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26/01/26

Cittadinanza

 CITTADINANZA 




Un figlio di una capoverdiana e di un italiano conserva sempre la cittadinanza capoverdiana anche se non lo ha mai richiesto?


La risposta breve è sì. Secondo la legge sulla cittadinanza di Capo Verde, un figlio di madre capoverdiana è considerato cittadino capoverdiano per nascita, indipendentemente da dove sia nato o dal fatto che abbia fatto una richiesta formale.

​Ecco i dettagli su come funziona e cosa comporta:

1. Il principio dello "Ius Sanguinis"

Capo Verde applica il principio del ius sanguinis (diritto di sangue). La Costituzione e la legge sulla nazionalità stabiliscono che:

È cittadino capoverdiano il figlio di padre o madre nati a Capo Verde.

La cittadinanza è automatica e originaria. Non è necessaria una manifestazione di volontà per "diventarlo"; lo si è già dal momento della nascita per il solo fatto del legame biologico.

​2. La Doppia Cittadinanza

​L'ordinamento capoverdiano è molto aperto:

​Permette la doppia (o plurima) cittadinanza senza restrizioni.

​Non richiede di rinunciare alla cittadinanza italiana per mantenere quella capoverdiana.

​Allo stesso modo, l'Italia permette il possesso di più cittadinanze. Pertanto, il figlio conserva entrambi i passaporti a vita, a meno che non decida formalmente di rinunciarvi.

​3. "Diritto" vs "Documentazione"

​C'è una distinzione importante tra essere cittadino e avere i documenti:

Anche se il figlio non ha mai richiesto il passaporto capoverdiano o non è mai stato registrato al consolato, per lo Stato di Capo Verde egli è comunque un cittadino.

​Tuttavia, per esercitare i diritti (come votare o viaggiare con passaporto capoverdiano), dovrà procedere alla trascrizione dell'atto di nascita presso le autorità consolari capoverdiane in Italia. Senza questo passaggio, la sua cittadinanza è "latente" (esiste ma non è documentata).

Cosa deve fare se vuole i documenti?

​Se il figlio desidera ottenere il passaporto o la carta d'identità capoverdiana, dovrà presentarsi al Consolato di Capo Verde con:

​L'estratto dell'atto di nascita italiano (modello plurilingue).

​Documenti d'identità della madre che attestino la sua nazionalità capoverdiana.

​In sintesi: Non si perde la cittadinanza capoverdiana per "mancata richiesta". È un diritto permanente legato alla discendenza.

BY Casa Madre


Capeverdian's migration

 Gli anni '60: La "migrazione delle donne"




​A differenza di altre migrazioni, quella capoverdiana è stata fin dall'inizio prevalentemente femminile.

​Il ruolo dei missionari: Le prime donne arrivarono tra il 1957 e i primi anni '60, spesso provenienti dall'isola di São Nicolau. Il tramite furono i Frati Cappuccini della provincia romana, che operavano nell'arcipelago.


​Collaboratrici domestiche

Queste giovani donne venivano chiamate dalle famiglie della borghesia romana (spesso legate agli ambienti cattolici) per lavorare come colf o "tate" conviventi. I datori di lavoro spesso pagavano il biglietto aereo, che veniva poi rimborsato con le prime paghe, cioè lavoravano a gratiseee, come si dice a Roma. Guadagnava o 60 mila lire al mese, 30 mila ritornava al datore di lavoro, il resto serviva per mantenere i figli rimasti a Capo Verde. 

​Status giuridico: Fino al 1975 (anno dell'indipendenza dal Portogallo), i capoverdiani arrivavano con passaporto portoghese, venendo registrati ufficialmente come cittadini portoghesi.


​2. Gli anni '70 e '80: Consolidamento e ritrovi

​Negli anni '70 il flusso aumentò grazie al "passaparola" e ai ricongiungimenti. La comunità iniziò a creare i propri punti di riferimento urbani:

Piazza Fiume e Via Sicilia: Questa zona divenne il cuore pulsante della comunità. In via Sicilia si trova il Centro "Nossa Senhora do Rosario", gestito dai missionari, che divenne il luogo di preghiera (messa in lingua portoghese) e di aiuto reciproco.

​Associazionismo: Nel 1988 nacque l'OMCVI (Associazione Donne Capoverdiane in Italia), una delle più antiche associazioni di immigrati in Italia, fondamentale per la tutela dei diritti e l'emancipazione delle lavoratrici.

