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17/09/13

IL FUTURO È TROPPO GRANDE



IL FUTURO È TROPPO GRANDE

 
1. che cos'è?
IL FUTURO È TROPPO GRANDE è un film documentario che racconta la storia di due ventenni cresciuti a Roma, Re e Zhanxing, rispettivamente di origine filippina e cinese. Li abbiamo seguiti per due anni durante i quali noi li abbiamo filmati e loro stessi si sono autoraccontati - con due telecamerine che gli abbiamo messo a disposizione - regalandoci le loro immagini e i loro pensieri. 

2. un progetto culturale sui giovani italiani di seconda generazione, ma... potete dirci qualcosa di più?
Il documentario nasce da una riflessione sulle seconde generazioni dell’immigrazione in Italia, ma intende spingersi oltre il dibattito giuridico e politico su cittadinanza e “ius soli”. L’idea è quella di raccontare delle persone, delle storie di vita. La quotidianità dei protagonisti rivela modalità espressive, punti di riferimento, inquietudini e aspirazioni che i protagonisti condividono con i loro coetanei in possesso fin dalla nascita della cittadinanza e, allo stesso tempo, gli aspetti della loro vita che fanno riferimento più specificatamente alle culture di origine. Le esperienze dei giovani di seconda generazione, per certi versi “normali”, sono allo stesso tempo storie “nuove” che continuamente arricchiscono e mutano il significato stesso dell’essere italiani. Ci permettono di comprendere meglio il paese in cui viviamo, cogliendone anche la complessità: l’Italia non “ospita” degli altri, ma “è già” altro, e diventa qualcos’altro continuamente.

3. quali temi tratta il documentario?
IL FUTURO È TROPPO GRANDE racconta due ragazzi come tanti, alle prese con la scelta del percorso universitario, l’incontro col mondo del lavoro, l’universo degli affetti, la famiglia e l’amore, in quel periodo della vita che segna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Con tutta la complessità di sensazioni di quel particolare momento. Ovviamente parla anche di integrazione e di diritti, di quest’Italia, che è multiculturale, che sta cambiando ogni giorno che passa, ma che dal punto di vista giuridico non cambia abbastanza velocemente. Osservando Re e Zhanxing nel loro quotidiano si potrebbe dare per scontato che questi ragazzi abbiano la cittadinanza italiana, ma scontato non lo è affatto. 

4. da cosa nasce questa idea?
Da tempo stavamo ragionando sul tema delle seconde generazioni e cercavamo un’idea per fare insieme un lavoro documentario. A un certo punto l’attualità, il dibattito pubblico sullo ius soli, ci ha proposto nuovi stimoli confermando che la questione fosse più che matura. Ma già avevamo fatto i conti personalmente, in vario modo, con il tema delle migrazioni. Giusy in maniera più diretta, essendo siciliana ma avendo vissuto a Bologna e a Roma, e provenendo da un paese (Sortino, in provincia di Siracusa) che nel secolo scorso ha visto emigrare migliaia di persone, circa duemila solo verso l’Australia. A questo ha dedicato il suo precedente documentario Sortino Social Club. Storie di una comunità siciliana emigrata in Australia (http://sortinosocialclub.wordpress.com), in cui raccontava, tra Sortino e Melbourne, la storia di una parte della sua famiglia emigrata negli anni '50. Oggi in Australia gli italiani sono molto rispettati, hanno contribuito a far crescere quella nazione, ma all’inizio per loro non è stato facile, mentre le seconde e terze generazioni, che pure conservano un legame affettivo e culturale molto forte con l’Italia, si sentono prima di tutto australiane. Per Michele sono stati soprattutto i percorsi della militanza politica e culturale, nel corso degli anni, a portarlo a confrontarsi con i migranti: dalla frequentazione degli edifici abbandonati occupati da cittadini stranieri, come la Pantanella e Hotel Africa a Roma, ai rapporti con la diaspora africana intercorsi attorno all’organizzazione del Festad’Africa Festival, dedicato al teatro e alle culture africane. Negli ultimi anni ha stretto un forte legame con il Sud interno e l’Irpinia in particolare, terra di storiche migrazioni e oggi sottoposta a un nuovo processo di spopolamento, in cui ha realizzato lavori video e partecipato all’organizzazione di diversi eventi culturali. In queste occasioni ha avuto occasione di conoscere e collaborare con molti giovani che vivono l’esperienza delle migrazioni interne, in una dimensione che resta sospesa tra i luoghi di provenienza e quelli di approdo, nel movimento continuo tra fuga e ritorno. Poi, per entrambi, l’incontro con i protagonisti Re Salvador e Zhanxing Xu ha fatto scattare la molla definitiva e ci siamo messi al lavoro.

