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10/12/07
POESIA di NATALE
SODADE
Che vento è mai questo
Che così piacevole e caloroso
Va gonfiando le vele
Della mia barchetta?
Dove vuol portarmi?
E perché mi spinge con insistenza
Con quella fretta assurda
Di voler arrivare
Benché io non sia ancora partito?
Non chiedetemi, non fate domande!
Spezzate solo le mie catene!!
Mollate gli ormeggi
E lasciatemi andare
Almeno ora che il Natale
Si stringe vorticoso
E vorticoso si stringe
Intorno al mio essere e
Moltiplica di mille e mille volte
La forza di questo vento
Piacevole e caloroso
Che noi capoverdiani
Chiamiamo “Sodade”?
Sodade
Violento vento della nostalgia
Nostalgia della mia terra
Della mia gente
Gente del mio cuore
Cuore della mia terra
Sodade!
“Ohi Caboverde…”
E’ un tuo figlio che canta
Sulle tue stesse note
Sperando
Almeno nel ritorno di un eco
Per poter sopravvivere
A questo piacevole vento
A questa terribile malattia
Dalla quale
Pur non voglio liberarmi:
Sodade!
Sodade
Violento vento della nostalgia
Nostalgia della mia terra
Della mia gente
Gente del mio cuore
Cuore della mia terra
Sodade!
Natale ti odio e ti invidio
Così bello!
Così ricco d’affetti e sorprese
E sorridi alla vita e
La vita ti sorride mentre ti si stringe intorno
Giocando e scherzando
Ritrovandosi e brindando insieme
Ai soavi odori di casa propria e
Al profumo della dolcissima madre…
Ma io?
Io che sono così lontano da mia madre
Come posso abbracciare il tuo profumo
E inebriarmi dei piacevolissimi suoi odori
Suoi sapori, suoi colori, sue note, suo calore?
Io voglio abbracciarla e con lei gioire…
Natale ti odio!!
Cinico!
Vuoi spezzarmi il cuore?
Vuoi vedermi morire mentre
Sodade
Violento affonda questa mia barchetta?
Liberatemi da queste catene!
Sodade
Violento vento della nostalgia
Nostalgia della mia terra
Della mia gente
Gente del mio cuore
Cuore della mia terra
Sodade!
Terribile è la tentazione di lasciare
Questo porto così sicuro e avventurarmi
Verso questo mare tempestoso
Che mi separa dalle braccia materne…
E sono sempre più marinaio solitario
Tra la folla che mi circonda
E mi sazia di affetti e tenerezze anche
Ma io non sono che
Marinaio strapazzato
Dal pazzo e furioso vento della
SODADE
Ed è sempre troppo lontano l’Arcipelago
Per la mia barchetta
Benché io ci sia già arrivato
Prima di tutto
Con il cuore
SODADE
Spingimi ancora un po’!
Voglio arrivarci anche con i piedi!
E tu natale
Natale smettila di urlarmi alle spalle:
“Sodade
Violento vento della nostalgia
Nostalgia della mia terra
Della mia gente
Gente del mio cuore
Cuore della mia terra
Sodade!”
PISTOLE E FUCILI
Sono stato in Achada Grande
A casa di Donna Bia
Ho visto cose inimmaginabili
Sì, proprio nel regno di Donna Bia
I ragazzini infervorati
Le ragazzine a piedi nudi
Che danzavano allegramente
Tutti insieme, allegramente
Oh! Quanto fumo nella stanza
Sembrava il mondo della fantasia
E quanta birra girava ovunque
E quanto girare e girare
E stare allegri e ballare
Risate di cuore
Calici in alto
Applausi a non finire
E la gente
E la gente con il tipico calore
Di noi gente di Capo Verde
Insieme gridava forte la gente:
Oh! Il mondo sta cambiando
Ma non crollerà mai!
Pistole, spingarde e fucili
Odio, rancore e miseria
Fuggite da questa casa
Noi non vi vogliamo
Noi non lo ammettiamo
Noi non lo permettiamo
Noi unite le forze
Forti grideremo forte:
Oh! Il mondo sta cambiando
Ma non crollerà mai!
Il mondo sta cambiando
Perché tanta malvagità
In questo che è solo un istante?
Sono stato in Achada Grande
A casa di Donna Bia
Ho visto cose inimmaginabili
Sì, proprio nel regno di Donna Bia
Donna Bia, Donna Bia
Bella festa, quanta allegria, gioia
Dammi la mano donna Bia
E fammi ballare, fammi sballare!
Com’è più bello divertirsi
Invece che…
Pistole, spingarde e fucili
Odio, rancore e miseria
Noi non vi vogliamo
Noi non vi vogliamo
Noi non vi vogliamo!
