l'occhio dell'intelletto, vedremo che il razzismo inteso come discriminazione razziale/etnica c'è, è presente , nelle scuole, nelle università, nell'ambiente lavorativo, nelle amicizie c'è in ogni dove mascherata da buonismo e pietismo
Igiaba, sicuramente Il Ministro Kyenge ha compreso amore nella tua lettera, io sinceramente No.
Politica trasparente: pura utopia , ciò non toglie che bisogna sperare e ambire al meglio e non smettere mai di farsi sentire e vedere per quello che siamo, questo significa che il Ministro non deve lasciare l'incarico, altrimenti tante conquiste finiranno in un cassetto e quelle future idem per ex: ius soli non solo per figli da genitori ignoti o apolidi, ma anche per i nostri figli che nascono qui ,da genitori soggiornanti da lunghi periodi che hanno scelto L'Italia come casa,  su questo non bisogna abbassare la guardia, non è giusto vivere anche il disagio psicologico e cartaceo di non sapere chi si  è da che parte stare, non bisogna mollare e uniti saremmo forti.

29/06/13

sabato ecologico

SABATO ECOLOGICO
MOMENTI VERDI
(di Bernardo Mazzeranghi)
Un materasso matrimoniale si gioca il titolo di rifiuto più ingombrante con il paraurti di un’auto. Non è facile stabilire quale sia il più grande, ma fanno parte entrambi di una lunga serie di rifiuti abbandonati lungo via Sant’Alessio in Aspromonte, a Borgata Finocchio, che il Centro di Pronta Accoglienza (CPA) Eta Beta per minori stranieri non accompagnati, insieme all’AMA, ha raccolto sabato 15 giugno durante il “Sabato Ecologico” organizzato dalla Cooperativa Sociale Eta Beta. Sono almeno 40 i ragazzi del centro che dedicano la loro mattinata alla pulizia della strada che ogni giorno li conduce al Centro. Una strada priva di illuminazione e di secchi per la differenziata e che quotidianamente si riempie di rifiuti scaricati abusivamente. Il degrado è inquietante e l’idea di ripulire la via da quella montagna di spazzatura fiaccherebbe l’entusiasmo del più accanito ecologista. Non è così per questo bel gruppone di minori, tutti provenienti dal Bangladesh che tra sorrisi e battute, si impegna con abnegazione nell’opera improba. Guanti, sacchi di plastica, mascherine e tanti cellulari che suonano le note della musica bengalese. Qualcuno canta, altri accennano un ballo. Il fermento stimola la curiosità nel quartiere e pian piano qualcuno si avvicina timidamente. Una famiglia è già sconfortata perché sa che da domani reinizieranno a scaricare mondezza e la strada si riempirà nuovamente e velocemente. Altre persone si congratulano per l’iniziativa e sfogano la propria frustrazione data dal dover convivere con così tanto degrado. Dopo più di tre ore di intenso lavoro la strada è praticamente irriconoscibile. L’erba è stata tagliata e i rifiuti rimossi, non ci sono più copertoni, porte, calcinacci e via dicendo. E’ finalmente giunto il momento di rilassarsi e di dedicarsi alla festa vera e propria. E allora con un paio di ombrelloni e delle coperte buttate nel campo di calcio del quartiere si inizia a mangiare e chiacchierare sotto un sole sempre più rovente. Ci rifocilliamo tutti, educatori e minori, cercando di ritrovare tutte le energie necessarie per il secondo evento della giornata, il Primo Torneo di Calcio Eta Beta.