5. i protagonisti chi sono?
Re è nato in Italia da una famiglia filippina, vive con i genitori e la sorella, è fidanzato, frequenta l’università e lavora, spera di trovare nell’arte la propria realizzazione. Zhanxing è nata in Cina ed ha raggiunto l’Italia all’età di dieci anni, è laureata, vive sola, è in cerca di una chiara definizione di sé e nel film prova a trovarla viaggiando lontano, verso le proprie origini. Sono due giovani che stanno diventando adulti immaginando di far coincidere il futuro con i propri sogni.

6. perché avete scelto proprio loro?
È difficile dirlo, tra regista e “personaggi” scatta una sorta di innamoramento. Tra i tanti ragazzi di seconda generazione che abbiamo conosciuto, Re e Zhanxing in particolare ci hanno colpito per ragioni diverse, ma sicuramente ci sono piaciuti subito. La scelta di raccontarli in parallelo è nata dai rispettivi temperamenti ed esperienze di vita, così diversi tra loro ma altrettanto interessanti e in qualche modo complementari. Ognuno di loro porta al film un particolare punto di vista e un complesso di esperienze e di riflessioni. E anche una diversa estetica: i materiali filmati da loro hanno qualità formali che rispecchiano le loro differenti personalità.

7. come si fondono tutti questi materiali, la vostra telecamera e le immagini girate dai protagonisti?
Ne esce fuori un film corale, nel quale si colgono le differenze di stile ma non una gerarchia fra i punti di vista. Tutto contribuisce al racconto del reale, e questo ci pare sia un elemento di contemporaneità del lavoro che stiamo per presentare.

8. come è possibile sostenere questo progetto?
In attesa che si ricominci a dare il giusto spazio alla cultura e a finanziarla, il crowdfunding sta permettendo a tanti progetti interessanti di venire alla luce. Grazie alla “produzione dal basso” tutti hanno la possibilità di sostenere tematiche e soggetti che non trovano sponda nei media “mainstream”. Nel nostro caso si può contribuire con un minimo di 10 euro, per consentire di completare le lavorazioni di post-produzione. Chi ci aiuta sarà citato nei titoli di coda e riceverà una copia del dvd del film. Tutte le informazioni su: http://www.produzionidalbasso.com/pdb_2706.html. A questa campagna sul web si affiancano alcuni eventi di finanziamento dal vivo. Dobbiamo già ringraziare molte persone, a cominciare da quei soggetti che hanno creduto nel nostro progetto indipendente e ci hanno sostenuti, come il Centro Produzione Audiovisivi dell’Università Roma Tre, che ha contribuito con mezzi tecnici e con buoni consigli, e il nostro media partner Cineama, che svolge un ruolo importante nella promozione del film.

9. fatevi una domanda e datevi una risposta.
In questi giorni ci chiediamo se riusciremo a raggiungere la somma necessaria a finire il film. La campagna web sulla piattaforma di Produzioni dal Basso sta andando molto bene però non basta, altri eventi dovranno seguire. Ma noi crediamo che ce la faremo, perché abbiamo trovato molta sensibilità nei confronti del nostro progetto e dell’approccio con cui abbiamo affrontato la tematica. Ce la faremo con l’aiuto di ognuno di voi…

10.in due righe rispondereste anche alla domanda: chi è Giusy Buccheri, chi è Michele Citoni?
Giusy: autrice e regista, con una grande passione per il cinema del reale, altrimenti detto documentario. Se volete saperne di più andate su www.giusybuccheri.com
Michele: sono arrivato al videoattivismo e alla regia di documentari dopo esperienze nel giornalismo e nella comunicazione. Per vedere qualche materiale andate su http://vimeo.com/michelecitoni  e su Youtube.

L’intervista si può leggere anche su CINEAMAZINE.  Cineama ha realizzato il sito www.ilfuturoetroppogrande  e sostiene la promozione del film documentario “Il futuro è troppo grande”.

25/07/13

lettera della psicologa Maria Silva Gomes

Pubblico integralmente questa lettera della psicologa Maria Silva Gomes di risposta alla lettera di Igiaba Scego http://www.corriereimmigrazione.it/ci/2013/07/cara-cecile-ti-scrivo/

