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04/03/26

Discorso per il Convegno di Lisbona

I Giovani capoverdiani come Protagonisti



"Buonasera a tutti i presenti. Sono Jorge C.A. e sono qui oggi per dare voce ai giovani, non come categoria astratta, ma come cuore pulsante e spesso inascoltato della nostra società. Non sono qui per parlare dei giovani, ma per parlare a nome dei giovani.

Oggi ci troviamo di fronte a un paradosso crudele. Condividiamo tutti lo stesso desiderio: arrivare in alto, raggiungere la vetta, realizzarci. Eppure, per troppi di noi, quel traguardo appare come un miraggio riservato a pochi eletti. Non è una questione di mancanza di talento o di forza di volontà; possediamo entrambi in abbondanza. Il problema risiede nell'assenza di percorsi accessibili. Spesso, proprio dove dovremmo trovare porte aperte e sostegno istituzionale, incontriamo barriere e indifferenza.

Il giovane di oggi vive una crisi profonda, sospeso tra due domande fondamentali: 'Chi sono?' e 'Dove sto andando?'. In questa ricerca di identità, molti di noi si ritrovano cresciuti da quella che definirei la 'baby-sitter Italia'.

È un’entità che ci circonda, ci istruisce, ci offre passioni e ci culla in un’illusione di appartenenza. Ci fa sentire protagonisti di un sistema che, in apparenza, ci veste e ci coccola. Ma una baby-sitter, per quanto presente, non potrà mai sostituire l’amore e la stabilità di una madre.

Il momento della verità arriva quando questa 'baby-sitter' ci ricorda bruscamente i nostri limiti: la mancanza di un lavoro dignitoso, l'assenza di tutele, la sensazione di essere stranieri in casa propria. Quando il sostegno viene meno, il giovane si ritrova privo di radici.

È in questo vuoto che nasce il rischio: la rabbia per le promesse mancate può trasformarsi in deriva sociale o delinquenza. Non è solo un fallimento individuale, è un danno all'immagine e al tessuto economico della nostra nazione. Un giovane che non si sente amato dalle istituzioni è un giovane che, col tempo, smetterà di amarle a sua volta, diventando un peso laddove avrebbe dovuto essere una risorsa.

Siamo qui a Lisbona per cambiare questa narrazione. Non vogliamo più essere 'affidati' a una gestione temporanea; rivendichiamo il diritto di essere figli legittimi del nostro futuro. Chiediamo che le istituzioni smettano di essere spettatrici e diventino complici della nostra realizzazione. Perché un giovane che trova la sua strada non è solo un successo personale, è la vittoria di un’intera comunità.

Grazie per l'attenzione."

da Appunti in Blu 2006

L'assedio alla prigione

 L'assedio alla prigione


Atticus Finch si trova di notte davanti alla porta della prigione per proteggere il suo cliente, Tom Robinson, da possibili violenze. Improvvisamente arrivano diverse auto da cui scende un gruppo di uomini (tra cui il signor Cunningham). L'atmosfera è cupa: gli uomini emanano un odore di "whisky e di stalla" e chiedono ad Atticus di farsi da parte.

Scout, Jem e Dill, che avevano seguito Atticus di nascosto, irrompono nella scena. Scout corre verso il padre pensando di fargli una sorpresa, ma si rende subito conto che la situazione è pericolosa. Nonostante l'ordine perentorio di Atticus di tornare a casa, Jem rifiuta di andarsene, capendo che il padre è in pericolo e restando fermo al suo fianco in segno di sfida e lealtà.

Mentre la tensione sale e gli uomini minacciano di usare la forza, Scout inizia a osservare i volti della folla. Riconosce il signor Cunningham, il padre di un suo compagno di scuola, e cerca di intavolare una conversazione amichevole con lui:

​Gli ricorda dei suoi problemi legali (la "successione") di cui Atticus si sta occupando.

​Gli parla di suo figlio Walter, definendolo un "bravo ragazzo".

​Cerca di essere educata, seguendo l'insegnamento di Atticus secondo cui bisogna parlare con le persone di ciò che interessa loro.