MOMENTO SFERICO
(di Jorge Canifa)
La spazzatura che ingombrava da mesi il lungo viale alberato e il perimetro del campo di calcetto del centro Eta Beta, ha appena esalato l'ultimo respiro e gli spinosi cardi... abbassate le teste in segno di dovuto rispetto... mentre il sole se la ride di cuore sfidando un pallone arancione: trofeo meritato per una mattinata in cui quaranta minori bengalesi hanno restituito splendore ad un quartiere a suon di pale e scope.
E' l'inizio di un torneo di calcio che i ragazzi sognavano da tempo che li ha visti prepararsi con impegno... per loro la sfida è importante, si affronteranno tra di loro, sfideranno i ragazzi del quartiere con i quali in passato hanno avuto screzi, ma soprattutto si confronteranno con gli operatori del centro dove essi risiedono: C.P.A. Eta Beta. La sfida più importante sarà questa, dove avranno la possibilità di una piccola rivincita morale contro i quali ogni giorno, in qualche modo, devono rendicontare qualcosa: dal cibo, ai documenti... alle loro uscite e rientri! E' un po' un nano che sfida un gigante... timore reverenziale... comunque la ricerca di un riscatto.
L'entusiasmo è alle stelle e l'impegno è tanto... qualche momento di tensione ma... ma sta nel gioco... ci tengono tanto e non vogliono far brutta figura.
E' bello! Bello davvero vedere che i giovani del quartiere accettino volentieri la sfida e con una certa umiltà sono disposti anche a mettersi da parte per lasciar giocare i ragazzi del centro... è bello, bello vedere anche altri ragazzi, oramai fuori dal centro perché maggiorenni, ritornare a nuotare nello stesso stagno che ora non appartiene più a loro. E' bello vedere come i giovani riescano a superare le loro angustie quotidiane, le loro ansie e timori di tutele non giunte, di maggior età alle porte insieme all'incertezza del domani e a trovare quel che è quasi serenità nel mezzo di una tempesta.

E' bello, infine, vederli gioire, stringendo una coppa in mano rincorrendosi al tintinnio delle loro medaglie appese al collo... può sembrare poco... ma non per chi ha abbandonato le certezze della vita, gli amici, il proprio paese, la famiglia in cambio di un grande, ben visibile "punto interrogativo".

il pallone che unisce

La spazzatura che ingombrava da mesi il lungo viale alberato e il perimetro del campo di calcetto del centro di prima accoglienza (C.P.A.) Eta Beta di Roma, ha appena esalato l'ultimo respiro e...
gli spinosi cardi... hanno abbassato le teste in segno di dovuto rispetto... mentre il sole se la ride di cuore sfidando un pallone arancione: trofeo meritato per una mattinata in cui quaranta minori bengalesi hanno restituito splendore ad un quartiere a suon di pale e scope.

E' l'inizio... è l'inizio di un momento prima di un torneo di calcio che i ragazzi sognavano da tempo che li ha visti prepararsi con impegno... per loro la sfida è importante ma lo è anche dimostrare al quartiere che ci tengono ad impegnarsi per l'ambiente dove vivono... pulire la strada piena di spazzatura prima di scendere in campo dove si affronteranno tra di loro, sfideranno i ragazzi del quartiere con i quali in passato hanno avuto screzi, ma soprattutto si confronteranno con gli operatori del centro dove risiedono. La sfida più importante sarà questa, dove avranno la possibilità di una piccola rivincita morale contro i quali ogni giorno, in qualche modo, devono rendicontare qualcosa: dal cibo, ai documenti, alle uscite e rientri! E' un po' un nano che sfida un gigante... timore reverenziale... comunque la ricerca di un riscatto. L'entusiasmo è alle stelle e l'impegno è tanto... qualche momento di tensione ma... sta nel gioco... ci tengono tanto e non vogliono far brutta figura.

E' bello! Bello davvero vedere i giovani del quartiere accettare volentieri la sfida e con una certa umiltà sono disposti anche a mettersi da parte per lasciar giocare i ragazzi del centro... è bello, bello vedere anche altri ragazzi, oramai fuori dal centro perché maggiorenni, ritornare a nuotare nello stesso stagno che ora non appartiene più loro. 