SOSTENIAMO KYENGE
lettera di Maria Silva Gomes

Disobbedienza
Disobbedire, trasgredire,contravvenire forse ribellarsi, mah! non riesco a capire a cosa e a chi il Ministro Kyenge dovrebbe disobbedire e perchè?
Spiegatemelo vi prego.
A volte ci vuole coraggio per affermare i propri diritti e soprattutto  serve coraggio per far rispettare la propria DIGNITA' di essere uomini   e rispetto per la dignità di appartenenza etnica.
Non riesco a comprendere l'analogia tra Kyenge e Rosa Parks, l'assonanza con tutti i nostri leaders passati che hanno lottato e sono anche morti ammazzati per i diritti degli uomini e per NOI NERI DI OGGI.
File contrassegnate sull'autubus?Cara Igiaba, sui mezzi pubblici quando un bianco cerca un posto si avvicina alla sedia occupata proprio dal nero (nota: ho scritto nero e non straniero - anche se siamo tanti). Sono tanti gli afrodiscendenti con lauree e dottorati  che non vivono una quotidianità da struzzo, che mette la testa sottoterra perché cosi è più facile. Ci sono afrodiscendenti che battono il pugno sulla scrivania e sostengono il Ministro Kyenge. 
Invitare il Ministro a lasciare l'incarico non è un'atto di stima ne d'amore,dire che non ha gli strumenti è offensivo. E' una donna, e già questo fa di Lei un essere superiore a tanti uomini in generale, figurarsi poi se si trova di fronte un leghista con facoltà di parola e pensiero completamente disconessi. Lo strumento più grande è Lei stessa con la sua cultura, il suo coraggio perché sapeva benissimo che non avrebbe ricevuto rose fresche tutte le mattine con tanto di bigliettini che golosissimi baci regalano per iniziare bene la giornata, di questo ne sono certa.Un'altro strumento siamo noi che dobbiamo sostenerla, che non dobbiamo continuare a soddisfare l'ingordigia dei mass-media o della gente che ci deride.Invitarla a lasciare l'incarico significa darla vinta ai Leghisti,significa gettare la spugna. (Ah! comizio leghista  con 16 persone vedi articolo su repubblica martedi 16 luglio con tanto di foto........non diciamo sempre le stesse cose......).
Razzismo futuro? Se guardiamo con l'occhio dell'intelletto, vedremo che il razzismo inteso come discriminazione razziale/etnica c'è, è presente , nelle scuole, nelle università, nell'ambiente lavorativo, nelle amicizie c'è in ogni dove mascherata da buonismo e pietismo
Igiaba, sicuramente Il Ministro Kyenge ha compreso amore nella tua lettera, io sinceramente No.
Politica trasparente: pura utopia , ciò non toglie che bisogna sperare e ambire al meglio e non smettere mai di farsi sentire e vedere per quello che siamo, questo significa che il Ministro non deve lasciare l'incarico, altrimenti tante conquiste finiranno in un cassetto e quelle future idem per ex: ius soli non solo per figli da genitori ignoti o apolidi, ma anche per i nostri figli che nascono qui ,da genitori soggiornanti da lunghi periodi che hanno scelto L'Italia come casa,  su questo non bisogna abbassare la guardia, non è giusto vivere anche il disagio psicologico e cartaceo di non sapere chi si  è da che parte stare, non bisogna mollare e uniti saremmo forti.

29/06/13

sabato ecologico

SABATO ECOLOGICO
MOMENTI VERDI
(di Bernardo Mazzeranghi)
Un materasso matrimoniale si gioca il titolo di rifiuto più ingombrante con il paraurti di un’auto. Non è facile stabilire quale sia il più grande, ma fanno parte entrambi di una lunga serie di rifiuti abbandonati lungo via Sant’Alessio in Aspromonte, a Borgata Finocchio, che il Centro di Pronta Accoglienza (CPA) Eta Beta per minori stranieri non accompagnati, insieme all’AMA, ha raccolto sabato 15 giugno durante il “Sabato Ecologico” organizzato dalla Cooperativa Sociale Eta Beta. Sono almeno 40 i ragazzi del centro che dedicano la loro mattinata alla pulizia della strada che ogni giorno li conduce al Centro. Una strada priva di illuminazione e di secchi per la differenziata e che quotidianamente si riempie di rifiuti scaricati abusivamente. Il degrado è inquietante e l’idea di ripulire la via da quella montagna di spazzatura fiaccherebbe l’entusiasmo del più accanito ecologista. Non è così per questo bel gruppone di minori, tutti provenienti dal Bangladesh che tra sorrisi e battute, si impegna con abnegazione nell’opera improba. Guanti, sacchi di plastica, mascherine e tanti cellulari che suonano le note della musica bengalese. Qualcuno canta, altri accennano un ballo. Il fermento stimola la curiosità nel quartiere e pian piano qualcuno si avvicina timidamente. Una famiglia è già sconfortata perché sa che da domani reinizieranno a scaricare mondezza e la strada si riempirà nuovamente e velocemente. Altre persone si congratulano per l’iniziativa e sfogano la propria frustrazione data dal dover convivere con così tanto degrado. Dopo più di tre ore di intenso lavoro la strada è praticamente irriconoscibile. L’erba è stata tagliata e i rifiuti rimossi, non ci sono più copertoni, porte, calcinacci e via dicendo. E’ finalmente giunto il momento di rilassarsi e di dedicarsi alla festa vera e propria. E allora con un paio di ombrelloni e delle coperte buttate nel campo di calcio del quartiere si inizia a mangiare e chiacchierare sotto un sole sempre più rovente. Ci rifocilliamo tutti, educatori e minori, cercando di ritrovare tutte le energie necessarie per il secondo evento della giornata, il Primo Torneo di Calcio Eta Beta.