03/11/07
Libro
Sono onorata, ma soprattutto particolarmente felice, di scrivere la presentazione al libro di Jorge Canifa Alves, il primo libro pubblicato in Italia realizzato da un esponente della seconda generazione della nostra comunità capoverdiana.
Sono sicura che posso ora e qui complimentarmi con Jorge anche a nome dell'intera comunità capoverdiana, che sarà fiera di questo suo figlio. E mi sembra che possa essere anche di buon augurio per questo 2005, che entra nel segno della speranza per migliaia di giovani capoverdiani ed italocapoverdiani, per molti genitori e per tutta la nostra comunità.
Mi sento in qualche modo parte di questo libro da noi tanto atteso, poiché ho seguito Jorge sempre con grande interesse. Ogni volta ho molte aspettative rispetto ai suoi progetti che puntualmente realizza all'interno della nostra comunità, soprattutto con i ragazzi della sua generazione, che da un po' di anni costituiscono il centro di attenzione sia delle nostre Associazioni in Italia che della diaspora capoverdiana nel mondo.
La preoccupazione per questa generazione è tale da portare il Congresso dei Quadri Capoverdiani della Diaspora, che si organizza ogni 4 anno a Capo Verde, a dedicare il III Congresso dell'anno scorso interamente a questa seconda generazione.
La mia amicizia con Jorge è nata grazie alla sua passione per la scrittura: eravamo nel 1997, a Rimini, dove da alcuni anni presentavo il premio letterario per gli immigrati organizzato dall'Associazione culturale EKS & TRA. Quell'anno, con mia gioia e grande sorpresa, scopro che uno dei premiati è un ragazzo di Capo Verde. Potete immaginare quale sia stata la mia gioia, accompagnata da una fierezza incontrollabile, che mi ha travolta nel momento di annunciare il suo nome: Jorge Canifa Alves.
Aveva vinto il premio di prosa con il racconto "La casa d'acqua", proprio uno dei racconti contenuto nel libro che avete in mano. Da allora è nata questa amicizia con Jorge, che si è poi consolidata nel tempo attraverso una serie di collaborazioni con la nostra Associazione delle Donne Capoverdiane in Italia, e più recentemente con Radio B. Leza, uno spazio radiofonico dedicato alla nostra comunità, dove io e Jorge facciamo coppia fissa ogni due settimane.
Jorge ha avuto un percorso di inserimento simile a tanti altri ragazzi capoverdiani che sono arrivati in Italia molto piccoli, non aveva nemmeno 8 anni, è sempre stato seguito ed educato da persone che non conoscevano la sua cultura e la sua lingua, ma che soprattutto non davano molta importanza alla cultura dei paesi di origine, poiché si pensava che potesse essere un ostacolo all'inserimento dei ragazzi. I suoi compagni erano tutti italiani e quindi Jorge non ha più avuto occasione di parlare la sua lingua. E' naturale quindi che con il passare degli anni abbia perso la pratica nel parlare il capoverdiano.
Ma a questa situazione dovuta alla sua storia contingente, Jorge ha contrapposto una caparbia e continua ricerca alla riconquista della sua identità capoverdiana. Questo sforzo lo ha portato a riscoprire le sue radici, attraverso una profonda analisi di se stesso, guidato dalla consapevolezza di appartenere contemporaneamente a due culture: quella italiana e quella capoverdiana. Due culture che nell'insieme costituiscono il suo patrimonio personale, la speciale ricchezza della sua identità.
Il riappropriarsi della cultura capoverdiana è per Jorge un'affermazione del diritto che gli è stato negato per tanti anni, durante la sua infanzia vissuta in Italia. L'interesse e l'avvicinamento di Jorge alla cultura capoverdiana si è poi rafforzato e consolidato attraverso il contatto diretto che lui stesso ha voluto stabilire con la sua comunità d'origine, facendo amicizia con i capoverdiani e occupandosi dei giovani della seconda generazione.
Grazie alla sua capacità di coinvolgere le persone, è riuscito in questi ultimi anni ad organizzare un gruppo compatto di ragazzi disposti e ben felici di seguirlo in questa sua impresa di valorizzare la cultura capoverdiana, stimolare gli interessi verso i valori più alti, orientarli verso un inserimento equilibrato, nella consapevolezza che la convivenza tra cittadini di culture diverse non solo è possibile, ma è l'unica alternativa per la salvezza dell'intera civiltà.