E' bello vedere come i giovani riescano a superare le loro angustie quotidiane, le loro ansie e timori di tutele non giunte, di maggior età alle porte insieme all'incertezza del domani e a trovare quel che è quasi serenità nel mezzo di una tempesta.
E' bello, infine, vederli gioire, stringendo una coppa in mano rincorrendosi al tintinnio delle loro medaglie appese al collo... può sembrare poco... ma non per chi ha abbandonato le certezze della vita, gli amici, il proprio paese, la famiglia in cambio di un grande, ben visibile "punto interrogativo".
(Foto di Alice Dente)

L’albatros, Premio e Festival per la letteratura di viaggio. Letteratura della migrazione

L’albatros, Premio e Festival per la letteratura di viaggio. Letteratura della migrazione

Palestrina, 28 giugno 2013
Fondaz. Pierluigi da Palestrina, V.lo Pierluigi 3

Con la partecipazione degli scrittori Laila Wadia, Jorge Canifa Alves e Francesco Terzago. Gli interventi saranno accompagnati dalla musica dal vivo del Balkanean Quartet.
La serata è nata dalla collaborazione tra l’Associazione Culturale Lupus in Fabula, Critica Impura e l’istituto Albio Tibullo di Zagarolo.
L’ingresso è libero.
Gli scrittori che interverranno:

Laila Wadia è nata a Bombay nel 1966. Scrittrice, traduttrice e linguista, collabora attivamente con l’Università di Trieste e scrive sul settimanale Internazionale. Nel 2004 ha vinto il concorso Eks&Tra per la scrittura migrante in Italia e lo stesso anno ha ricevuto la medaglia del Presidente della Repubblica. Tra i suoi libri più importanti che vedono la migrazione in un’ottica esistenziale, Amiche per la pelle (E/O 2009), Come diventare italiani in 24 ore (Barbera 2010) e le raccolte di racconti Mondo pentola (Iannone 2007), Il burattinaio e altre storie extra – italiane (Iannone 2004), Pecore nere (Laterza Contromano 2006).

Jorge Canifa Alves, nato a Mindelo (Capo Verde) nel 1972, scrittore, poeta e drammaturgo, collabora dal 2005 col gruppo poetico Apollo 11 e ha fondato nel 2006 il gruppo teatrale Raiz Longe. Ha pubblicato racconti su Il giornale di Peter Pan, Caffè e nelle antologie Memoria in valigia (Fara Editore 1997), Capoverde: Nove Isole e un Racconto Disabitato (Le Lettere 2000), Libera o liberata (Il Leccio 2002), Italiani per vocazione (Cadmos 2005) e Lo Sguardo dell’Altro (Mangrovie 2008). I suoi libri sono Racconti in altalena (Edizioni dell’Arco 2005), Il Bacio della Sfinge (Fuoco Edizioni 2009), Claridade: la coscienza illuminata di Capo Verde (Fuoco Edizioni 2011) e le poesie Kronos’90: poesie in bianco, nero e grigio (Freccia D’Oro 2012).

Francesco Terzago, nato Verbania nel 1986, vive tra Padova e Guangzhou. Poeta, scrittore e linguista, collabora con AbsolutePoetry, Poesia2.0, UltraNovecento e Scrittori Precari. Ha pubblicato poesie su Italian Poetry Review, Le Voci della Luna e ALI, ed è presente nell’antologia Generazione Entrante di Ladolfi editore. Suoi testi sono presenti su Smemoranda, Poetarum Silva, La Ginestra, Nazione Indiana e Critica Impura. In Cina, con l’Università degli Studi di Padova, ha tenuto corsi di lingua e cultura italiana, ha studiato gli effetti della globalizzazione sul popolo cinese e ha collaborato con il Guangdong Museum of Art per la promozione dell’arte cinese contemporanea.