MOMENTO SFERICO
(di Jorge Canifa)
La spazzatura che ingombrava da mesi il lungo viale alberato e il perimetro del campo di calcetto del centro Eta Beta, ha appena esalato l'ultimo respiro e gli spinosi cardi... abbassate le teste in segno di dovuto rispetto... mentre il sole se la ride di cuore sfidando un pallone arancione: trofeo meritato per una mattinata in cui quaranta minori bengalesi hanno restituito splendore ad un quartiere a suon di pale e scope.
E' l'inizio di un torneo di calcio che i ragazzi sognavano da tempo che li ha visti prepararsi con impegno... per loro la sfida è importante, si affronteranno tra di loro, sfideranno i ragazzi del quartiere con i quali in passato hanno avuto screzi, ma soprattutto si confronteranno con gli operatori del centro dove essi risiedono: C.P.A. Eta Beta. La sfida più importante sarà questa, dove avranno la possibilità di una piccola rivincita morale contro i quali ogni giorno, in qualche modo, devono rendicontare qualcosa: dal cibo, ai documenti... alle loro uscite e rientri! E' un po' un nano che sfida un gigante... timore reverenziale... comunque la ricerca di un riscatto.
L'entusiasmo è alle stelle e l'impegno è tanto... qualche momento di tensione ma... ma sta nel gioco... ci tengono tanto e non vogliono far brutta figura.
E' bello! Bello davvero vedere che i giovani del quartiere accettino volentieri la sfida e con una certa umiltà sono disposti anche a mettersi da parte per lasciar giocare i ragazzi del centro... è bello, bello vedere anche altri ragazzi, oramai fuori dal centro perché maggiorenni, ritornare a nuotare nello stesso stagno che ora non appartiene più a loro. E' bello vedere come i giovani riescano a superare le loro angustie quotidiane, le loro ansie e timori di tutele non giunte, di maggior età alle porte insieme all'incertezza del domani e a trovare quel che è quasi serenità nel mezzo di una tempesta.

E' bello, infine, vederli gioire, stringendo una coppa in mano rincorrendosi al tintinnio delle loro medaglie appese al collo... può sembrare poco... ma non per chi ha abbandonato le certezze della vita, gli amici, il proprio paese, la famiglia in cambio di un grande, ben visibile "punto interrogativo".

il pallone che unisce

La spazzatura che ingombrava da mesi il lungo viale alberato e il perimetro del campo di calcetto del centro di prima accoglienza (C.P.A.) Eta Beta di Roma, ha appena esalato l'ultimo respiro e...
gli spinosi cardi... hanno abbassato le teste in segno di dovuto rispetto... mentre il sole se la ride di cuore sfidando un pallone arancione: trofeo meritato per una mattinata in cui quaranta minori bengalesi hanno restituito splendore ad un quartiere a suon di pale e scope.

E' l'inizio... è l'inizio di un momento prima di un torneo di calcio che i ragazzi sognavano da tempo che li ha visti prepararsi con impegno... per loro la sfida è importante ma lo è anche dimostrare al quartiere che ci tengono ad impegnarsi per l'ambiente dove vivono... pulire la strada piena di spazzatura prima di scendere in campo dove si affronteranno tra di loro, sfideranno i ragazzi del quartiere con i quali in passato hanno avuto screzi, ma soprattutto si confronteranno con gli operatori del centro dove risiedono. La sfida più importante sarà questa, dove avranno la possibilità di una piccola rivincita morale contro i quali ogni giorno, in qualche modo, devono rendicontare qualcosa: dal cibo, ai documenti, alle uscite e rientri! E' un po' un nano che sfida un gigante... timore reverenziale... comunque la ricerca di un riscatto. L'entusiasmo è alle stelle e l'impegno è tanto... qualche momento di tensione ma... sta nel gioco... ci tengono tanto e non vogliono far brutta figura.

E' bello! Bello davvero vedere i giovani del quartiere accettare volentieri la sfida e con una certa umiltà sono disposti anche a mettersi da parte per lasciar giocare i ragazzi del centro... è bello, bello vedere anche altri ragazzi, oramai fuori dal centro perché maggiorenni, ritornare a nuotare nello stesso stagno che ora non appartiene più loro. 