Entrando adesso in merito al libro "RACCONTI IN ALTALENA", devo dire che Jorge mi ha colto di sorpresa, anche se mi ero preparata, pronta a farmi affascinare con sempre nuovi personaggi inseriti dalla fantasia dell'autore negli ambienti capoverdiano e italiano.
Ma Jorge è andato oltre le mie aspettative. Sono rimasta veramente ammirata dalla capacità con cui ha descritto nel suo libro sei ambienti diversi di mondi lontani fra loro, e con riferimenti culturali molto differenti. La ricerca della propria identità culturale capoverdiana ha creato in Jorge altri spazi, altre occasioni per conoscere culture nuove. Da questo confronto tra nuovi mondi Jorge ne esce affascinato e contaminato nel vero senso della parola, in fin dei conti, più ricco.
Questa disponibilità e capacità a sposare più culture distanti tra loro è frutto della sua fantasia ma soprattutto del suo saper vivere e convivere con altri cittadini di vari paesi, che oramai costituiscono la realtà odierna e la caratteristica culturale del Bel Paese. Ma anche nel linguaggio usato Jorge è pieno d'inventiva. La sua prima ricchezza è data dalle diversità culturali dei protagonisti, la seconda è dovuta alla cultura dell'autore e alla sua mente fantasiosa, popolata anche da figure leggendarie e mitologiche.
Africa, Asia, Europa e America Latina sono i quattro continenti di provenienza dei rispettivi protagonisti di questo libro. Ma non a caso, proprio a Capo Verde è ambientato il primo racconto. Parlare di Capo Verde significa legare la storia all'emigrazione, vista come unica via di salvezza per una vita dignitosa. Un'emigrazione al femminile, perché Jorge è venuto in Italia ancora piccolissimo a ricongiungersi con sua madre, e anche perché la nostra comunità è ancora oggi per la stragrande maggioranza costituita da donne.
Questa forza femminile, questa presenza materna, protettrice e creativa, non lascia l'autore indifferente. Infatti anche nei racconti successivi sono le donne le vere protagoniste. Donne che parlano della libertà, che sognano la libertà e che vogliono la libertà, a costo di pagarla con la propria vita, come nel caso del racconto intitolato SAB RAS. Un racconto che potrebbe rappresentare tutte le donne che ancora non sono libere di scegliere con chi sposarsi o di decidere semplicemente della propria vita. Donne il cui destino viene determinato fin dalla nascita, un destino fatale al quale non possono sottrarsi.
Ma la libertà di cui Jorge ci parla, attraverso i protagonisti dei suoi racconti, è una libertà che non ha confini, cosicché ogni personaggio è simbolo di una storia più grande, dove la libertà è la vera protagonista, temuta in passato, ma anche sognata, conquistata, difesa, per il tempo presente ed anche futuro.
Ben venga, dunque, un libro come "RACCONTI IN ALTALENA".
Grazie, Jorge, non potevi farci un regalo migliore per questo Nuovo Anno appena iniziato.
"Gli Affamati"
Le Ombre della Luna, J.Canifa Alves
la partecipazione straordinaria di
Adao Ramos
Marzio Marzot
Jorge Canifa Alves e Alfredo Pierantozzi
Domenico Viviani
40.000
STATI DAL MONDO DIMENTICATI
Genere: Tragedia


Costi di realizzazione di ciascuno spettacolo
messa in scena della tragedia “GLI AFFAMATI” è di 8000,00 Euro
17/10/07
news di Letteranza
mercoledì 17 ottobre 2007
Canifa Alves a Roma
Mercoledì 10 Ottobre, alle ore 18.45, proseguirà, presso il Centro Policulturale Baobab http://www.erythros.org/cmulticulturalebaobab.asp, il ciclo di incontri con scrittori africani.
Il terzo di questi appuntamenti sarà con lo scrittore capoverdiano Jorge Canifa Alves, il quale presenterà il suo libro: "Racconti in altalena". Storie di donne, libertà ed altre culture che si incontrano in un continuo dondolare senza pregiudizi, ma con curiosità viva di conoscenza reciproca. Sette racconti migranti, dove l’immigrato non è colui che subisce la condizione, ma è colui che ha il coraggio di esprimere con forza se stesso. La lettura sarà accompagnata dalle musiche di Pap Kanoutè.
25/06/07
Mundialido 2007
da "INTERNAZIONALE" 6/12 luglio 2007 - n° 700
di Jorge Canifa Alves
Ostia Lido, 24 06 2007, straordinaria vittoria del Capo Verde nella finale del torneo di calcio del MundiaLido 2007 contro l’Italia per 2-0. Un risultato pieno che non lascia spazio alla fortuna bensì alla bravura, all’impegno e al cuore dei ragazzi capoverdiani e lascia esplodere nel cielo quei fuochi d’artificio tante volte sognati dai molti piccoli “David-migranti” contro quel gigantesco Golia in cui ogni giorno si imbattono! Non una vittoria contro l’Italia o contro gli italiani, ma una vittoria contro le difficoltà che si incontrano oggigiorno lungo il cammino della migrazione e che, proprio perché lontani da casa, sembrano sempre insormontabili.