20/05/13

Kyenge


Quando abbiamo lanciato la petizione per esprimere la nostra solidarietà al neo ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge e chiedere provvedimenti disciplinari nei confronti dell'europarlamentare Mario Borghezio, per le sue dichiarazioni razziste, non pensavamo di poter raccogliere oltre 130mila firme e di aprire un dibattito sulla rete che travalicasse i confini nazionali.
Eppure è andata così: la petizione è prepotentemente sbarcata negli uffici dei parlamentari europei di varie nazioni, colpiti dalla indignazione diffusa in Italia nei confronti di un collega che aveva insultato, un ministro. Donna. Nera. 130mila firme che quindi non sono passate inosservate e hanno spinto alcuni gruppi parlamentari a partire dal "Groupe de l'Alliance progressiste des Socialistes & Démocrates" a chiedere un incontro con noi, i promotori della petizione. Questo è stato possibile solo grazie alla tua firma.
Per questa ragione martedì 21 maggio saremo a Strasburgo ad incontrare parlamentari europei di varie nazioni per consegnare loro le 130mila e chiedere di dissociarsi pubblicamente dalle frasi pronunciate dal collega leghista Borghezio. E lo chiederemo anche alpresidente del Parlamento europeo Martin Schultz. Poi incontreremo i giornalisti esteri per presentare il risultato della nostra petizione. Nostra, e cioè di tutti quelli che l'hanno firmata per esprimere la propria indignazione. Le dimissioni di Borghezio magari non arriveranno, perché il regolamento del parlamento europeo non le prevede, ma il palese dissenso di tanti europarlamentari nei confronti del collega leghista sarà per noi una sfolgorante vittoria!
Mancano ancora poche ore all’incontro con gli Europarlamentari. Mostriamo a tutti cosa siamo riusciti ad ottenere con la nostra firma: pubblica questa foto sulla tua bacheca di Facebook e lascia un commento.
Grazie mille,
Stefano Corradino via Change.org
P.S. Segui Change.org su Facebook e Twitter

01/05/13

Mar eterno


“CANÇÃO AO MAR (Mar Eterno)”
“Canção ao mar (mar eterno)
Morna de Eugénio Tavares

Oh! Mar eterno sem fundo
Sem fim
Oh! mar de túrbidas vagas
Oh! mar
De ti e das bocas do mundo
A mim
Só me vêm dores e pragas
Oh! mar!

Que mal te fiz oh mar, oh mar
Que ao ver-me pões-te a arfar, a Arfar
Quebrando as ondas tuas
De encontro às rochas nuas

Que até parece oh mar, oh Mar
Um coração a arfar, a arfar
Em ondas pelas fráguas
Quebrando as suas máguas

Dá-me notícias do meu amor,
Amor,
Que um dia os ventos do céu
Oh dor!
Nos seus braços furiosos
Levaram
E ao meu sorriso, invejosos,
Roubaram

Não mais voltou ao lar, ao lar
Não mais o vi oh mar, oh mar,
Mar fria sepultura
Desta minha alma escura

Roubaste-me a luz querida
Do amor,
E me deixaste sem vida,
No horror
Oh! alma da tempestade,
Amansa,
Não me leves a saudade
E a esperança

Que esta saudade, é quem, É quem
Me ampara tão fiel, fiel
E como a doce mãe
Suavíssima e cruel

Mas máguas desta aflição
Que agita
Meu infeliz coração,
Bendita seja esperança
Que ainda
Lá me promete a bonança
Tão linda

Suspende a zanga um momento
Escuta
A voz do meu sofrimento
A luta
Que o amor acende em meu Peito
Desfeito
De tanto amar e penar
Oh mar!

Ministro dell'integrazione

Cécile Kyenge, benvenuta in questa Italia che cambia pagina (speriamo!)
Ti conosco da anni e conosco la persona che vali; ti apprezzo per la tua concretezza, le tue competenze, umanità e la forza che mette ogni volta per portare avanti i progetti... poche persone sono così in Italia, con queste tue caratteristiche.
Non so se ti faranno lavorare bene, se ti metteranno nelle condizioni di svolgere al meglio il tuo lavoro... ma spero che tu abbia la forza di sopportare il peso dell'ignoranza di qualche cittadino arretrato, bloccato in epoche che non appartengono più all'Italia e agli italiani... 
Per il momento, ti saluto con il cuore in mano...
Vai e fatti valere!