E' bello vedere come i giovani riescano a superare le loro angustie quotidiane, le loro ansie e timori di tutele non giunte, di maggior età alle porte insieme all'incertezza del domani e a trovare quel che è quasi serenità nel mezzo di una tempesta.
E' bello, infine, vederli gioire, stringendo una coppa in mano rincorrendosi al tintinnio delle loro medaglie appese al collo... può sembrare poco... ma non per chi ha abbandonato le certezze della vita, gli amici, il proprio paese, la famiglia in cambio di un grande, ben visibile "punto interrogativo".
(Foto di Alice Dente)

L’albatros, Premio e Festival per la letteratura di viaggio. Letteratura della migrazione

L’albatros, Premio e Festival per la letteratura di viaggio. Letteratura della migrazione

Palestrina, 28 giugno 2013
Fondaz. Pierluigi da Palestrina, V.lo Pierluigi 3

Con la partecipazione degli scrittori Laila Wadia, Jorge Canifa Alves e Francesco Terzago. Gli interventi saranno accompagnati dalla musica dal vivo del Balkanean Quartet.
La serata è nata dalla collaborazione tra l’Associazione Culturale Lupus in Fabula, Critica Impura e l’istituto Albio Tibullo di Zagarolo.
L’ingresso è libero.
Gli scrittori che interverranno:

Laila Wadia è nata a Bombay nel 1966. Scrittrice, traduttrice e linguista, collabora attivamente con l’Università di Trieste e scrive sul settimanale Internazionale. Nel 2004 ha vinto il concorso Eks&Tra per la scrittura migrante in Italia e lo stesso anno ha ricevuto la medaglia del Presidente della Repubblica. Tra i suoi libri più importanti che vedono la migrazione in un’ottica esistenziale, Amiche per la pelle (E/O 2009), Come diventare italiani in 24 ore (Barbera 2010) e le raccolte di racconti Mondo pentola (Iannone 2007), Il burattinaio e altre storie extra – italiane (Iannone 2004), Pecore nere (Laterza Contromano 2006).

Jorge Canifa Alves, nato a Mindelo (Capo Verde) nel 1972, scrittore, poeta e drammaturgo, collabora dal 2005 col gruppo poetico Apollo 11 e ha fondato nel 2006 il gruppo teatrale Raiz Longe. Ha pubblicato racconti su Il giornale di Peter Pan, Caffè e nelle antologie Memoria in valigia (Fara Editore 1997), Capoverde: Nove Isole e un Racconto Disabitato (Le Lettere 2000), Libera o liberata (Il Leccio 2002), Italiani per vocazione (Cadmos 2005) e Lo Sguardo dell’Altro (Mangrovie 2008). I suoi libri sono Racconti in altalena (Edizioni dell’Arco 2005), Il Bacio della Sfinge (Fuoco Edizioni 2009), Claridade: la coscienza illuminata di Capo Verde (Fuoco Edizioni 2011) e le poesie Kronos’90: poesie in bianco, nero e grigio (Freccia D’Oro 2012).

Francesco Terzago, nato Verbania nel 1986, vive tra Padova e Guangzhou. Poeta, scrittore e linguista, collabora con AbsolutePoetry, Poesia2.0, UltraNovecento e Scrittori Precari. Ha pubblicato poesie su Italian Poetry Review, Le Voci della Luna e ALI, ed è presente nell’antologia Generazione Entrante di Ladolfi editore. Suoi testi sono presenti su Smemoranda, Poetarum Silva, La Ginestra, Nazione Indiana e Critica Impura. In Cina, con l’Università degli Studi di Padova, ha tenuto corsi di lingua e cultura italiana, ha studiato gli effetti della globalizzazione sul popolo cinese e ha collaborato con il Guangdong Museum of Art per la promozione dell’arte cinese contemporanea.

20/05/13

Kyenge


Quando abbiamo lanciato la petizione per esprimere la nostra solidarietà al neo ministro dell'Integrazione Cecile Kyenge e chiedere provvedimenti disciplinari nei confronti dell'europarlamentare Mario Borghezio, per le sue dichiarazioni razziste, non pensavamo di poter raccogliere oltre 130mila firme e di aprire un dibattito sulla rete che travalicasse i confini nazionali.
Eppure è andata così: la petizione è prepotentemente sbarcata negli uffici dei parlamentari europei di varie nazioni, colpiti dalla indignazione diffusa in Italia nei confronti di un collega che aveva insultato, un ministro. Donna. Nera. 130mila firme che quindi non sono passate inosservate e hanno spinto alcuni gruppi parlamentari a partire dal "Groupe de l'Alliance progressiste des Socialistes & Démocrates" a chiedere un incontro con noi, i promotori della petizione. Questo è stato possibile solo grazie alla tua firma.
Per questa ragione martedì 21 maggio saremo a Strasburgo ad incontrare parlamentari europei di varie nazioni per consegnare loro le 130mila e chiedere di dissociarsi pubblicamente dalle frasi pronunciate dal collega leghista Borghezio. E lo chiederemo anche alpresidente del Parlamento europeo Martin Schultz. Poi incontreremo i giornalisti esteri per presentare il risultato della nostra petizione. Nostra, e cioè di tutti quelli che l'hanno firmata per esprimere la propria indignazione. Le dimissioni di Borghezio magari non arriveranno, perché il regolamento del parlamento europeo non le prevede, ma il palese dissenso di tanti europarlamentari nei confronti del collega leghista sarà per noi una sfolgorante vittoria!
Mancano ancora poche ore all’incontro con gli Europarlamentari. Mostriamo a tutti cosa siamo riusciti ad ottenere con la nostra firma: pubblica questa foto sulla tua bacheca di Facebook e lascia un commento.
Grazie mille,
Stefano Corradino via Change.org
P.S. Segui Change.org su Facebook e Twitter

