Gli anni '60: La "migrazione delle donne"
A differenza di altre migrazioni, quella capoverdiana è stata fin dall'inizio prevalentemente femminile.
Il ruolo dei missionari: Le prime donne arrivarono tra il 1957 e i primi anni '60, spesso provenienti dall'isola di São Nicolau. Il tramite furono i Frati Cappuccini della provincia romana, che operavano nell'arcipelago.
Collaboratrici domestiche:
Queste giovani donne venivano chiamate dalle famiglie della borghesia romana (spesso legate agli ambienti cattolici) per lavorare come colf o "tate" conviventi. I datori di lavoro spesso pagavano il biglietto aereo, che veniva poi rimborsato con le prime paghe, cioè lavoravano a gratiseee, come si dice a Roma. Guadagnava o 60 mila lire al mese, 30 mila ritornava al datore di lavoro, il resto serviva per mantenere i figli rimasti a Capo Verde.
Status giuridico: Fino al 1975 (anno dell'indipendenza dal Portogallo), i capoverdiani arrivavano con passaporto portoghese, venendo registrati ufficialmente come cittadini portoghesi.
2. Gli anni '70 e '80: Consolidamento e ritrovi
Negli anni '70 il flusso aumentò grazie al "passaparola" e ai ricongiungimenti. La comunità iniziò a creare i propri punti di riferimento urbani:
Piazza Fiume e Via Sicilia: Questa zona divenne il cuore pulsante della comunità. In via Sicilia si trova il Centro "Nossa Senhora do Rosario", gestito dai missionari, che divenne il luogo di preghiera (messa in lingua portoghese) e di aiuto reciproco.
Associazionismo: Nel 1988 nacque l'OMCVI (Associazione Donne Capoverdiane in Italia), una delle più antiche associazioni di immigrati in Italia, fondamentale per la tutela dei diritti e l'emancipazione delle lavoratrici.
3. La "Roma Capoverdiana" oggi
Oggi la comunità è arrivata alla quarta generazione. Molte delle ragazze arrivate negli anni '60 sono oggi nonne di cittadini italiani a tutti gli effetti.
Cultura e svago: Luoghi storici come il Cafe Cretcheu (zona Via Ancona) o la discoteca Criola (Casal Bertone) hanno rappresentato per anni i centri della "movida" capoverdiana, dove si ascoltano generi come la morna, la coladeira e la kizomba.
Integrazione: Molti figli e nipoti dei pionieri sono oggi professionisti affermati (medici, architetti, mediatori culturali) che mantengono però un legame fortissimo con l'identità dell'arcipelago.
Curiosità: Perché proprio Roma?
Mentre i capoverdiani diretti negli USA si concentrarono sulla pesca e quelli in Olanda sulla navigazione, a Roma la migrazione fu urbana e domestica. Questo ha creato un legame unico con il tessuto sociale della città, fatto di convivenza quotidiana all'interno delle case romane per oltre sessant'anni.

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