​3. La "Roma Capoverdiana" oggi

​Oggi la comunità è arrivata alla quarta generazione. Molte delle ragazze arrivate negli anni '60 sono oggi nonne di cittadini italiani a tutti gli effetti.

​Cultura e svago: Luoghi storici come il Cafe Cretcheu (zona Via Ancona) o la discoteca Criola (Casal Bertone) hanno rappresentato per anni i centri della "movida" capoverdiana, dove si ascoltano generi come la morna, la coladeira e la kizomba.

​Integrazione: Molti figli e nipoti dei pionieri sono oggi professionisti affermati (medici, architetti, mediatori culturali) che mantengono però un legame fortissimo con l'identità dell'arcipelago.

​Curiosità: Perché proprio Roma?

​Mentre i capoverdiani diretti negli USA si concentrarono sulla pesca e quelli in Olanda sulla navigazione, a Roma la migrazione fu urbana e domestica. Questo ha creato un legame unico con il tessuto sociale della città, fatto di convivenza quotidiana all'interno delle case romane per oltre sessant'anni.


da Appunti blu 2007

21/01/26

Maria José Mendes Evora


38 ANNI DI RACCONTI 
DI MARIA JOSÉ MENDES EVORA 


La Nascita del Sogno

​Maria José, che tutti chiamano Mizé, è nata nell'arcipelago di Capo Verde, un luogo di sole e mare. Fin da piccola, il suo sguardo era rivolto oltre l'orizzonte, sognando un futuro fatto di conoscenza e opportunità. La sua infanzia è stata segnata dalla bellezza della sua terra, ma anche dalla consapevolezza delle sfide.


Il Perno Spezzato e la Forza della Famiglia

Nel 1972, la vita di Mizé subisce un duro colpo: perde la madre, il "perno" della famiglia. Questo evento la costringe a crescere in fretta, ma rivela anche la straordinaria forza dei suoi cari. Il padre, un uomo amorevole, e il fratello maggiore, giovanissimo, decidono di emigrare per sostenere la famiglia, mostrando un amore e una dedizione che rompono ogni stereotipo.


Il Viaggio e le Prime Sfide in Italia

Nel 1979, Mizé stessa compie il grande passo e arriva in Italia. Le prime esperienze sono a Napoli, una città vibrante e affascinante che le ricorda la sua Capo Verde. Tuttavia, Mizé cerca qualcosa di più, un modo per realizzare il suo desiderio di studiare e contribuire attivamente.


I Libri, la Conoscenza e il "Noi"

Il trasferimento a Roma apre le porte della conoscenza. Con grandi sacrifici e determinazione, Mizé si iscrive alla Pontificia Università Gregoriana. Qui, l'incontro con altre realtà migranti le fa comprendere che i problemi sono spesso comuni. Nasce in lei la consapevolezza del "Noi", un concetto potente che, attraverso l'unità, può generare cambiamento e successo per l'Africa e il mondo intero.


CAVALIERE AL MERITO DELLA REPUBBLICA ITALIANA 


Mizé trasforma ls sfida della propria vita in partecipazione attiva arrivando ad ottenere un importante riconoscimento. Infatti il culmine del suo percorso è la nomina a Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2001), simbolo del successo della sua integrazione e del suo impegno sociale. 



di Jorge Canifa Alves 
e il laboratorio di Casa Madre

38 ANNI DOPO






38 Anni di Racconti

di Maria José Evora



​1. Introduzione: L'impatto del libro

​Il libro cattura il lettore fin dalle prime pagine per due motivi fondamentali:

  • Lo stile: Un linguaggio semplice, chiaro, privo di fronzoli. L’autrice inserisce termini in creolo (come Mãegatchada, Ringue o Roda) senza appesantire la lettura, ma offrendoli come "piccoli gioielli" che evocano l'anima di Capo Verde.
  • L’universalità: Pur essendo una storia specifica, chi legge sente che quella storia gli appartiene. È un "film" fatto di volti amici, odori di caffè e cachupa, e il desiderio pulsante di emigrare per trovare un futuro migliore.