Questo torneo di calcio per nazioni straniere in Italia, giunto alla sua IX edizione, ha visto quest’anno la partecipazione di squadre come: Algeria, Brasile, Camerun, Ecuador, Etiopia, Giappone, Irlanda del Nord, Capo Verde, Madagascar, Moldova, Perù, Polonia, Spagna, Ucraina, oltre all'Italia ed alla squadra della Caritas Diocesana “Senza Frontiere”. Squadre suddivise inizialmente in quattro gironi di quattro squadre ciascuno. Nel suo girone, i voracissimi squali capoverdiani hanno divorato gli scorpioni del’Algeria per 4-0, con tale appetito da avere un’indigestione contro i “Senza Frontiere” (finita 1-1)… ma era solo una parentesi perché nella gara successiva “matavano” i tori spagnoli con un secco 2-0, vittoria che li proiettava ai quarti di finale contro i leoni del Camerun, subito ingabbiati con un emozionante 3-1. Il capolavoro doveva essere ancora scritto e in semifinale con un sofferto 2-0 mettevano fine al sogno delle velocissime gazzelle del Senegal (squadra rivelazione del torneo) e proiettava la squadra capoverdiana in finale contro l’Italia vincitrice in semifinale contro il Brasile.
Nel giorno tanto atteso la differenza si vede anche sugli spalti del campo sportivo “Stella Polare”… Chi attendeva una predominanza italiana verrà deluso perché oltre duecento capoverdiani fanno da coreografia urlante e danzante contro il quasi inesistente tifo italiano (una ventina di persone circa).
Fischia l’arbitro l’inizio e subito i lupi azzurri (la squadra proviene dalla scuola calcio del “lupacchiotto” Francesco Totti) dimostrano più tecnica che cuore. Qualche saggio di bravura poi partano all’attacco gli squali capoverdiani che trovano solo sullo scadere del primo tempo il vantaggio su rigore. Nel secondo tempo i lupi, più innervositi che feroci, vengono contenuti e superati per altre due volte sul finale di partita.
La gioia finale è immensa tra tamburi e passi di danza al ritmo di allegro funanà.
La vittoria di Davide fu tanto grande quanto inatteso.
Fu la vittoria del riscatto dei piccoli migranti.
19/03/06
10/02/06
Istituto Goethe
RACCONTI IN ALTALENA (comunicato stampa)
Storie di donne, libertà e culture altre che si incontrano in un continuo dondolare ora qua ora là, senza pregiudizi ma con curiosità viva ed empatica.
Sette racconti migranti, dove l’immigrato non è colui che subisce la condizione di “straniero-diverso” ma è colui che ha qualcosa da raccontare di se stesso e ha voglia di ascoltare gli altri per arrivare ad un punto di conoscenza comune, consapevole che la non conoscenza, l’ignoranza, genera la paura e l’intolleranza. Racconti in Altalena è la volontà di incontrare “l’altro”.
La presentazione del libro, curata da Tabanka onlus, avrà luogo giovedì 16 febbraio ore 16, presso il Goethe Institute in via Savoia 15 (presso piazza Fiume). Presenti l’autore Jorge Canifa Alves e per la casa editrice (edizioni dell’arco) Chiara stefani. Interverranno Anna Fresu (regista teatrale), Simone Celani (docente universitario) e Maria de Lourdes Jesus (giornalista rai), coordinerà l’incontro Linda Evora. Leggeranno alcuni brani i Raiz Longe, gruppo teatrale italo-capoverdiano.
Racconti in Altalena continua su STRANIERI IN ITALIA <---clicca
08/02/05
Le Ombre della Luna
presentano:
LE OMBRE DELLA LUNA
Giovanni Mone
Jorge Canifa Alves
Lorena Salvatori
Linda Evora
... Non era difficile vedere anche uomini adulti inginocchiarsi, stringersi la testa fra le mani e piangere come bambini turbati da una motivazione sincera: la fame!!
Il calore stanca e infiacchisce i corpi già affamati e deboli, e si insinua dentro la volta cranica e spezza i legami con lo spazio e il tempo seminando pazzia genitrice di morte.