26/03/13

Intervista di Maria de Lourdes Jesus all'autore del testo teatrale “Gli affamati”

Intervista di Maria de Lourdes Jesus a Jorge Canifa Alves autore del testo teatrale “Gli affamati”




Come nasce “Gli affamati”?

  • Da un'idea di portare in scena un periodo storico di Capo Verde, un periodo di cui non si parla per vergogna, o per quella censura storica salazariana che continua a vivere nelle menti dei più. Poi, parlandoci chiaro, è sempre difficile parlare delle proprie miserie. Però ero cosciente anche del fatto che i giovani della seconda generazione dovessero riprendersi ciò che apparteneva ai genitori: la storia non sempre trasmessa. Era un loro diritto. Presi spunto da due storie: “Famintos”, di Luis Romano e “Le ombre della Luna” che avevo scritto qualche anno. Il testo finale cerca di andare oltre: propone una visione anche moderna e mondiale del problema "fame". Nel finale smette di essere un problema di un paese e di un epoca e diventa materiale attuale e senza confini.

Chi sono i personaggi de “Gli affamati”
  • Gli affamati è un opera corale. Non gira intorno ad un unico personaggio, bensì intorno ad un gruppo, ad una massa che narra insieme la propria storia mentre attendono la speranza a ridosso di un porto. Il porto muove le corde dei personaggi e li sposta ora a destra ora a sinistra, ove cioè si possa sentire odore di cibo. Alcuni pensando di intravedere un mercantile pieno di sacchi di farina si buttano in mare, trovando, poi, non la nave ma la morte; altri narrano episodi di dissenteria e di morte tra i bambini; altri di uomini e donne che finiscono per diventare pazzi a causa della fame. In questi racconti si inseriscono alcuni personaggi chiave: un immigrato italiano che non sa più come consolare suo figlio; un vecchio maestro e sua moglie che iniziano accusando la seconda guerra mondiale di quella loro catastrofe e finiscono per diventare pazzi; una ragazza che ci crede fino in fondo alla soluzione del problema ma pagherà lei il conto finale per tutti. In tutto questo, a ridosso della scena, due strane figure giocano ad Uril, un gioco africano del "mangiapedine".

Come si sviluppa la trama
  • Trama: centinaia di affamati sono a ridosso di un porto in attesa da giorni dell’arrivo di un mercantile. Alcuni uomini raccontano, stremati dalla fame, dei morti e della mancanza di acqua che sta decimando la popolazione. Da questo gruppetto si stacca il più affamato e si dirige verso un tavolo apparecchiato con ogni bendidio... Solo lui riesce a vedere tanto cibo, lui e una donna grassa che siede al tavolo. La donna è la fame e invita il giovane, che incarna la Speranza, a sedersi con lei e a mangiare. Il giovane nonostante stia morendo di fame pensa anche agli altri e chiede alla Fame di dare a tutti un piccolo aiuto. La Fame lo deride e gli ricorda che ognuno segue il proprio destino, ciò nonostante il giovane potrà salvare la popolazione intera se riuscirà a vincere una partita di Uril contro di lei, La fame. Inizia così la partita tra la Fame e la Speranza.

  • Intanto le storie di alcuni si intrecciano. Un italiano, immigrato a Capo Verde, condivide con gli isolani la triste storia di questa carestia. Racconta al proprio figlioletto che le cose si sono messe molto male per loro e che dovranno vendere anche l'ultima capretta alla quale è affezionato il bambino. Poi, amaramente, va con gli altri pescatori a cercare qualcosa dal mare. Mentre è sulla riva con il furgoncino riceve "il segnale" che dal mare non arriveranno pesci quel giorno. Quindi anche lui decide di andare al porto dagli altri affamati e là sperare nell'arrivo del mercantile che continua a tardare. Anche il motore del suo furgoncino lo abbandona e così dovrà fare il percorso, come tutti, a piedi.