L'educazione di Scout e la sua naturalezza mettono in crisi la mentalità del "branco". Il signor Cunningham, colpito dal fatto che la bambina lo tratti come un individuo e un amico di famiglia, si vergogna delle sue intenzioni violente. Si abbassa al livello di Scout, la saluta e ordina ai suoi compagni di ritirarsi. La folla si disperde, la minaccia svanisce e i bambini salvano, di fatto, la vita di Tom Robinson e l'incolumità di Atticus.


1. Il potere dell'innocenza contro la violenza

​La critica più alta che si può fare a questa scena è come Harper Lee riesca a dimostrare che l'innocenza di un bambino è più potente dell'odio di un gruppo. Scout non usa la forza, ma la "normalità". Trattando il signor Cunningham come un vicino di casa e un padre, lo spoglia della sua maschera da "linciatore" e lo costringe a guardarsi allo specchio come uomo. È un momento di un'umanità straordinaria.

​2. La tecnica del "Punto di Vista"

​L'autrice è magistrale nell'usare la voce di Scout. Noi vediamo una scena potenzialmente mortale attraverso gli occhi di una bambina che non capisce il pericolo, ma nota dettagli piccoli e significativi: l'odore di whisky, i pantaloni di jeans, il disagio del signor Cunningham. Questo contrasto tra la gravità degli eventi e la semplicità del racconto rende la lettura ancora più emozionante e coinvolgente.

​3. Il valore della coerenza educativa

​Un altro aspetto positivo è la figura di Atticus Finch. In queste pagine emerge la sua integrità: non è solo un avvocato che difende un cliente, ma un padre che ha insegnato ai figli a "mettersi nei panni degli altri". La vittoria di Scout in questa scena è, in realtà, la vittoria degli insegnamenti di Atticus. Il libro ci dice che l'educazione e l'empatia sono le uniche armi efficaci contro l'ignoranza.

​4. Ritmo e Tensione

​Dal punto di vista stilistico, il brano è costruito perfettamente. La tensione sale gradualmente (l'arrivo delle auto, le voci basse, il rifiuto di Jem di andarsene) fino al culmine del monologo di Scout, che scioglie il nodo drammatico in modo inaspettato. È una scrittura che tiene il lettore incollato alla pagina.


XXXIII° ANNIVERSARIO DALL'INDIPENDENZA DI CAPO VERDE

XXXIII° ANNIVERSARIO DALL'INDIPENDENZA DI CAPO VERDE
J. Canifa Alves, l'On.le M. Monteiro, l'On.le Frias, l'On.le Sousa, rappresentante Caritas F. Pittau

Un libro può salvare la vita

  • edgar allan poe - racconti
  • Gabriel Garcia Marquez - Cent'anni di solitudine
  • Isabel Allende - il piano infinito
  • Luis Romano - famintos
  • Michael Ende - la storia infinita

MONDO MIGRANTE

Los Angeles – Charlize Theron è diventata cittadina americana. Ad annunciarlo la stessa attrice durante il David Letterman Show: “ho sempre desiderato essere cittadina americana, ma loro non volevano accettarmi… Ho dovuto studiare. Inoltre era difficile non pensare a qualche trucco all’esame, come quando a me, di madrelingua inglese e sudafricana, è stato dato un foglio e mi è stato chiesto di scrivere correttamente la frase: è una giornata di sole”.

Un premio Oscar all’ umorismo americano… ma si diamo loro anche un “Tapiro d’oro”.

Le rivoluzioni non necessariamente rappresentano delle soluzioni... sicuramente ti danno linfa vitale!

RAIZ-LONGE

RAIZ-LONGE
dietro: Benny Hopffer Almada, Giovanni Mone, Alfredo Pierantozzi; al centro: Marta Poretti, Viviana Alves, Jorge Canifa Alves, Cateline Hopffer Almada, Lorena Salvatori, Walter do Rosario; in basso: Hamdi Dahir, Linda Evora, Aderico Brito.