​2. Le Radici e il "Perno" che si spezza

​Il racconto biografico parte dal 1979, ma le radici affondano nel 1972, anno in cui la vita di Mizé cambia drasticamente:

  • Il trauma: La perdita improvvisa della madre, il "perno" della famiglia. Un evento crudo che la proietta precocemente nell'età adulta.
  • La figura maschile: Il libro rompe gli stereotipi sull'uomo capoverdiano. Vediamo un padre amorevole e protettivo e un fratello che, a soli 15 anni, si assume la responsabilità di emigrare per sostenere la famiglia.
  • Il sogno di studiare: Nonostante le difficoltà e la vita tra le isole (Boa Vista, Sal, São Vicente), il desiderio di Mizé è chiaro: studiare.

​3. L'Arrivo in Italia: Da Napoli a Roma

  • Napoli: Una città magica che le ricorda la sua terra, ma dove la "routine" non le basta.
  • Roma e la svolta: Il trasferimento a Roma segna l'inizio della realizzazione accademica. Con grandi sacrifici, Mizé studia con impegno presso la Pontificia Università Gregoriana.
  • La dimensione del "Noi": L'incontro con altre realtà migranti a Roma le fa capire che i problemi sono comuni. Nasce la consapevolezza che il concetto di "Noi" è la chiave del successo per l’Africa e per il resto del mondo.

​4. Il Focus: La Donna nella Migrazione

​A partire dal secondo ciclo di studi (1998), Mizé approfondisce un tema a lei carissimo: la condizione femminile.

  • Oltre lo sguardo maschile: Mizé analizza la migrazione con uno sguardo da "protagonista" femminile.
  • La donna capoverdiana: Una figura di grande importanza qualitativa, impegnata su più fronti e capace di una visione a 360°.
  • L'Interazione (non solo integrazione): Il passaggio dal lavoro umile ("dal piumino al computer") alla partecipazione attiva. La donna migrante non è solo un soggetto che riceve aiuto, ma un elemento decisivo di cambiamento sociale.

​5. L'Impegno Istituzionale e le Conclusioni

​Il percorso di Mizé non resta teorico, ma diventa azione concreta:

  • 1997: Entra a far parte del Tavolo delle Donne presso la Presidenza del Consiglio.
  • 2001: Riceve l'onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.
  • Il Ruolo Multiforme: La sintesi della sua identità — Donna, Moglie, Madre, Figlia e Migrante — che, nonostante la nostalgia e le barriere burocratiche, trova forza nell'interazione e nel sostegno ai più piccoli (Bambini di Boa Vista).
  • Conclusione: Il libro di Mizé è un viaggio che parte dal dolore personale per arrivare a un'energia collettiva, dimostrando che la migrazione, se vissuta con consapevolezza, è una risorsa inestimabile per la società intera.


Jorge Canifa Alves 


20/01/26


​✊ 20 GENNAIO: AMÍLCAR CABRAL VIVE NELLE NOSTRE AZIONI

​Oggi non ricordiamo solo un uomo, ma un’idea che non può essere uccisa. In questo 20 gennaio, come rappresentante del PAICV in Italia, onoriamo la memoria di Amílcar Cabral, il padre della nostra indipendenza e la bussola della nostra dignità.

​Cabral ci ha insegnato che la libertà non è un traguardo statico, ma un processo continuo di liberazione dalla fame, dall'ignoranza e dall'ingiustizia.

Amilcar Cabral


​🏗️ Oltre i Monumenti: La Politica del Popolo

​Cabral era un uomo di terra e di popolo. Egli non avrebbe voluto costruire monumenti costosissimi e sfarzosi, cattedrali nel deserto che celebrano il passato o se stessi dimenticando il presente e il popolo. 

​Il suo spirito pragmatico ci direbbe che il miglior modo per onorarlo oggi è:

  • Rafforzare i trasporti: unire le nostre isole e i nostri cittadini con infrastrutture efficienti.
  • Sconfiggere la povertà: mettere le risorse della nazione al servizio dei più deboli.

​Per Cabral, la sovranità ha valore solo se si trasforma in un piatto di cibo in tavola, in una scuola aperta e in una vita dignitosa per ogni capoverdiano.

​🇮🇹 La nostra missione in Italia

​Dalla diaspora, qui in Italia, il nostro compito è restare uniti. Non siamo solo custodi di una memoria, ma motori di progresso. Dobbiamo pretendere una politica che, come insegnava Cabral, "non dica bugie e non mascheri le difficoltà".

​Oggi non piangiamo un martire, ma rinnoviamo un giuramento: quello di mettere sempre il bene del popolo davanti a tutto.

Amílcar Cabral vive nel nostro impegno quotidiano!