01/05/13

Mar eterno


“CANÇÃO AO MAR (Mar Eterno)”
“Canção ao mar (mar eterno)
Morna de Eugénio Tavares

Oh! Mar eterno sem fundo
Sem fim
Oh! mar de túrbidas vagas
Oh! mar
De ti e das bocas do mundo
A mim
Só me vêm dores e pragas
Oh! mar!

Que mal te fiz oh mar, oh mar
Que ao ver-me pões-te a arfar, a Arfar
Quebrando as ondas tuas
De encontro às rochas nuas

Que até parece oh mar, oh Mar
Um coração a arfar, a arfar
Em ondas pelas fráguas
Quebrando as suas máguas

Dá-me notícias do meu amor,
Amor,
Que um dia os ventos do céu
Oh dor!
Nos seus braços furiosos
Levaram
E ao meu sorriso, invejosos,
Roubaram

Não mais voltou ao lar, ao lar
Não mais o vi oh mar, oh mar,
Mar fria sepultura
Desta minha alma escura

Roubaste-me a luz querida
Do amor,
E me deixaste sem vida,
No horror
Oh! alma da tempestade,
Amansa,
Não me leves a saudade
E a esperança

Que esta saudade, é quem, É quem
Me ampara tão fiel, fiel
E como a doce mãe
Suavíssima e cruel

Mas máguas desta aflição
Que agita
Meu infeliz coração,
Bendita seja esperança
Que ainda
Lá me promete a bonança
Tão linda

Suspende a zanga um momento
Escuta
A voz do meu sofrimento
A luta
Que o amor acende em meu Peito
Desfeito
De tanto amar e penar
Oh mar!

Ministro dell'integrazione

Cécile Kyenge, benvenuta in questa Italia che cambia pagina (speriamo!)
Ti conosco da anni e conosco la persona che vali; ti apprezzo per la tua concretezza, le tue competenze, umanità e la forza che mette ogni volta per portare avanti i progetti... poche persone sono così in Italia, con queste tue caratteristiche.
Non so se ti faranno lavorare bene, se ti metteranno nelle condizioni di svolgere al meglio il tuo lavoro... ma spero che tu abbia la forza di sopportare il peso dell'ignoranza di qualche cittadino arretrato, bloccato in epoche che non appartengono più all'Italia e agli italiani... 
Per il momento, ti saluto con il cuore in mano...
Vai e fatti valere!

26/03/13

Intervista di Maria de Lourdes Jesus all'autore del testo teatrale “Gli affamati”

Intervista di Maria de Lourdes Jesus a Jorge Canifa Alves autore del testo teatrale “Gli affamati”




Come nasce “Gli affamati”?

  • Da un'idea di portare in scena un periodo storico di Capo Verde, un periodo di cui non si parla per vergogna, o per quella censura storica salazariana che continua a vivere nelle menti dei più. Poi, parlandoci chiaro, è sempre difficile parlare delle proprie miserie. Però ero cosciente anche del fatto che i giovani della seconda generazione dovessero riprendersi ciò che apparteneva ai genitori: la storia non sempre trasmessa. Era un loro diritto. Presi spunto da due storie: “Famintos”, di Luis Romano e “Le ombre della Luna” che avevo scritto qualche anno. Il testo finale cerca di andare oltre: propone una visione anche moderna e mondiale del problema "fame". Nel finale smette di essere un problema di un paese e di un epoca e diventa materiale attuale e senza confini.

Chi sono i personaggi de “Gli affamati”
  • Gli affamati è un opera corale. Non gira intorno ad un unico personaggio, bensì intorno ad un gruppo, ad una massa che narra insieme la propria storia mentre attendono la speranza a ridosso di un porto. Il porto muove le corde dei personaggi e li sposta ora a destra ora a sinistra, ove cioè si possa sentire odore di cibo. Alcuni pensando di intravedere un mercantile pieno di sacchi di farina si buttano in mare, trovando, poi, non la nave ma la morte; altri narrano episodi di dissenteria e di morte tra i bambini; altri di uomini e donne che finiscono per diventare pazzi a causa della fame. In questi racconti si inseriscono alcuni personaggi chiave: un immigrato italiano che non sa più come consolare suo figlio; un vecchio maestro e sua moglie che iniziano accusando la seconda guerra mondiale di quella loro catastrofe e finiscono per diventare pazzi; una ragazza che ci crede fino in fondo alla soluzione del problema ma pagherà lei il conto finale per tutti. In tutto questo, a ridosso della scena, due strane figure giocano ad Uril, un gioco africano del "mangiapedine".