  • Intanto nella casa di un vecchio maestro, questi, parla con la propria moglie della seconda guerra mondiale, di armi che impediscono l'arrivo dei rifornimenti alimentari e della pazzia dei signori belligeranti. La pazzia però sta entrando anche in quella casa, prima è sua moglie, poi entra in casa un pipistrello che diventa una strega agli occhi del vecchio che comincia ad inseguirla per tutta casa cercando di ucciderla.

  • Al porto continuano a raccontarsi storie di gente che si vende tutto, e inevitabilmente la morte poi le sorprende; di storie di bambini che giocano ignari della causa di tutto ciò, giocano a catturare un geco finendo per trovare cinque centesimi con i quali progettano di volare in America per non morire di fame, ma la realtà è quella che vede un padre strappare quella monetina dalle mani del figlio per poter sopravvivere in quel momento. Mentre si raccontano storie, qualcuno grida alla vista del mercantile. Tutti quelli che possono camminare si animano e passando anche sopra ai più sfortunati cominciano a tuffarsi in mare per poter raggiungere prima di tutti quell'ancora di salvezza che... che si dimostrerà un'illusione collettiva, ma quando se ne accorgono è troppo tardi, non ci sono le forze per tornare indietro e molti muoiono affogati. Tra questi affamati del porto c'è Samira, la figlia del vecchio maestro che come tutti è in attesa della speranza.

  • La Fame si prende gioco della Speranza e gli grida in faccia che moriranno tutti. La Speranza non può vincere.

  • Il pipistrello, capito che non è aria, vola via dalla stanza e il vecchio, oramai dentro la totale pazzia, lo insegue con un coltellaccio. Nel frattempo sta passando da quelle parti l'Italiano che è costretto a scappare minacciato, anche lui dal vecchio maestro. Arrivato al porto riconosce Samira e le racconta della pazzia del vecchio, la ragazza decide di correre in soccorso dei genitori... Le voci, corrono più veloci di lei, ma in modo distorto, si arriva a capire che la ragazza sta andando verso la fattoria di quei vecchi che sembra essere pieno di ogni bene di dio. Una massa di affamati si mette a seguire la ragazza, a sua insaputa.

  • Il pipistrello è riuscito a volare lontano, ma sulla sua strada incontra un affamato che lo afferra e lo divora crudo. Altri affamati intravedono la fattoria, e iniziano la corsa verso l’improbabile pasto. Superano Samira e invadono la proprietà del vecchio maestro e qui fanno razzia di tutto.

  • Il vecchio, vedendo la sua proprietà invasa da quei demoni e streghe comincia a menare colpi a destra e a sinistra mentre tutto intorno è caos e fuoco. Il vecchio si imbatte improvvisamente nella regina delle streghe e comincia a percuoterla con tutte le sue forze fino a lasciarla senza vita. Le streghe per morire devono bruciare. Il vecchio prende un ramo ardente e sta per dare fuoco alla strega mentre tutti gli affamati, preso tutto quello che hanno trovato si stanno allontanando... sta per dare fuoco alla strega, quando si accorge che quella è sua figlia. La vecchia strilla di bruciare la strega, il vecchio si ravvede dell'errore, sa che la sua anima è dannata. Prende tra le braccia la figlia senza vita e si dirige verso un dirupo poco distante, dove troverà la morte anche lui.

  • La Fame ride, la Speranza ha perso la partita. Questi prima di seguire la Fame verso la morte, ricorda che lui ha fallito, ma tutti gli uomini hanno fallito la missione perchè chi vuole non può con i propri mezzi e chi può non vuole.