Quale calore, invece, si era insinuato nel cranio di quelli del vecchio continente che da oltre due anni non riuscivano a dominare la pazzia che sembrava aver preso tutti loro, e faceva sì che ovunque si vedessero focolai di pazzi che si sparavano e si uccidevano a vicenda e affondavano le navi cariche non di mine, né di altri pazzi armati, ma di farina per innocenti bocche da sfamare?!
VOCI AFROITALIANE
IL CIRCOLO GIANNI BOSIO
con la collaborazione del
Rialto Santambrogio
e il patrocinio della
Consigliera Delegata del Sindaco di Roma per le
Politiche della Multietnicità
presenta
VOCI AFROITALIANE
via S. Ambrogio, 4 – martedì 8 febbraio 2005, ore 18.00
Jadelin Mabiala Gangbo
Jorge Canifa Alves
Igiaba Scego
Secondo appuntamento di un ciclo di incontri con poeti, scrittori e narratori afroitaliani che si terranno con cadenza mensile
Jadelin Mabiala Gangbo è nato in Congo nel 1976 e vive a Bologna. È autore dei romanzi Verso la Notte Bakonga (Portofranco) e Rometta e Giulieo (Feltrinelli) che ha adattato a dramma teatrale per L'Arena del sole di Bologna. Ha pubblicato alcuni racconti in diverse riviste come Fernandel e NarraSud. Recensisce libri per Pulb Libri e tiene corsi scrittura creativa.
Igiaba Scego è nata a Roma nel 1974 da genitori somali, fuggiti in Italia in seguito al golpe di Siad Barre. È una delle più giovani scrittrici italiane della migrazione. Nata e cresciuta a Roma (è
laureata in lingue e letterature straniere all'università La Sapienza), Igiaba Scego è comunque rimasta profondamente legata alla cultura e alle vicende del suo paese di origine, e questo rende il suo primo romanzo Rhoda (Sinnos editrice) una coinvolgente testimonianza della letteratura migrante in lingua italiana. Alcuni suoi racconti -fra cui Salsicce, premio Eks&tra 2003- sono stati pubblicati su riviste italiane e straniere. La Sinnos editrice ha pubblicato, nella collana "i Mappamondi", La nomade che amava Alfred Hitchcock, un testo bilingue destinato ai ragazzi. Ora Igiaba Scego si divide tra l'attività di scrittrice e la sua nuova attività di ricercatrice (dottorato in Pedagogia all'università Roma tre di Roma).
Jorge Canifa Alves è nato nelle isole del Capo Verde nel 1972. Ha vissuto nella provincia romana fino al 1996. Trasferitosi a Roma ha iniziato a collaborare con diverse riviste letterarie. Nello stesso anno inizia la collaborazione con il gruppo romano “Scritti d'Africa”, gruppo impegnato nella promozione della cultura africana nella capitale. Nel 1997 vince il 3° premio al concorso letterario Eks&Tra. Nel 2004 gli viene assegnato da “Os Quadros dà Diaspora Caboverdiana” il premio come miglior giovane talento narrativo capoverdiano in Europa. Ha pubblicato racconti in altre collane e riviste. Ha collaborato per diversi anni a “Radio B.Leza”, programma radio capoverdiano. È attualmente impegnato nella realizzazione del sito tabanka.it, sito capoverdiano che avrà carattere socio-culturale. Nel 2005 uscirà il suo libro “Racconti in Altalena”, edito da “Edizioni dell'Arco”
Per informazioni
Cristina Ali Farah - ubax@fastwebnet.it - 3402350513
Circolo Gianni Bosio – segreteria@circologiannibosio.it – 06 68135642
Susanna Cerboni – susannacerboni@libero.it – 06 90811091
29/05/04
Malumori Romeni
XXXIII° ANNIVERSARIO DALL'INDIPENDENZA DI CAPO VERDE

J. Canifa Alves, l'On.le M. Monteiro, l'On.le Frias, l'On.le Sousa, rappresentante Caritas F. Pittau
Un libro può salvare la vita
- edgar allan poe - racconti
- Gabriel Garcia Marquez - Cent'anni di solitudine
- Isabel Allende - il piano infinito
- Luis Romano - famintos
- Michael Ende - la storia infinita
MONDO MIGRANTE
Un premio Oscar all’ umorismo americano… ma si diamo loro anche un “Tapiro d’oro”.
RAIZ-LONGE

dietro: Benny Hopffer Almada, Giovanni Mone, Alfredo Pierantozzi; al centro: Marta Poretti, Viviana Alves, Jorge Canifa Alves, Cateline Hopffer Almada, Lorena Salvatori, Walter do Rosario; in basso: Hamdi Dahir, Linda Evora, Aderico Brito.