Come si sviluppa la trama
  • Trama: centinaia di affamati sono a ridosso di un porto in attesa da giorni dell’arrivo di un mercantile. Alcuni uomini raccontano, stremati dalla fame, dei morti e della mancanza di acqua che sta decimando la popolazione. Da questo gruppetto si stacca il più affamato e si dirige verso un tavolo apparecchiato con ogni bendidio... Solo lui riesce a vedere tanto cibo, lui e una donna grassa che siede al tavolo. La donna è la fame e invita il giovane, che incarna la Speranza, a sedersi con lei e a mangiare. Il giovane nonostante stia morendo di fame pensa anche agli altri e chiede alla Fame di dare a tutti un piccolo aiuto. La Fame lo deride e gli ricorda che ognuno segue il proprio destino, ciò nonostante il giovane potrà salvare la popolazione intera se riuscirà a vincere una partita di Uril contro di lei, La fame. Inizia così la partita tra la Fame e la Speranza.

  • Intanto le storie di alcuni si intrecciano. Un italiano, immigrato a Capo Verde, condivide con gli isolani la triste storia di questa carestia. Racconta al proprio figlioletto che le cose si sono messe molto male per loro e che dovranno vendere anche l'ultima capretta alla quale è affezionato il bambino. Poi, amaramente, va con gli altri pescatori a cercare qualcosa dal mare. Mentre è sulla riva con il furgoncino riceve "il segnale" che dal mare non arriveranno pesci quel giorno. Quindi anche lui decide di andare al porto dagli altri affamati e là sperare nell'arrivo del mercantile che continua a tardare. Anche il motore del suo furgoncino lo abbandona e così dovrà fare il percorso, come tutti, a piedi.

  • Intanto nella casa di un vecchio maestro, questi, parla con la propria moglie della seconda guerra mondiale, di armi che impediscono l'arrivo dei rifornimenti alimentari e della pazzia dei signori belligeranti. La pazzia però sta entrando anche in quella casa, prima è sua moglie, poi entra in casa un pipistrello che diventa una strega agli occhi del vecchio che comincia ad inseguirla per tutta casa cercando di ucciderla.

  • Al porto continuano a raccontarsi storie di gente che si vende tutto, e inevitabilmente la morte poi le sorprende; di storie di bambini che giocano ignari della causa di tutto ciò, giocano a catturare un geco finendo per trovare cinque centesimi con i quali progettano di volare in America per non morire di fame, ma la realtà è quella che vede un padre strappare quella monetina dalle mani del figlio per poter sopravvivere in quel momento. Mentre si raccontano storie, qualcuno grida alla vista del mercantile. Tutti quelli che possono camminare si animano e passando anche sopra ai più sfortunati cominciano a tuffarsi in mare per poter raggiungere prima di tutti quell'ancora di salvezza che... che si dimostrerà un'illusione collettiva, ma quando se ne accorgono è troppo tardi, non ci sono le forze per tornare indietro e molti muoiono affogati. Tra questi affamati del porto c'è Samira, la figlia del vecchio maestro che come tutti è in attesa della speranza.

  • La Fame si prende gioco della Speranza e gli grida in faccia che moriranno tutti. La Speranza non può vincere.

  • Il pipistrello, capito che non è aria, vola via dalla stanza e il vecchio, oramai dentro la totale pazzia, lo insegue con un coltellaccio. Nel frattempo sta passando da quelle parti l'Italiano che è costretto a scappare minacciato, anche lui dal vecchio maestro. Arrivato al porto riconosce Samira e le racconta della pazzia del vecchio, la ragazza decide di correre in soccorso dei genitori... Le voci, corrono più veloci di lei, ma in modo distorto, si arriva a capire che la ragazza sta andando verso la fattoria di quei vecchi che sembra essere pieno di ogni bene di dio. Una massa di affamati si mette a seguire la ragazza, a sua insaputa.

  • Il pipistrello è riuscito a volare lontano, ma sulla sua strada incontra un affamato che lo afferra e lo divora crudo. Altri affamati intravedono la fattoria, e iniziano la corsa verso l’improbabile pasto. Superano Samira e invadono la proprietà del vecchio maestro e qui fanno razzia di tutto.