Qual'è il messaggio che hai voluto trasmettere con questo spettacolo?
  •  Penso che il messaggio possa essere racchiuso dalla frase finale che lascia la Speranza prima di seguire la Fame: 
  • "Moriranno tutti di fame perché io non ho saputo fare niente per salvarli… Ho perso… Ho perso perché gli uomini hanno perso… tutti hanno perso! Quelli che potendo sfamare una bocca non lo fanno perché stanno troppo comodi nelle loro poltrone per occuparsi delle disgrazie altrui! Quelli che potendo sfamare un’innocente creatura non lo fanno perché è più dignitoso ricoprire d’oro la propria tomba! Quelli che volendo sfamare uno sguardo supplichevole non possono farlo perché qualcun altro che potrebbe gli ha già tagliato i fondi! Quelli che volendo asciugare le lacrime di tanta sofferenza asciugano con questa anche l’ultima speranza… Com’è strano il mondo: c’è chi vuole non potendo e c’è chi potendo non vuole… Quanta disgrazia, quanta sofferenza, quanto menefreghismo, quanta ignoranza… Siamo qui tutti per un solo istante, o sbaglio!?"

Chi sono secondo te gli affamati di oggi?
  • Gli affamati di oggi? Gli invisibili, quello che i mass-media nascondono ai nostri occhi, esattamente come il fascismo portoghese nascose gli affamati capoverdiani al mondo, ai suoi tempi.

A chi hai voluto rivolgerti quando hai pensato a questa piece teatrale?
  • Ho pensato di rivolgermi ai giovani capoverdiani affinché conoscano la loro storia; ma è anche un richiamo per l'umanità intera, affinché chi abbia occhi per guardare non finga che tante brutte realtà non esistano o che esistano soltanto lontano da noi!

Cosa pensi che si dovrebbe fare per eliminare la fame nel mondo?
  • Sensibilizzare le coscienze giovanili, arrivare nelle scuole con programmi che parlino del mondo e dei suoi problemi alimentari, facendo partecipi i più giovani del loro futuro. Mettere in atto programmi che si basino non sul rendiconto economico di pochi, ma che coinvolgano allo stesso modo tutti i beneficiari.