Gloria eterna al nostro eroe! 🇨🇻

04/01/26

Colonnello Quaritch: Il Venezuela ha osato dire "NO"

PANDORA È SOTTO ATTACCO


Immagina il Venezuela come se fosse Pandora, il mondo rigoglioso di Avatar. In questo momento, quel mondo è sotto attacco, e non per caso.

​Ecco cosa sta succedendo, spiegato con i termini che conosci bene:

​1. L'Attacco della RDA (Le Grandi Potenze)

​Alle sette di stamattina, il Venezuela è stato colpito da esplosioni e blackout. Non è una "discussione tra politici", è un attacco militare vero e proprio. Perché sta succedendo? Proprio come la RDA voleva l'Unobtainium su Pandora, le grandi potenze (guidate dagli USA) vogliono il petrolio del Venezuela. Il Paese ha le riserve più grandi del mondo e ha deciso di tenersele per il proprio popolo invece di svenderle alle multinazionali. Questo, per i "Popoli del Cielo", è imperdonabile.

​2. La Resistenza dei Na'vi (Il Progetto Bolivariano)

​Anni fa, con Hugo Chávez, il Venezuela ha fatto come Jake Sully: ha detto basta alla sottomissione. Hanno cercato di dare dignità ai poveri, a chi era "invisibile", rimettendo al centro la propria terra. Difendere il Venezuela oggi è come difendere l'Albero delle Anime: significa difendere l'idea che un popolo possa decidere il proprio destino senza chiedere il permesso a Washington o ai mercati globali.

​3. La Guerra dell'Ombra: Sanzioni e Propaganda

​Prima delle bombe, hanno usato l'assedio. Hanno bloccato cibo e medicine (le sanzioni) per indebolire la popolazione, e ora usano quella sofferenza come scusa per attaccare, dicendo che lo fanno "per il bene della gente". Hanno persino usato il Premio Nobel come uno strumento di propaganda per dare un volto pulito a chi vuole solo distruggere il progetto bolivariano.

​4. Il "Colonnello Quaritch" della situazione

​In tutto questo, Donald Trump si muove come il colonnello Quaritch: non usa giri di parole o diplomazia. Va dritto al punto con la forza, il ricatto e la guerra. Per lui non contano i diritti umani, conta solo chi comanda e chi si deve sottomettere.

In breve: Il Venezuela oggi è come un clan Na'vi che ha osato dire "No" all'invasore. Per questo viene bombardato e affamato. Chi dice che è colpa loro mente: è una guerra per le risorse e per il controllo.


Il Venezuela ha scelto di non allinearsi e ora ne paga il prezzo. Per questo va difeso! Viva Bolivar!

XXXIII° ANNIVERSARIO DALL'INDIPENDENZA DI CAPO VERDE

XXXIII° ANNIVERSARIO DALL'INDIPENDENZA DI CAPO VERDE
J. Canifa Alves, l'On.le M. Monteiro, l'On.le Frias, l'On.le Sousa, rappresentante Caritas F. Pittau

Un libro può salvare la vita

  • edgar allan poe - racconti
  • Gabriel Garcia Marquez - Cent'anni di solitudine
  • Isabel Allende - il piano infinito
  • Luis Romano - famintos
  • Michael Ende - la storia infinita

MONDO MIGRANTE

Los Angeles – Charlize Theron è diventata cittadina americana. Ad annunciarlo la stessa attrice durante il David Letterman Show: “ho sempre desiderato essere cittadina americana, ma loro non volevano accettarmi… Ho dovuto studiare. Inoltre era difficile non pensare a qualche trucco all’esame, come quando a me, di madrelingua inglese e sudafricana, è stato dato un foglio e mi è stato chiesto di scrivere correttamente la frase: è una giornata di sole”.

Un premio Oscar all’ umorismo americano… ma si diamo loro anche un “Tapiro d’oro”.

Le rivoluzioni non necessariamente rappresentano delle soluzioni... sicuramente ti danno linfa vitale!

RAIZ-LONGE

RAIZ-LONGE
dietro: Benny Hopffer Almada, Giovanni Mone, Alfredo Pierantozzi; al centro: Marta Poretti, Viviana Alves, Jorge Canifa Alves, Cateline Hopffer Almada, Lorena Salvatori, Walter do Rosario; in basso: Hamdi Dahir, Linda Evora, Aderico Brito.