  • Il vecchio, vedendo la sua proprietà invasa da quei demoni e streghe comincia a menare colpi a destra e a sinistra mentre tutto intorno è caos e fuoco. Il vecchio si imbatte improvvisamente nella regina delle streghe e comincia a percuoterla con tutte le sue forze fino a lasciarla senza vita. Le streghe per morire devono bruciare. Il vecchio prende un ramo ardente e sta per dare fuoco alla strega mentre tutti gli affamati, preso tutto quello che hanno trovato si stanno allontanando... sta per dare fuoco alla strega, quando si accorge che quella è sua figlia. La vecchia strilla di bruciare la strega, il vecchio si ravvede dell'errore, sa che la sua anima è dannata. Prende tra le braccia la figlia senza vita e si dirige verso un dirupo poco distante, dove troverà la morte anche lui.

  • La Fame ride, la Speranza ha perso la partita. Questi prima di seguire la Fame verso la morte, ricorda che lui ha fallito, ma tutti gli uomini hanno fallito la missione perchè chi vuole non può con i propri mezzi e chi può non vuole.

Qual'è il messaggio che hai voluto trasmettere con questo spettacolo?
  •  Penso che il messaggio possa essere racchiuso dalla frase finale che lascia la Speranza prima di seguire la Fame: 
  • "Moriranno tutti di fame perché io non ho saputo fare niente per salvarli… Ho perso… Ho perso perché gli uomini hanno perso… tutti hanno perso! Quelli che potendo sfamare una bocca non lo fanno perché stanno troppo comodi nelle loro poltrone per occuparsi delle disgrazie altrui! Quelli che potendo sfamare un’innocente creatura non lo fanno perché è più dignitoso ricoprire d’oro la propria tomba! Quelli che volendo sfamare uno sguardo supplichevole non possono farlo perché qualcun altro che potrebbe gli ha già tagliato i fondi! Quelli che volendo asciugare le lacrime di tanta sofferenza asciugano con questa anche l’ultima speranza… Com’è strano il mondo: c’è chi vuole non potendo e c’è chi potendo non vuole… Quanta disgrazia, quanta sofferenza, quanto menefreghismo, quanta ignoranza… Siamo qui tutti per un solo istante, o sbaglio!?"

Chi sono secondo te gli affamati di oggi?
  • Gli affamati di oggi? Gli invisibili, quello che i mass-media nascondono ai nostri occhi, esattamente come il fascismo portoghese nascose gli affamati capoverdiani al mondo, ai suoi tempi.

A chi hai voluto rivolgerti quando hai pensato a questa piece teatrale?
  • Ho pensato di rivolgermi ai giovani capoverdiani affinché conoscano la loro storia; ma è anche un richiamo per l'umanità intera, affinché chi abbia occhi per guardare non finga che tante brutte realtà non esistano o che esistano soltanto lontano da noi!

Cosa pensi che si dovrebbe fare per eliminare la fame nel mondo?
  • Sensibilizzare le coscienze giovanili, arrivare nelle scuole con programmi che parlino del mondo e dei suoi problemi alimentari, facendo partecipi i più giovani del loro futuro. Mettere in atto programmi che si basino non sul rendiconto economico di pochi, ma che coinvolgano allo stesso modo tutti i beneficiari.

XXXIII° ANNIVERSARIO DALL'INDIPENDENZA DI CAPO VERDE

XXXIII° ANNIVERSARIO DALL'INDIPENDENZA DI CAPO VERDE
J. Canifa Alves, l'On.le M. Monteiro, l'On.le Frias, l'On.le Sousa, rappresentante Caritas F. Pittau

Un libro può salvare la vita

  • edgar allan poe - racconti
  • Gabriel Garcia Marquez - Cent'anni di solitudine
  • Isabel Allende - il piano infinito
  • Luis Romano - famintos
  • Michael Ende - la storia infinita

MONDO MIGRANTE

Los Angeles – Charlize Theron è diventata cittadina americana. Ad annunciarlo la stessa attrice durante il David Letterman Show: “ho sempre desiderato essere cittadina americana, ma loro non volevano accettarmi… Ho dovuto studiare. Inoltre era difficile non pensare a qualche trucco all’esame, come quando a me, di madrelingua inglese e sudafricana, è stato dato un foglio e mi è stato chiesto di scrivere correttamente la frase: è una giornata di sole”.

Un premio Oscar all’ umorismo americano… ma si diamo loro anche un “Tapiro d’oro”.

Le rivoluzioni non necessariamente rappresentano delle soluzioni... sicuramente ti danno linfa vitale!

RAIZ-LONGE

RAIZ-LONGE
dietro: Benny Hopffer Almada, Giovanni Mone, Alfredo Pierantozzi; al centro: Marta Poretti, Viviana Alves, Jorge Canifa Alves, Cateline Hopffer Almada, Lorena Salvatori, Walter do Rosario; in basso: Hamdi Dahir, Linda Evora, Aderico Brito.