11/03/13

CONGRESSO DOS QUADROS 2002

CONGRESSO DOS QUADROS 2002

Roma 28 aprile 2002


Nel medesimo istante in cui noi aprivamo gli occhi il sole allargava le braccia per mostrarci il paradiso che si distendeva sotto di noi... La forte sensazione di essere a casa invase noi tutti e qualche lacrima solcò i cuori di noi tutti.
Spesso quando si ritorna in patria dopo tanto tempo si è consapevoli di vivere da stranieri in terra propria perché non si conosce più nessuno, e nessuno ti incontra per strada per darti il buongiorno, o offrirti un caffè... Ma questa del congresso non è una di quelle volte, nessuno di noi può sentirsi estraneo e\o straniero, perché siamo un bel gruppetto che bene o male già si conosce da tempo... Ventitre giovani capoverdiani di ritorno insieme, nella propria patria... Che straordinaria sensazione! Potrebbe essere l’inizio di un racconto fantastico, ed invece è la pura realtà!
Praia, mentre il sole ti accarezza la pelle e la gente ti scalda il cuore e ti distribuisce affetto, amicizia e... ed è così bello perdersi tra le sue strade sempre piene di sole, sempre piene di gente, sempre piene di colori, sempre piene di odori, sempre piene di Capo Verde!
Il Congresso per noi giovani è stato anche questo: conoscere la nostra capitale, passeggiando per i mercati, parlando con la gente, confrontandoci con la gioventù del posto imparando a vivere li non come stranieri ma come corpi di una stessa società attenti ai prezzi esposti e imparando a convivere con chi avrebbe potuto approfittare della nostra non conoscenza del posto per prendersi gioco di noi.
Ma il congresso è stato anche un’occasione di forte socializzazione tra i nuclei di capoverdiani residenti in varie parti del mondo e residenti in Capo Verde stessa! Se di giorno, infatti, si aprivano vaste discussioni su tematiche di varia natura ma che spesso sacrificavano l’individuo per proporre, giustamente, questioni e problematiche che coinvolgevano la massa, e vedevano protagonisti nuclei di specifiche aree di residenza; la sera si cambiava maschera e ciò che contava era l’individuo singolo, non più appartenente al gruppo degli olandesi, degli italiani, dei mozambicani, degli americani e via dicendo ma l’individuo nella sua pura e semplice capoverdianità. Così per molti aspetti i nostri incontri serali, in discoteca o a casa di amici, o per le vie di Platò, non sono stati solo occasioni di divertimento ma anche occasione per sentirci parte di uno stesso corpo, quello capoverdiano!
Dagli incontri mattutini e quelli serali-notturni ciò che, mi è parso di vedere è stato comunque un forte attaccamento dei giovani verso quella che di fatto è la nostra vera terra: Capo Verde! Nelle discoteche, infatti, le danze battevano passi caldi e intensi al ritmo di funanà, colasanjo, coladeira... al ritmo, cioè, di quelle danze che scorrono nelle vene di tutti i capoverdiani e vedere quei giovani, abituati ai ritmi occidentali, cimentarsi in ciò che ci appartiene con tanta maestria e passione ci fa ben sperare per il futuro, la nostra identità culturale, almeno per quanto riguarda le danze e la musica è viva, molto viva anche all’estero e nei nostri giovani. Ciò fa piacere all’anima!!
Negli incontri mattutini, invece, questi giovani hanno tirato fuori la voce per portare avanti problemi sociali legati al luogo in cui vivono, ma anche il forte desiderio di poter realizzare materialmente qualcosa sia per i nostri connazionali che vivono in condizioni di sopravvivenza in altri paesi esteri, sia per la nostra amata madrepatria.
E anche questo loro voler affrontare certi problemi e vedere Capo Verde, non solo come meta turistica, o semplice terra dei nostri genitori, fa ben sperare che questi giovani all’estero siano portatori di quella sana malattia chiamata amor_patrio e che un giorno li si possa rivedere operare a favore della nostra terra...
Ma affinchè ciò sia possibile, cioè che il giovane partecipi in un prossimo futuro attivamente alla vita del proprio paese d’origine sarà necessario che esso si senta partecipe del gioco, quello stesso gioco che ora li esclude o che li vede solo al margine!

Jorge Canifa Alves

XXXIII° ANNIVERSARIO DALL'INDIPENDENZA DI CAPO VERDE

XXXIII° ANNIVERSARIO DALL'INDIPENDENZA DI CAPO VERDE
J. Canifa Alves, l'On.le M. Monteiro, l'On.le Frias, l'On.le Sousa, rappresentante Caritas F. Pittau

Un libro può salvare la vita

  • edgar allan poe - racconti
  • Gabriel Garcia Marquez - Cent'anni di solitudine
  • Isabel Allende - il piano infinito
  • Luis Romano - famintos
  • Michael Ende - la storia infinita

MONDO MIGRANTE

Los Angeles – Charlize Theron è diventata cittadina americana. Ad annunciarlo la stessa attrice durante il David Letterman Show: “ho sempre desiderato essere cittadina americana, ma loro non volevano accettarmi… Ho dovuto studiare. Inoltre era difficile non pensare a qualche trucco all’esame, come quando a me, di madrelingua inglese e sudafricana, è stato dato un foglio e mi è stato chiesto di scrivere correttamente la frase: è una giornata di sole”.

Un premio Oscar all’ umorismo americano… ma si diamo loro anche un “Tapiro d’oro”.

Le rivoluzioni non necessariamente rappresentano delle soluzioni... sicuramente ti danno linfa vitale!

RAIZ-LONGE

RAIZ-LONGE
dietro: Benny Hopffer Almada, Giovanni Mone, Alfredo Pierantozzi; al centro: Marta Poretti, Viviana Alves, Jorge Canifa Alves, Cateline Hopffer Almada, Lorena Salvatori, Walter do Rosario; in basso: Hamdi Dahir, Linda Evora, Aderico Brito.